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ANTROPOLOGIA “Re dei
freak”, “Meraviglia delle meraviglie”, “La sfida della natura”,
“La meraviglia su tre gambe”, ogni superlativo viene utilizzato per
una delle più grandi vedette che le fiere, e gli show americani ed
europei abbiano mai presentato. L’uomo
a tre gambe diventa fiore all’occhiello dello spettacolo equestre di
Buffalo Bill, si esibisce in numerosi film e sulle piste di tutti i più
grandi circhi americani. La sua terza gamba, che si connetteva alla base
della colonna vertebrale, era non solo funzionante ma perfettamente
coordinata. Egli se ne serviva per giocare a calcio e per una serie di
giochi di destrezza sorprendenti. Frank diventa una figura simbolo:
l’assurdo per eccellenza, colui che non rientra nella norma. L’uomo a
tre gambe apre un’altra realtà. Con il suo equilibrio anomalo è in
qualche modo portatore di un valore diverso. A ben vedere Lantini
non è di per sé un menomato, anzi… Egli è autosufficiente e
articola perfettamente tutte le sue gambe. Il suo corpo, perfettamente
normale nella parte superiore, si biforca nella zona pelvica come se
avesse due trazioni alternative. Frank scivola in pista come un oscuro
presagio ma quando parte il movimento la fantasia prende a correre sulle
sue tre gambe e la repulsione diventa ammirazione. Il ghigno nervoso si
apre in un riso a perdifiato che monta fino a divenire un urlo estatico e
gli spettatori, che lanciano in aria il cappello di fronte alle sue
evoluzioni, si lasciano condurre stupiti oltre i limiti angusti del
tendone da circo. L’uomo a tre gambe è un dadaismo anatomico. La sua
mostruosità propone un tipo diverso di funzionalità del corpo umano
inteso come macchina perfetta e vertice della creazione. Frank incarna la
sfida. E lo stilista Kurt Seligman, vedendolo seduto sulle sue tre gambe,
come un treppiede, trae ispirazione per un’opera che presenterà
all’esposizione surrealista del 1938. La “meraviglia delle
meraviglie”, frattanto, cammina con coraggio sulle sue tre gambe. Le sue
appendici inferiori misurano rispettivamente 39, 38 e 36 pollici e Frank
ama ripetere “malgrado le mie tre gambe non ne ho neanche una para”. I
suoi piedi sono, invece, di misura praticamente identica e Frank che
compra le sue scarpe due paia per volta, usando tre elementi su quattro,
regala la scarpa in più ad un amico con una sola gamba. Certo,
quell’arto supplementare gli procura qualche fastidio. Lo costringe a
dormire sdraiato sempre sullo stesso fianco. Ma in fondo, malgrado tutto,
non lo fa sentire inferiore agli altri. Ciò nonostante giunge il momento
in cui decide di sbarazzarsene. Forse perché la libertà individuale è
fatta anche di anonimato. Frank si accetta mentalmente e riesce a
convivere con la sua malformazione piegandola alle sue esigenze ma non può
avere una vita sociale normale per una conformazione fisica unica che
ovunque lo identifica e lo espone agli altri. Ma i chirurghi consultati
sconsigliano l’operazione. La sua terza gamba è collegata alla colonna
vertebrale e il rischio di paralisi appare troppo elevato. E così il
“Re dei freak”, che nel frattempo si è sposato ed è divenuto padre
di quattro bambini, continua la sua carriera folgorante fino agli anni
’50 e diventa impresario di sé stesso girando il mondo con uno
spettacolo tutto suo. Ma la velocità di circolazione delle informazioni
è sempre più elevata e si profilano all’orizzonte show business e
sensazionalismo. La notorietà lo costringe a salvaguardare il suo
trade-mark quando un noto arredatore americano trae impulso dalla sua
figura per creare un tavolo sostenuto da tre gambe e posato su tre piedi.
Egli chiama il suo mobile “gueridon Lantini” ma una causa giudiziaria
lo costringe a rinunciare a questo nome. Infine, nel ’52, Frank Lantini
prende la decisione di ritirarsi dal mondo dello spettacolo e si
stabilisce in Florida dove trascorre gli ultimi anni della sua vita.
Quella terza gamba, fonte di tante sofferenze, gli ha donato ricchezza e
celebrità. E se Frank
Lantini fosse vissuto ai nostri giorni? Forse non sarebbe mai nato,
smascherato prima del suo arrivo da una semplice ecografia. Ma supponiamo
pure che fosse nato e sorvolando sulla bioetica facciamo un balzo in
avanti di oltre cento anni non senza una doverosa premessa: a tutt’oggi
esistono persone che i bambini li fanno nascere e subito dopo li buttano
nei cassonetti dell’immondizia. Vivi, ovviamente. Ma torniamo a Frank.
La società attuale consentirebbe a sua madre di rispettare un legame che
è viscerale e di tenerlo con sé. Come può fare una madre, superato il
primo momento di rifiuto, quando prende fra le braccia il figlio e si
accorge che risponde alle sollecitazioni. Frank avrebbe la possibilità di
ricevere affetto e non verrebbe esposto in nessuna fiera. I suoi genitori,
allertati dalla diagnostica prenatale, lo attenderebbero muniti di
psicologia. Medici appassionati pianificherebbero per lui un percorso di
interventi chirurgici e riabilitazione osservandolo, come un Houdini
svelato, mentre compie spericolati movimenti nel pancione di mamma. Alla
fine del secolo scorso, per ovvi limiti, si pensava più a studiare che a
curare e la via che conduce all’accettazione di sé era l’unica
percorribile per chi aveva la sorte di nascere diverso. Oggi, con la
microchirurgia, in molti casi di malformazione si può intervenire anche
se il rischio rimane. Nel caso di Lantini l’organismo si è
presumibilmente adattato alla terza gamba provocando uno spostamento delle
strutture, ossa e muscoli, contigue. Con un intervento chirurgico non
risolutivo potrebbe avere problemi di equilibrio o compromettere la sua
funzionalità. Quel che è certo è che nascendo oggi Frank Lantini
passerebbe gran parte della sua vita negli ospedali inseguendo la normalità.
Obbligato a covare dubbi angosciosi sul modo migliore per raggiungere la
felicità, sempre in bilico fra l’accettazione di sé e il tentativo di
acquisizione dell’omologazione. Ma queste
sono solo ipotesi. Ci dicono qualcosa sulla mutata composizione culturale
dell’umana società e non ci dicono nulla di più sulla mostruosità,
sul perché delle esistenze diverse e sul ruolo ad esse assegnato dalla
natura che non lascia nulla al caso e che pure le crea.
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