rivista internazionale di cultura

STORIA

Dov’eri quando moriva Falcone: 40 racconti per non dimenticarlo

  • 23 dicembre 2015
  • 12:28

L’Italia lì fuori
Marcellina (Roma). 23 maggio 1992. Ore 18.10. Siamo seduti a terra, per vezzo e necessità: il pavimento è fresco e questo giorno di maggio caldo e luminoso. Stiamo tra il divano e il tavolo, nella sala che separa la cucina dal bagno in un appartamento incastrato tra vecchie case che salgono verso il fianco verde e brillante della montagna. La porta che conduce sul balcone, da cui una piccola rampa di scale scivola nel giardino, è aperta. Abbiamo cose da dirci legate a qualche gioco da fare o da finire. Dodici anni io, dieci, otto, sei gli altri. Impariamo, forse per la prima volta, che i conti non tornano mai e le emozioni si intromettono ad alterare progetti, anche se si tratta di giochi e le regole sono stabilite. Per fortuna che poi si ricomincia daccapo, con la stessa voglia e la fantasia che spinge e batte il tempo. Le voci degli adulti arrivano a ondate. Sono disordinate tanto quanto le nostre. In cucina due nonne riempiono brocche. Qualcuno entra in bagno, invitandoci a non litigare. Poi all’improvviso, stagliandosi sul fondale luminoso della porta, Luciano, anziano pittore, irrompe in casa e dice: hanno ammazzato Falcone! Tacciamo. Le cose degli adulti sono sempre più gravi, pesanti e necessarie delle nostre. Impariamo in pochi secondi il senso della parola mafia. Le nonne si portano le mani ai capelli. Sarà amico di famiglia questo Falcone? C’è un’Italia che ancora non conosciamo lì fuori, fatta di azioni importanti e conseguenze. Non si gioca tutta la vita, prima o poi sarà necessario prenderne atto. Anche se, a guardare l’espressione di Luciano, prendiamo coscienza che i conti continueranno a non tornare. Intanto l’emozione s’allarga, insieme al silenzio.
Gabriele Salvatori

Io con i carabinieri ci giocavo
Quando ammazzarono Giovanni Falcone avevo nove anni. Andavo in IV elementare. Allora non capivo perché dal centro storico, con mamma e papà, non ci passavamo quasi mai. Sembrava un posto brutto e poco interessante, eppure dalla macchina io li vedevo i bambini che giocavano a incastrarsi il pallone nelle marmitte, e piazza Marina non mi pareva poi così male.
Non capivo neanche perché, ogni tanto, nella palazzina accanto alla mia, c’erano i carabinieri a presidiare l’entrata. Io con i carabinieri ci giocavo, mi aprivano pure il portone quando non avevo voglia di fare il giro dall’altro lato. Una volta ho anche fatto “pem pem!” a uno di loro. Quello ha finto di essere stato colpito e ha reclinato la testa.
Il giorno della strage di Capaci non ricordo dov’ero né cosa provai. Ricordo vagamente immagini confuse, gente che scava, telegiornali, mia madre che stira davanti alla televisione, sgomento e scanto di guerra, di non sapere come proteggerti. Ricordo anche che, qualche mese dopo la strage, mia sorella e io andammo ad azziccare il nostro pensiero nella corteccia dell’albero Falcone, in via Notarbartolo, dove, da anni, si accumulano testimonianze e disegni, proprio sotto casa del giudice.
Quello che non potrò mai scordare è il segno di vernice rossa sul guard rail della Palermo-Capaci, tracciato nel punto esatto dove è avvenuta l’esplosione. Un semplice segno rosso che mi raggelava il sangue ogni volta che ci passavo davanti, andando e venendo dall’aeroporto.
Oggi, al suo posto, c’è un monumento istituzionale con data, nome delle vittime e un bel simbolone dello Stato italiano, molto meno incisivo.
Alessandra Solito

