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Recenseide

Vladimir Nabokov “Spécial Apostrophes”

  • 24 febbraio 2016
  • 15:37

Quando alla fine di un pomeriggio di lavoro sente fuori gli uccelli cinguettare, ha come l’impressione che lo stiano applaudendo per le parole che ha appena finito di scrivere. Così racconta, in uno squarcio di inattesa confidenzialità, il grande scrittore russo. Un momento immortalato in “Spécial Apostrophes: Bernard Pivot présente Vladimir Nabokov” (realizzato da Rogervladimir-nabokov-special-apostrophes Kahane, Institut National de l’Audiovisuel 1975, in lingua francese, 65 min.), originariamente diffuso dalla tv francese il 30 maggio 1975. E siamo subito sotto l’incantesimo del padre di figli immaginari diversissimi: Pnin, Lolita, Sebastian Knight.

Poi all’improvviso la macchina da presa abbandona l’alta fronte dello scrittore e una nostalgica incarnazione dell’intellettuale francese post-sessantotino – Gilles Lapouge, il traduttore francese di “Ada” – si mette a presentare quelle che sono le opere preferite di Nabokov. Ma come, pensa lo spettatore? Hai l’autore stesso lì davanti a te, seduto dietro un tavolo colmo dei suoi romanzi, e ci infliggi le tue teorie? Comunque V.N. (come lo chiamava qualche volta sua moglie Vera), pur vessato dal protagonismo dell’altro ospite, è impeccabile. Pensare che allora – solo due anni prima della sua morte – non tutti ancora ne avevano colto la versatilità stilistica, l’uso così funzionale di ironia e sarcasmo, il polilinguismo (davvero ineguagliato in ambiti letterari).

E quando, in un riuscito tentativo di arginare l’incontenibile Lapouge, Pivot si rivolge finalmente a Nabokov, lo scrittore ne approfitta per evocare la sua infanzia in Russia, la gioventù a Cambridge e a Berlino e la sua preferenza per il russo e l’inglese perché il francese non si piega così bene alle esigenze della sua fantasia. Eppure lui lo parla alla perfezione, discendente di una vecchia famiglia di aristocratici russi, l’ha imparato dalla sua istitutrice quando aveva solo sei anni…

Appassionato di farfalle, del gioco degli scacchi e della minuzia in generale – essenziale al ‘mistero’ che ritiene elemento indispensabile per la buona scrittura – sa che certe cose non si possono prendere troppo sul serio. Freud, per esempio, lo apprezza solo come autore comico, parodistico, e non esita a dirlo ai suoi interlocutori, non dando il minimo credito alla voga lacaniana dell’epoca. Ma sa anche ridere di se stesso, Nabokov. Gli occhi pallidi brillano dietro la montatura degli occhiali e un sorrisetto furbesco contrae le labbra, mentre racconta come ripeteva per intero le sue lezioni prima di presentarle, per assicurarsi che i suoi studenti americani ricevessero solo “il prodotto autentico del [suo] sapere”. Poi, tornato a casa, preferiva scrivere con la matita invece che con la penna. Tanto le cose più preziose non si cancellano facilmente.
(Sophie Schlöndorff)


Guarda la puntata di “Apostrophes” con Nabokov
(lingua originale con sottotitoli in spagnolo):

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