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Recenseide

Werner Weick “La lunga estate di Hermann Hesse”

  • 1 marzo 2016
  • 18:06

Era nato in una calda giornata di luglio del 1877, nelle prime ore della sera. Per lungo tempo Hermann Hesse cercò di ritrovare quella stessa luce nella sua esistenza. Fu così che a quarantadue anni, nuovamente preda di un’“insanabile voglia di viaggiare”, salì su un treno che da Berna lo portava verso sud, lontano dalla famiglia e dalla vita borghese che era stata “il suo errore, il suo tormento e la sua corresponsabilità alla miseria del mondo”.

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“Quando sono venuto per la prima volta a Montagnola, in cerca di un rifugio, ero nel fiore della vita, ma volevo ricominciare da capo, dopo quattro anni di guerra che si era conclusa per me con una sconfitta e con un fallimento”, ha raccontato Hesse quarant’anni dopo il suo arrivo nel canton Ticino. Lo scrittore rimase subito affascinato da una regione in cui “il sole è più intenso e più caldo, le montagne sono più rosse, crescono castagni, uva, mandorle e fichi. E le persone sono buone, ben educate e cordiali”

Non tornò più indietro. “La lunga estate di Hermann Hesse” (di Werner Weick, Mondadori video 1993, 55 min.), documentario prodotto nell’87 dalla Radiotelevisione della Svizzera Italiana, comincia da questo punto a raccontare la rinascita personale e creativa dello scrittore in un’incursione biografica istruttiva soprattutto per i neofiti.

Ecco Casa Camuzzi, a Montagnola, e la Casa Rossa sfilare insieme a una quantità di fotografie di Hesse, immagini delle sue bozze di lavoro, i suoi quadri, le testimonianze delle persone a lui vicine. Mentre la voce fuori campo, tratta da scritti autobiografici, tenta di ricostruirne fedelmente l’evoluzione interiore, l’immagine di “cercatore” spietatamente lucido.

In vita rispose di proprio pugno a trentacinquemila lettere. Da morto, secondo il suo medico che lo trovò una mattina, stringeva in mano le “Confessioni” di Sant’Agostino, dopo aver lasciato sulla scrivania la sua ultima poesia.
(Barbara Pezzopane)


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