Mia nonna era venuta a Padova
Nel 1992 la mia famiglia si trasferì per lavoro a Padova. Venivamo dalla provincia di Brindisi, io avevo 10 anni. Quell’anno vidi mio padre e mia madre versare lacrime e speranze per lo scioglimento del PCI e per la morte di Falcone.
Intanto a Padova cresceva la Lega, e io provavo a fare amicizia con i nuovi compagni di scuola.
Sentii della bomba e della morte di Falcone in tv. Ero con mia nonna che era venuta a Padova con noi portandosi dietro un tavoliere per fare la pasta, che si era “imbarcato” e che lei voleva provare a raddrizzare.
Quel giorno mia madre stese un lenzuolo bianco dal balcone. Senza parole, perché le parole non c’erano.
Poco dopo tornammo in Puglia, e mia madre organizzò nel nostro paese di poche migliaia di persone, una marcia delle donne in nero contro la mafia. Io ero una bambina abituata ai colori che nel suo vestitino scuro stava imparando la tinta del coraggio.
Mia nonna poi ce la fece ad aggiustare il tavoliere. E fu l’unica cosa che tornò apposto in quel lontano 1992.
Dopo vent’anni un’altra bomba. A Brindisi, a due passi da casa.
Questa volta io sono lontana dalla mia famiglia e dalla mia comunità. E nella solitudine metropolitana mi faccio le stesse domande di quando avevo 10 anni. Con la paura di conoscere le risposte, ma con la fiducia di saper ritrovare sempre quella tinta del coraggio che la mia famiglia mi ha insegnato a riconoscere.
Diana Ligorio

Un matrimonio a Ischia
Io ricordo come se fosse ieri quella tragedia che ha segnato così profondamente la storia d’Italia. Ero ad un matrimonio ad Ischia, avevo 13 anni ed avevo trascorso una splendida giornata tra l’allegria dei festeggiamenti, la gioia degli sposi e la felicità di parenti ed amici. Mentre stavamo ritornando a Procida sull’aliscafo il fragore delle risate all’improvviso diventa un tombale silenzio, tutti i passeggeri guardavano attoniti e ammutoliti un televisore, sul quale stavano trasmettendo gli aggiornamenti del Tg sulla strage.
Pasquale De Candia

C’era il sole quel pomeriggio
Ero a casa, lo seppi dal telegiornale. Piansi. Mi venne in mente che quel pomeriggio c’era il sole. E, istintivamente, pensai che mentre fissavo il sole, stava accadendo qualcosa di terribile, lontano da me. In quel periodo seguivo il Costanzo Show dove Falcone era spesso ospite per parlare di mafia. Ricordo anche le polemiche che seguirono perché Rai1 non modificò i palinsesti quella sera, mandando regolarmente in onda il varietà previsto con il disappunto anche del conduttore (mi pare fosse Frizzi) che dichiarò che avrebbe preferito che la trasmissione fosse sospesa. Almeno quella maledetta sera.
Anna Maria De Bernardinis

La voragine e i Queen
Avevo 13 anni quando uccisero Falcone e, quello stesso 23 maggio, persero la vita in un incidente anche due ragazzi del mio stesso paese: ancora oggi quando penso alla strage di Capaci non posso fare a meno di pensare anche a loro. Mi fecero profonda impressione due cose di queste morti: la voragine lasciata dall’esplosione e Innuendo dei Queen che continua ad uscire dal mezzo dei ragazzi appena dopo l’impatto.
Elena Cicalini

Una corsetta
Ero una ragazzina. Tornavo da un corsetta mattutina. Mia madre era sul balcone a stendere i panni e aveva la televisione accesa. Io mi ero sdraiata a terra per fare qualche esercizio di ginnastica, quando all’improvviso appresi dal telegiornale la notizia. Un gelo, un buco nel cuore, le gambe pesanti e una profonda disperazione per aver perso un uomo che non conoscevo personalmente ma conoscevo nel cuore. Ancora oggi provo un grandissimo dolore, non so come descrivere il perché di questo grande vuoto… vorrei poterlo spiegare a mia figlia, ai miei amici, parenti, ma non ho trovato ancora le parole. Vorrei dire solo GRAZIE a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini e donne della scorta e che Dio vi benedica.
Marta M Wolf

