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STORIA

Joseph-Ignace Guillotin: il progressista che (non) inventò la ghigliottina

  • 20 aprile 2016
  • 16:21

I metodi terroristici a cui ricorre l’ISIS sono figli
della Rivoluzione francese
. Durante il cosiddetto
periodo del Terrore Robespierre ha ordinato la distruzione
dei simboli dell’Ancien Régime (come hanno fatto gli uomini
del Califfato nei siti archeologici di Palmira) e l’uccisione
per decapitazione di oltre 15mila dissenzienti (come fa
lo Stato islamico con gli infedeli, spesso in diretta web).
E pensare che il simbolo dell’orrore giacobino, la ghigliottina,
nasconde presupposti in qualche modo “umanitari”.
Nelle intenzioni di Joseph-Ignace Guillotin (medico e politico
progressista francese da cui il macabro strumento ha preso
il nome), doveva essere infatti un metodo per non far
soffrire i condannati, spiega
PIERDAVID PIZZOCHERO

 

La nutrita filmografia sulla Rivoluzione Francese rievoca la ghigliottina come la macchina dei momenti più cruenti, specie nella fase del Terrore. Eppure, scoprendo la storia di questa parola, ci si potrebbe persino stupire di quali sono i significati che si nascondono, ben mimetizzati nel tempo, dietro la creazione di un neologismo dell’epoca. E forse, la percezione di strumento barbaro che ne abbiamo sfumerebbe.

joseph-ignace-gillotin

Per Joseph-Ignace Guillotin la pena capitale doveva essere eseguita nel modo più rapido e indolore possibile, con un “semplice meccanismo” che lui stesso descrisse in un paio di occasioni con parole che attirarono su di lui lo scherno dell’opinione pubblica e della stampa: “La lama cade, la testa è tagliata in un batter d’occhio, l’uomo non è più. Appena percepisce un rapido soffio d’aria fresca sulla nuca” (riportato da Lehodey de Saultchevreuil). E poi: “Con la mia macchina, vi faccio saltare la testa in un batter d’occhio, e voi non soffrite” (da Le Moniteur)

Nell’Ancien Régime, la pratica per la quale qualcuno (re, clero e nobilastri vari), poteva uccidere qualcun altro, era lecita. Non solo: era considerata cosa giusta che il qualcuno in questione potesse anche scegliere il modo più gustoso – gustoso per lui – per far morire gli altri. E così, secondo i gusti, si poteva variare: dal sistema della ruota alla lenta agonia della gogna, dalla forca al riempire di piombo fuso le orecchie del condannato. Il diritto a uccidere era pratica consuetudinaria in più casi. Qualche esempio? Streghe, sodomiti, eretici, domestici che derubano il padrone, disertori sia in tempo di pace che di guerra e tutti quelli che insultano i re, dai librai che vendono libri vietati ai tipografi che ne stampano.

Mentre oggi, tramite una serie di giudizi di valore, si potrebbe argomentare l’opposizione tra i favorevoli e i contrari alla pena di morte come un’antinomia tra progresso e regresso, ieri la gamma delle possibilità era molto più ristretta. In quel contesto non era in questione la pena di morte in sé; l’antinomia era semmai immaginabile tra il morire soffrendo tanto e il morire soffrendo poco. Chi si schierava a favore della prima, era un conservatore, chi a favore della seconda, un progressista.

Tra i “progressisti” si segnalò il Dottor Joseph-Ignace Guillotin, eletto all’Assemblea nazionale per il Terzo stato dal quartiere Saint-Honoré, quartiere per il quale redasse anche un cahier de doléance. La ghigliottina deriva dal suo nome. La sua “colpa”? L’aver proposto un progetto di legge per una pena di morte meno atroce e soprattutto uguale per tutti. Senza distinzioni di rango.

Ma come si arrivò a chiamarla così? Guillotin, in quanto medico, professore di anatomia al Collège de France, sapeva che, in quel momento, in Germania si producevano le macchine per decapitare più efficaci e meno dolorose. Meno dolorose perché istantanee. Si limitò a proporre l’importazione di tale macchina cercando di spiegarne i benefici in rapporto ai metodi del passato. La macchina tedesca non è poi altro che il perfezionamento della mannaia, strumento di cui si attesta l’esistenza già nella Napoli di fine Cinquecento sotto il nome di “mannara”.

Il profilo che ne esce è dunque quello di un tecnico riformista, non di un inventore sanguinario. Inoltre, la battaglia parlamentare che Guillotin condusse in Assemblea durò ben due anni. La sua proposta fu a lungo avversata soprattutto dai monarchici, affezionati ai metodi tipici del vecchio mondo feudale. Infatti proprio un giornale filo-monarchico dell’epoca, Les Actes des Apôtres, propose la “dénomination douce et coulante de guillotine” (denominazione dolce e scorrevole di ghigliottina).guillotine

Perché la ghigliottina è al femminile? Sembra derivare da “the maiden”, “la damigella”. Così la soprannominarono in Scozia, durante la guerra di religione del sedicesimo secolo. Inoltre c’è un’assonanza tra Guillotine e machine (macchina, a sua volta femminile) nella “ine” finale che quasi incita all’invenzione del neologismo, semplicemente assimilando Guillotine alla macchina stessa. Un allargamento dello spettro semantico in grande stile. Da un cognome al nome di uno strumento per uccidere. Su questa assonanza sapevano giocare bene gli autori de Les Actes des Apôtres che pubblicarono addirittura una poesia con la rima machine-guillotine, che satireggiava contro di lui: et sa main/ fait soudain/ la machine/ qui simplement nous tuera,/ et que l’on nommera/ Guillotine (E la sua mano/ costruisce all’improvviso/ la macchina/ che ci ucciderà semplicemente/ e che si chiamerà/ Ghigliottina). Quasi per punire il Dottor Guillotine si affibbiò addirittura allo strumento necessario a effettuare la sua riforma. E così il nome di Guillottin passò agli Annali, non come sostenitore di quella legge, ma piuttosto come apparente inventore di una macchina che non inventò affatto.

L’aristocratico inglese Sandwich, infastidito dal dover interrompere le partite a carte per mangiare a tavola ordinò al suo maggiordomo di portargli sul tavolo da gioco un più pratico panino farcito a più strati: in questo caso fu comprensibile chiamare il sandwich in tal modo. Invece Guillotine, che c’entra’? Al momento, su molti dizionari europei, dal francese Petit Robert al nostrano Zingarelli, permangono il sostantivo ghigliottina e, come derivato, il verbo ghigliottinare. “Chi parla male, pensa male” e ricorda male…
(Pierdavid Pizzochero)


Da Storie 26/1997 – La sosta

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