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Recenseide

Walter Lazzarin “Il drago non si droga”

  • 7 marzo 2016
  • 16:35

Giacomo, il piccolo protagonista de “Il drago non si droga” (Redfox 2015), è in fuga. Ha otto anni, due migliori amici “a pari merito” e un drago di peluche che lo accompagna il-drago-non-si-drogaovunque. Elio e Pollo lo chiamano Indiana Jack perché non ha paura di scoprire cosa succede la notte nei giardini pubblici, non ha paura dei drogati che incontra, non lo spaventa neppure che uno di loro conosca il suo nome e la sua data di nascita…

Il suo estemporaneo viaggio con il papà rammenta le “Vacanze col padre” che a fine anni ’70 narrava Marcello Argilli e sulle quali molti ragazzini dell’epoca hanno formato la propria educazione ideologica, nutrito una curiosità libera, compreso che la consapevolezza è sempre sofferta e passa per il contrasto inevitabile persino con quei genitori che ai nostri occhi sembrano eroi della differenza: tolleranti, anticonvenzionali, ribelli.

Ma è un viaggio ancora più improvvisato e senza briglie quello di Giacomo, si snoda in un imprecisato nord a ridosso di Gardaland assieme a una stramba brigata in cui non si capisce mai chi sono i buoni e chi i cattivi (una coppia di drogati, padre incluso, con nonna e animali al seguito). Nell’Italia90, quella della prima guerra del Golfo, i padri sono già cambiati, così come le famiglie – sempre più separate – e i nonni – sempre più bastioni di quel vecchio buon senso che rimane. I papà e le mamme sono giovanissimi, confusi più che mai e in fase di definizione, come e quanto i loro figli.

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“Il drago non si droga” di Walter Lazzarin fa parte del progetto “Scrittore per strada”. L’autore, nato a Padova nell’82, laureato in Economia e Filosofia, dall’ottobre 2015 al luglio 2016 è in giro per le librerie, le strade e le piazze d’Italia a promuovere il suo terzo libro dopo “A volte un bacio” e “21 Lettere d’amore” (Il Foglio Letterario, 2011 e 2012). Con sé ha una Olivetti per regalare tautogrammi agli avventori. Il tutto è raccontato da un sito e su Facebook

Ecco quindi che il romanzo di formazione on the road assume i contorni di una formazione collettiva e salta qualunque riferimento. “Il drago non si droga” diventa un libro destinato non ai grandi né ai piccoli, ma a tutti loro purché lo si legga insieme. Forse solo così la saggezza e la vulnerabilità intergenerazionali si uniranno per trovare una giusta, comune medicazione.

Walter Lazzarin ha il tocco sottile dell’illustratore. È lieve, garbato, cinico ogni volta che serve. Romantico (nella lettera di Lucrezia, l’“eroina” in tutti i sensi, bella e dannata, di questa storia). Dalla sua ha il vantaggio di ricordarsi come vedono, pensano e parlano i bambini e sa bene che la fantasia è merce preziosa in ogni tempo. Il suo Giacomo ha semplicemente bisogno “di conoscere il papà, di capire cosa si rischia quando ci si caccia in un’avventura reale”. E il drago che “non si droga” cos’è? Uno penserebbe un ammonimento un po’ bacchettone. Ma come Obelix che non ha bisogno della pozione magica per diventare forzuto, il drago Prezzemolo custodisce la fantasia senza l’ausilio di additivi. Ce lo ricorda persino Saul Bellow in “Herzog” che “Tutti i tesori sono difesi da draghi. È così che uno si accorge che hanno valore”.
(Barbara Pezzopane)

 

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