C’era Frizzi in tv
Se non sbaglio era un sabato sera, io mi stavo preparando per uscire con le amiche. Era una bella serata di primavera. C’era Frizzi in tv con il suo show del sabato sera, giacca bianca e occhiali con lenti 14 pollici. Ricordo la faccia contrita quando disse che il programma sarebbe andato in onda lo stesso, ribadendo retoricamente “The Show must go on”. Quando uscii mi resi conto che non sarebbe stato un sabato sera come gli altri. Non c’era la solita spensieratezza. Noi quindicenni comunque percepivamo quell’aria pesante, densa di preoccupazione, trasudante d’angoscia.
Enza A. Moscaritolo

Da Manzoni a Sciascia
Ho ancora vivido il ricordo di quello che successe il lunedì a scuola. La nostra insegnante di lettere al Liceo interruppe la lezione che prevedeva la canonica lettura de “I Promessi Sposi” e tirò fuori dalla sua borsa il libro di Leonardo Sciascia, “A Ciascuno il suo”. Lesse la quarta di copertina e subito dopo iniziò un’assemblea di classe straordinaria. Alla fine della lezione ci chiese di leggere attentamente il libro di Sciascia e di fare una tesina per il giorno dopo. Io fui talmente preso dal libro di Sciascia che mi procurai anche il film che ne aveva tratto Elio Petri, quello con Gian Maria Volonté nel ruolo del professore. Lo vidi insieme ai miei. E mentre lo vedevamo mia madre non poteva fare a meno di notare la somiglianza del mio carattere con quello del professore.
Ivan Carmelo Fiorentino

Ci saremmo sposati dopo una settimana
Mi trovavo a casa di amici per un compleanno, io e la mia futura moglie ci saremmo sposati dopo una settimana, il 30 maggio 1992. Quella sera mi pareva interminabile, avrei voluto ritornare a casa, i commenti i più disparati, quando invece avrei voluto condividere, in silenzio con la mia ragazza, quei momenti terribili che sicuramente avrebbero segnato anche la nostra vita insieme, forse, anche da genitori. Più tardi, sotto casa della mia ragazza dedicammo un abbraccio alle vittime, e senza parole dedicammo ai nostri figli, che sarebbero venuti dopo, un pensiero solo: ricordare, sempre! L’estate scorsa mio figlio, all’età di dodici anni, ha letto il libro “Per questo mi chiamo Giovanni” ed ha capito perché il suo papà è impegnato in città a promuovere la bellezza con una libera associazione d’artisti e creativi nei quartieri, del centro storico come della periferia umanamente più depressa! La città? Caltanissetta.
Michele Mich Lombardo

Dopo un esame
Primo pomeriggio di mare. Ero tornato dall’università dopo un esame e mi ero riempito gli occhi del sole di Le Castella (Kr) e le narici di salsedine. Quindi il rientro a casa, l’accensione della Tv e lo sgomento.
Francesco Ciccio Rizza

Era saltata in aria l’autostrada
Era sabato pomeriggio; stavo uscendo con un gruppo di amici. Le notizie arrivavano confuse: uno di loro ci informò che era saltata in aria l’autostrada. La notizia ci colpì tutti profondamente. A tutti era noto l’impegno di Giovanni Falcone, per noi palermitani specialmente era il simbolo della Palermo migliore, onesta, coraggiosa. Un servitore dello Stato nel significato più nobile e straordinario. Servitore, non servo. Per me è impossibile dimenticare; oggi vivo vicino al luogo della strage, vedo l’obelisco in memoria, la casupola da cui è stata azionata la bomba. Insegno ai miei figli a non dimenticare, a commemorare un nostro eroe, le cui parole, ascoltate a distanza di vent’anni, lasciano ancora un segno profondissimo e una speranza.
Cristina Costa

Leggendo
Sinceramente non ricordo cosa stessi facendo quel giorno ma so che da quel momento ho cominciato a interessarmi della questione mafia leggendo e documentandomi. Ho letto il libro di Falcone “Cose di cosa nostra” e una sua frase è diventata parte del mio mondo: “NON IMPORTA AVERE PAURA O NO, L’IMPORTANTE È IMPARARE A CONVIVERE CON LA PAURA, NON FARSI FERMARE”.
Maria Maddalena Mangione

Rimasi in piedi davanti al telefono
Ero appena tornato a casa. Telefonai al mio amico Michele Nania, giornalista de La Sicilia per prendere accordi per una immersione l’indomani. Mi rispose concitato dicendo che non poteva parlare al momento, perché “pare che abbiano ammazzato il Giudice Falcone con una bomba…”, era appena accaduto e la redazione era in subbuglio. Riattaccai e rimasi in piedi davanti al telefono. Mia moglie mi chiese che fosse successo. Ma non avevo voglia di parlare. Accesi la tv.
Lucio Lanza

