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Il Raffa Day: Raffaella Carrà, 70 anni nazionalpopolari

  • 13 giugno 2013
  • 13:31

ROMA – Una vita italiana in cui la popolarità non ha mai nemmeno lambito la volgarità. Questo nelle scelte artistiche, professionali e personali. Raffaella Carrà – al secolo Raffaella Maria Roberta Pelloni – è ancora il vessillo discreto di un’Italia provinciale e confessionale, emigrante e osservante, caciarona ma con un recondito senso della dignità.

raffaella-carraBolognese, discende da un brigante cantato dal Pascoli (Stefano Pelloni), impara presto e bene il manuale Cencelli dello spettacolo e con accortezza vagamente democristiana si districa fra paillettes e telefunzionari senza usare i gomiti ma nascondendo il pugno della sua proverbiale determinazione in un guanto di velluto e in un caschetto biondo. Caschetto figlio della Simone Signoret de “Il casco d’oro” che pure aveva ispirato la Caselli. Ha amato Gianni Boncompagni e Sergio Japino, ha fatto programmi simbolo del varietà, ha duellato con Mina in “Milleluci”, ha esaltato i legumi con estenuanti calcoli fagioleschi in “Pronto Raffaella?”, ha arginato Pippo Baudo, ha evitato Mike Bongiorno e Maurizio Costanzo, ha simpatizzato con Corrado, è stata quasi glam-rock in “Rumore”, è stata ed è un amatissima icona gay, con Enzo Paolo Turchi si è sostituita (nientedimeno) a Wilhelm Reich sdoganando le polluzioni italiche al ritmo del Tuca Tuca, ha imposto la sua sensualità materna aggirando gli scollacciamenti da rotocalco, ha pregato e mai supplicato, cattolica non fervente, ha recitato malissimo in qualche film, ha lanciato con qualche torto Alessandro Greco, promessa non mantenuta di “Furore”, non si è mai presa sul serio per essere amata da quasi tutti sul serio, ci ha fatto compagnia senza metterci in croce.

Rimane l’esempio aggraziato di un mondo dello spettacolo ormai finto: meritocratico e lottizzato al tempo stesso. Ma i meriti sono tutti suoi.
(V.P.)


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