COS'È STORIE


Storie nasce nel 1988. Dopo un’infanzia sofferta fra edicola e libreria, rinasce
nel 1992 con un sottotitolo eloquente ­– idee, idiozie, idiomi – e con uno strillo
che pone un principio, "questa rivista non serve a niente se non siete curiosi".
Ma curiosi sempre, non della rivista in sé.

Storie, dunque, racconta la scrittura indagandone gli aspetti più spontaneamente
innovativi. Lo scopo è quello di presentare autori affermati come pure scrittori
di origini non necessariamente letterarie oppure trascurati dalla nostra editoria
attraverso narrazioni inedite con in margine note e interviste sulle tecniche
di scrittura.

Una rivista aperta alle contaminazioni linguistiche, al ruolo ideologico della
letteratura, fedele a una visione autenticamente "crossover" della scrittura.
Una sorta di educazione sentimentale punk rivolta a una generazione di lettori priva
di proverbi e di dogmi. Quindi di radici precise.

Per questo, su Storie appaiono scritti inediti di scrittori contemporanei
(Raymond Carver, Joyce Carol Oates, Haruki Murakami, T. Coraghessan Boyle,
Giuseppe Pontiggia, Carlo Lucarelli, Niccolò Ammaniti, Alessandro Bergonzoni) 

e anche di altri "professionisti della parola" come musicisti (Robert Fripp dei 
King Crimson, Thurston Moore dei Sonic Youth , Eugenio Finardi, Teresa De Sio)
e cineasti (Francesco Rosi, Volker Schlöndorff, Kevin Smith).


Tutto questo è stato riassunto da Lucio Caracciolo su L’Espresso in 7 buone
parole: "Storie è una rivista di eccentrica serietà".




Storie nel corso del tempo. Dal 1988 a oggi.

Perché Storie. Storie vive la letteratura come espressione della società 
che la produce. Come ricerca. Come antidoto alla solitudine dell’intellettuale
avvitato su se stesso. Come grimaldello per scardinare ermetici salotti
culturali. Come detonatore di prese di coscienza. Come radice di un
viaggio fra le differenze.

Questo spiega la scelta di pubblicare la rivista in una edizione bilingue 
(italiano-inglese) capace di proiettare la nostra scrittura in uno stimolante
confronto internazionale. Di qui rubriche attente al nostro patrimonio politico
e culturale (The no comprendo, Prodotti tipici, La recenseide, SopraNnomen
omen) e spazi più deliberatamente dedicati a idiomi e umori globali (Frenzy,
Literabilia, The Recenseide).

Probabilmente, l'unica maniera di fare una rivista letteraria è che partecipi
alla realtà partendo da una domanda facile facile: chiedersi non tanto perché
la si realizza ma per chi.
Su Storie leggerete di terre, venti e fuochi vicini e lontani capaci di dimostrare
che la cultura non è una bensì trina, molteplice. 

E che, soprattutto, non fa rima con paura.


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