Il corso pre-matrimoniale
… mentre la notizia si propagava alla velocità della luce, come solo le pessime notizie sono in grado di fare, e montava dentro tutti noi la rabbia e lo sdegno, stavo recandomi in chiesa con quella che sarebbe poi diventata mia moglie, per l’ennesima “puntata” del canonico corso pre-matrimoniale, e ricordo di aver pensato: “come posso mai immaginare di mettere al mondo dei figli, in mezzo a tanta barbarie…”
Carlo Almoflero

Le lacrime di mia madre
Avevo quattro anni e ho dei ricordi piuttosto vaghi. Ciò che mi è rimasto impresso sono le lacrime di mia madre appena ebbe appreso la notizia.
Lilith Burton

Le mani nei capelli
Avevo 13 anni ed ero appena tornata con i miei a casa. Era un sabato pomeriggio e come mia abitudine avevo acceso la tv e c’era un’edizione straordinaria del tg… Ricordo i miei che con gli occhi lucidi si guardarono e si misero le mani nei capelli…
Chiara D’Amico

Un paio di orecchini
Saputo dalla radio di un negozio di Roma. “Cioè… è appena saltato per aria un magistrato e per me è un problema scegliere un paio di orecchini?” (questo, pensai. Decisi di comprarli lo stesso. Trovai una custodia. E capii al volo che non li avrei mai indossati)
Tiziana Pavone

Mi era appena nato un fratellino
Un misto di gelosia e felicità abitava la mia persona. Avevo quattro anni e mi era appena nato un fratellino. Ricordo vagamente l’odore dell’ospedale e il colore verde acqua della parete nella stanza dove mamma, guardando papà con gli occhi sbarrati gli urlò: “quando è successo?!” Non ricordo le battute che si scambiarono, io li guardavo agitare le mani e scuotere il capo.
Nadia Palermo

Giardinaggio e pulizie
Mi trovavo a Nicolosi, presso la casa in campagna che poi divenne la mia casa coniugale, stavamo facendo giardinaggio e pulizie varie, quando sono stato avvertito dai vicini di casa, amici peraltro, che mi hanno riferito che a Palermo era saltato in aria il tribunale, poi ho acceso la Tv e ho visto quello che non volevo mai vedere…
Enzo Sanfilippo SantoUomo

Ci rincorrevamo sulla sabbia
Ero piccolissima ma ricordo che mi trovavo nella casa al mare dei miei zii nei pressi di Messina: gli adulti chiacchieravano sotto il sole di maggio mentre noi piccoli ci rincorrevamo sulla sabbia. Allegria. D’improvviso vediamo la gente in spiaggia raccogliere le cose di fretta. Sgomento sui volti. Apprendiamo la notizia. Silenzio. Ero una bambina, ma ricordo che fu la prima volta che vidi mia madre piangere. Sarà per questo che non l’ho dimenticato.
Erika Magistro

Aspettavo la mia migliore amica
Avevo quasi 13 anni. Ero a casa mia, a Palermo. Quel giorno la mia migliore amica era andata alla casa al mare di una sua compagna di scuola, nei pressi di Cinisi. Quando Falcone e la moglie, insieme alla scorta, sono stati uccisi, ero a casa, ad aspettare che la mia migliore amica, che abitava al piano di sotto, tornasse a casa. D’un tratto alla televisione annunciano il disastro. E lei, ancora non tornava.
Maria Rita Maniscalco

Il regalo peggiore
Ricordo lo sguardo di mio padre, stravolto come quando succede qualcosa di troppo grave ed irreparabile. Era il giorno del suo compleanno e lui mi disse che quello era il regalo peggiore che gli potessero fare e che quel fatto aveva trasformato un giorno di festa in una ricorrenza triste. Sembrava quasi che si sentisse in colpa per quella coincidenza involontaria. Abito in Liguria, apparentemente si trattava di un fatto lontano da me, ma mio padre era avvocato e, quando penso al suo amore per la legalità e la giustizia, mi torna sempre in mente il suo sguardo addolorato ed incredulo di quel giorno.
Cri Balass

