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TEATRO

Alejandro Jodorowski, il teatro panico e gli atti psicomagici prescritti a Vittorio Gassman

  • 12 settembre 2014
  • 12:25

BOLOGNAÈ il febbraio del 2001. Siamo al Teatro delle Celebrazioni, a Bologna. C’è molta attesa. Siamo qui per vedere lo spettacolo di uno dei più grandi registi e attori moderni, Alejandro Jodorowsky. Io sono emozionato. Ho già letto qualcosa di jodorowskiJodorowsky. Per la precisione “Psicomagia, una terapia panica”. Non sono del tutto impreparato a quello che mi si presenterà sulla scena. Ho visto altri spettacoli, ma una cosa del genere non l’avevo mai neppure immaginata. È qualcosa di molto, molto originale. Sul palco salgono gli attori, prima a uno a uno poi tutti insieme. Ci sono due bellissime attrici. Gli attori sbattono costantemente i piedi sul tavolo. Deve essere il loro modo per esorcizzare paure e dolori ancestrali.

Lo psicomago Jodorowsky dà ai suoi pazienti dei consigli davvero “strambi”, per usare un eufemismo. Il nostro è un epigono alquanto “eclettico” del surrealismo. Non posso certo dimenticare gli atti psicomagici che ha dato a Vittorio Gassman. Gli disse di scannare una gallina e di versare il sangue sulla tomba della madre. A questo atto di psicomagia, Gassman si oppose dicendo semplicemente: “Ma io sono Gassman!” Jodorowsky ha detto che Gassman non è guarito proprio perché lui era particolarmente legato alla sua immagine di uomo “famoso”, diciamo così a quello che la sua fama aveva creato come personaggio.
 Ad un altro che aveva problemi di soldi Jodorowsky aveva consigliato di incollare due monete da pochi centesimi sotto le suole e di fare una passeggiata. Nel corso della passeggiata non avrebbe dovuto voltarsi indietro nell’eventualità che avesse perso le due monete.
 Questi non sono che due esempi della sterminata serie di atti psicomagici che Jodorowsky ha dato ai suoi pazienti.

E lo spettacolo ispirato all’opera panica verte appunto sull’esperienza del “sentimento” panico. 
Proprio questo scalpitare costante dei piedi sul palco dà il senso della pièce. Mi viene in mente un film di Rainer Werner Fassbinder, “La paura mangia l’anima”. E, in effetti, qui è proprio la paura che si vuole scacciare.

Le parti recitate sono davvero pochissime. Trattasi in realtà di uno spettacolo di teatro d’avanguardia. Forse influisce sull’evento anche il fatto che il nostro è stato un grande sportivo. Tra i vari sport che ha praticato, oltre al calcio c’è da segnalare soprattutto il karate, disciplina nella quale è arrivato a diventare cintura nera.

C’è tutta la poetica di Alejandro Jodorowsky in questo spettacolo. Tutta la sua vicenda umana e personale che si rifà ad un semplice motto: “Il corpo è un tempio”. È proprio questa ricerca dell’armonia primigenia fra spirito e carne che muove la ricerca teatrale e artistica in senso lato di Alejandro Jodorowsky.
(Ivan Fiorentino)


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