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Diane & Woody. In “Oggi come allora” sono solo due giovani stretti per mano seduti sui gradini del Metropolitan

  • 21 febbraio 2017
  • 14:26
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► Diane Keaton (dal suo mémoir del 2011): “Woody mi manca. Se sapesse quanto bene gli voglio, scapperebbe via spaventato. Come faccio a a dirgli, per favore ‘abbi cura di tutte le tue dita delle mani e dei piedi e pensa cose belle, scrivimi se ti capita e ricordati di respirare?'”

“Oggi come allora” (Mondadori 2011) s’intitola il mémoir cui Diane Keaton ha affidato la storia della propria vita intrecciata a quella della madre Dorothy, donna devota alla famiglia ma anche pervasa da una costante tensione intellettuale e creativa. La nostalgia espressa – e risolta – dal titolo, più che il fisiologico ingrediente di tutte le autobiografie sembra un tratto caratteriale distintivo della musa originaria di Woody Allen (se tralasciamo Susan Anspach che pure fa la sua comparsa in “Provaci ancora, Sam” quasi in un passaggio di testimone sentimentale per il regista).

La nostalgia, appunto. Dovendo scegliere una pagina che rappresenti il dna di questo libro, ne scegliamo una che ci avvicina d’un tratto tutti quanti non necessariamente all’esperienza di un’attrice unica ma a quella di un ragazzo e una ragazza come tanti, che sul far di una sera d’estate stanno seduti sui gradini fuori da un imponente museo a ridere, dire le solite cose, fantasticare sui lussuosi attici prospicienti la avenue e tenersi per mano. Era prima che le cose cambiassero all’improvviso, prima che lui “era il genio comico” e lei “avevo occasioni importanti”. Prima di sapere che le cose migliori della vita sono gratis.
(E.B.)

Oggi prima di aprire il mio computer nel parcheggio ho rivissuto uno dei miei ricordi preferiti. È quello in cui Woody e io siamo seduti sui gradini del Metropolitan Museum dopo l’orario di chiusura. Guardiamo la gente che esce in pantaloncini corti e sandali. Gli alberi a sud sono disposti in file parallele. L’acqua della fontana schizza verso l’alto creando una nebbiolina che arriva quasi fino ai gradini su cui siamo seduti. Guardiamo le signore con i capelli argentei, e i loro abiti stampati bianchi e rossi. Separiamo uomini e topi, turisti da newyorkesi, i ricconi dell’Upper East Side dagli artisti del West Side. Il venditore di pretzel ci vende un rotolo di pasta bitorzoluto con dei grumi di sale qua e là. Facciamo i nostri soliti commenti sui pazzi e ci chiediamo come sarebbe vivere in un attico nella Quinta Strada, con vista sul Met. Ridiamo e diciamo le solite cose che diciamo sempre. Ci teniamo per mano e restiamo seduti lì, senza fare niente, fino al tramonto. È un pomeriggio perfetto. Con Woody, i pomeriggi perfetti sono stati molti. Woody non si è mai unito a me nelle mie nostalgiche immersioni a ritroso nel tempo. Non rimpiange il passato e non tenta di rivivere pomeriggi perfetti che molto probabilmente sono perfetti soltanto nel ricordo. 


Diane Keaton, “Oggi come allora” (Mondadori 2011, trad. di Stefania Bertola)


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