Giocando
Avevo poco più di nove anni e a quell’ora stavo giocando, mi hanno avvisato i miei genitori e mi hanno spiegato bene chi era Falcone, poi tg a volontà e giornali il giorno successivo.
Lucia Resta

Il compleanno di mia madre
Io avevo 24 anni, e se a 10 anni ero in piazza per manifestare contro le Br per il rapimento di Aldo Moro, ho vissuto quegli eventi già grandicella. Comunque, era il compleanno di mia madre, e mi preparavo per uscire con una cara amica di Roma. Era di sabato.
Maria Nocera

Al cinema
Ero a Roma, al cinema con un amico, poco lontano dal Quirinale. Eravamo entrati ed era un pomeriggio caldo e annoiato, all’uscita la città era invasa dalle auto della Polizia, dei Carabinieri. Ricordo di aver avuto paura, tanta paura, era difficile capire cosa fosse successo, c’era tanta confusione, la tensione era fortissima. Ce lo disse qualcuno per strada, urlando, e la città si blindava…
Daniela Rochira

Lavoravo come commessa
Avrei compiuto 22 anni da lì a pochi giorni dalla strage di Capaci. Allora, lavoravo come commessa in un negozio d’oggettistica e ricordo la notizia alla radio. Poi, uno strano silenzio al di fuori e quasi un vociferare sommesso degli altri negozianti e che di bocca in bocca, andava ripetendo: “Hanno ucciso Falcone!”
Enza Curcio

Cartoni animati
… ero a casa. Stavo guardando, rassegnata, i cartoni animati insieme ai miei bambini. All’improvviso edizione straordinaria, non mi aspetto niente di buono, non si fanno edizioni straordinarie per le belle notizie. L’assurdo si fa storia: hanno ucciso Falcone! Mi guardo intorno, nulla è cambiato… sembra tutto uguale, ma niente sarà più come prima.
Marilena Vitto

Fibre d’amianto
Respiravo le fibre d’amianto mentre realizzavo l’impianto antincendio all’interno degli elettroarchivi del ministero poste all’EUR. Cioè: le pareti dei pozzi che contengono gli archivi erano rivestite di fibra d’amianto… è una storia lunga e mi rode il culo solo a pensarci, non la racconto quasi mai e scriverla è davvero infamante… Se penso al passato, piango e rido, mentre un brivido di lama tagliente mi passa sotto il collo. Se ho salva la vita, lo devo solo al buon senso, alla virtù connaturata che si esprime, anche con queste due righe.
Angelo Mereu

Sul tappeto colorato
Avevo otto anni! Stavo seduta sul tappeto colorato di fronte alla TV con mio fratello ed improvvisamente l’immagine di quella strada distrutta, le voci concitate dei giornalisti, i miei genitori che ci dicevano di stare in silenzio… ma non capivo. Provavo una sensazione che ancora ricordo bene: Paura senza sapere perché. Poi ho compreso. “Delle persone cattive hanno ucciso una persona giusta perché ha avuto il coraggio di contrastarle”, questa la spiegazione di mio padre in quel momento. Mi ricordo che quel giorno ho appreso che esisteva una cosa chiamata MAFIA!
Daniela Gavioli

Mi fece più timore lo sguardo dei miei
Ricordo bene, quel giorno ero di ritorno da Casal Floresta, luogo in cui andavo sempre con la mia famiglia e parenti per delle gite fuori porta, ricordo benissimo che ero appena arrivato a casa, accesi la tv trovandomi davanti il tg che mandava in onda la notizia e guardando le immagini dell’attentato vidi nello sguardo dei mie genitori una grande paura, mi fece più timore lo sguardo dei miei che la notizia in sé! Seguivo i tg e le battaglie di quest’uomo, contro la mafia. Quel giorno questa notizia mi mise paura, ricordo quel momento come se fosse adesso.
Salvatore Carbonaro

