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Un altro anno di Italia: dalle forcine ai forconi

ITALIA – Il XX secolo che si chiude con la morte di Nelson Mandela. John Fitzgerald Renzi – nuovo dj del Pd – che arriva a Roma e chiede a chiunque “dov’è la festa?” tranne che a Fassina. Berlusconi che tramonta fra colpi di coda e diserzioni, eppure siamo ancora schiavi della sua agonia. Il discorso di fine anno di Napolitano doppiato da Beppe intanto-dicembreGrillo che continua a invocare le sue dimissioni: chi resta è scaduto. Il terrificante simbolo del Nuovo Centro Destra che sembra uno shampoo. La patetica tenzone delle primarie leghiste con Salvini e Bossi a fare le ultime ruote del Carroccio, ruote sgonfie. L’Italia incostituzionale. L’Italia preterintenzionale. L’Italia venale. L’Italia banale. L’Italia meno male. Berlusconi che parla di rivoluzione con un background che grida vendetta. La protesta do cojo cojo dei Forconi che annaspa nella solita antipolitica. Ai talk show si fanno largo novelli tribuni della plebe – operai, sindacalisti, piccoli imprenditori – che sembrano attori, convinti che la politica spettacolo vada combattuta con la protesta spettacolo: vecchia storia, vecchie idee. La casa de Il Grande Fratello che va a fuoco è il modesto ma altrettanto metaforico crollo della casa Usher di questi tempi: un Dio c’è. L’incomprensibile moviola alla radio (!) di Filippo Grassia, un vero e proprio lutto razionale. Il tradizionale raccapriccio alla vista di una luna disegnata al posto della lettera “c” nel logo del “Sottovoce” di Gigi Marzullo. Quello che dice che è un “fans” di qualcuno. Quelle che manco hanno cominciato a fornicare in pubblico e già si fanno chiamare pornostar. Quello che si è laureato con una tesi sul Gioca Jouer. Quello che minaccia un voto a Scelta Civica se Piccinini dice ancora una volta “sciabolata”. Linus che a Il Grande Cocomero su Rai2 invita gli sportivi che vorrebbe essere. I programmi radiofonici che mettono una canzone e si guardano bene dal dirti chi caspita canta. La visione bruscamente interrotta del film “Mi rifaccio vivo” di Sergio Rubini al solo comparire di Gianmarco Tognazzi che fa il siciliano. La parola chiave del calcio parlato: “importante” (un risultato importante, un giocatore importante, un’azione importante e via ripetendo); pare sia stata “inventata” da Marcello Lippi, uomo dal lessico corto. Il perverso conforto di sapere che se le spari grosse puoi sempre diventare una statuina del presepio napoletano.

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