La merenda era quasi pronta
Avevo dieci anni. Ricordo di un pomeriggio tranquillo trascorso nel terrazzo di casa mia; un sole caldo, quasi estivo. La merenda era quasi pronta sul tavolo, mancava solo il succo di frutta. Arrivai in cucina, il viso sgomento di mia mamma. “Non è possibile” disse. Qualcosa di grave era successo, lo capivo dai suoi occhi. Tra le immagini e le parole che scorrevano al telegiornale, provai una sensazione mista a timore e smarrimento: il gelo.
Donatella Fiore

Compiti
A casa, a correggere compiti… di educazione civica, di storia, di letteratura. Uno dei momenti in cui ho disperato di più della possibilità di redenzione di questo paese.
Maria Sardella

Tra un nascondino e una passeggiata
Non ricordo tanto di quando fu ucciso Falcone, quanto di quando venne assassinato Borsellino. Avevo dieci anni, e avevo capito che qualcosa di grosso stava succedendo in Italia, ma tra un nascondino e una passeggiata con la mia cagnetta di allora non riuscivo a coglierne pienamente la sostanza. So però che ebbi l’impressione che fosse qualcosa di tragico, ma anche che ci si poteva aspettare di tutto da quella cosa che i grandi chiamavano “mafia”.
Anna Castellari

Tutti figli di siciliani
Avevo 19 anni ed ero a Roma per il compleanno di una cara amica ed essendo tutti figli di siciliani, specificatamente di vicino Palermo, lo sgomento fu forte e profondo. Vivevamo tutti fuori, chi a Roma, io nelle Marche ma conoscendo la realtà capimmo subito che il tiro era stato alzato pericolosamente, i nostri genitori erano davvero rattristati da tutto ciò… Il 19 luglio ci fu il bis con Borsellino e la paura aumentò, dopo 3 giorni da questo nuovo attentato io scesi in Sicilia con la mia famiglia per le vacanze estive e si aveva paura ad andare in città. L’atmosfera non era bella, ma la città tutta seppe reagire, non la si doveva dare vinta a quegli assassini.
Eleonora Tralongo

Volevano che la giustizia morisse
Avevo tredici anni, mi resi conto che era successo qualcosa di grosso, ma era come se non riuscissi a quantificare. Due mesi dopo, quando venne ucciso Borsellino, ero al mare. Quella notizia me la ricordo. Eravamo a tavola che mangiavamo. Allora fu chiaro che qualcosa che era cominciato prima non si stava fermando. Volevano che la giustizia morisse.
Claudia Sancasciani

L’esame scritto
Il mio ricordo dell’attentato a Falcone è indissolubilmente legato all’esame scritto di INGLESE III, traduzione attiva: ci fecero tradurre un articolo di Repubblica che parlava di lui e della terribile strage. Intatto è il rispetto reverenziale che provai all’epoca e che sento tuttora quando penso a questo eroe…
Nadia Brusin

Quel civile senso del mondo
Lo appresi più tardi, ma la sera stessa. Avevo 14 anni, abbastanza per ascoltare le notizie del telegiornale e capirle quasi del tutto e farmele scivolare addosso come ogni adolescente che rispetti il suo copione. Ma la strage di Capaci mi fece l’effetto d’una dichiarazione di guerra e, d’altra parte, lo era. Ricordo che all’improvviso l’eco del maxiprocesso divenne messaggio concreto, che i funerali di Stato mi fecero sentire parte d’un Italia riconoscibile, onesta, solidale, ma profondamente ferita. Ripenso ai commenti dei miei genitori e a quel civile senso del mondo che ne derivai e all’esigenza d’una scelta, che un uomo solo ci chiamava a fare tutti: da che parte stare, senza la leggerezza colpevole che si usa per i fatti lontani. La strage di Capaci mi insegnò chi era Giovanni Falcone e l’indignazione profonda per il modo di concepire la mafia alla stregua di folklore popolare.
Gilda Costabile

• Io ero passato un giorno prima per quella autostrada…
Massimo Ferrara

Stramba
Ho completamente rimosso quel momento. Avevo sedici anni. Forse ero troppo impegnata a fare l’adolescente stramba. Ma ricordo la morte di Borsellino. In vacanza con mio padre, rientrammo nel piccolo albergo che ci ospitava. La signora burrosa e gentile alla reception piangeva. Non ci disse nulla; indicò il televisore acceso in un angolo della minuscola hall e tornò a sprofondare il viso tra le mani.
Alessandra Frontini


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: