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Recenseide

Ernest Hemingway Reads

  • 16 giugno 2015
  • 12:31

Verso il Natale del 1922, a Parigi, Elizabeth Hadley Richardson sale su un treno. È diretta a Losanna per raggiungere il marito Ernest. Ma alla Gare de Lyon smarrisce una valigia: conteneva quasi tutti i manoscritti di Hemingway. Inviato del Toronto Star in Svernest-hemingway-readsizzera per la conferenza di pace, Ernest aveva lasciato Hadley a casa a curarsi il raffreddore. Ai primi di dicembre la donna comincia a preparare la sua partenza. Impacchetta diligentemente tutti i manoscritti – tutti – più dattiloscritti e copie carbone, in modo che il marito potrà farli leggere a Lincoln Steffens. Una volta sul treno, sistema la borsa nello scompartimento e poi si allontana perché ha sete. Va in cerca di un po’ d’acqua. Al suo ritorno di quel bagaglio neanche l’ombra. Paf, spariti nel nulla gli scritti giovanili di Hemingway, tranne un paio di racconti e uno scarabocchio di poesia.

Tutto l’inchiostro versato nei suoi anni di apprendistato non esiste più. Una notizia tremenda da riferire per la povera Elizabeth. Lei per prima soffre le pene dell’inferno, come resterà scritto in “Festa mobile”. Ma Hemingway la conforta, mentre in una lettera a Ezra Pound non nasconde il suo sgomento. Eppure, chissà che magari proprio questa sparizione non sia all’origine della sua scrittura spolpata fino all’osso? In qualche modo bisogna ricominciare a scrivere, farlo subito e velocemente.

Come le lettere che l’autore amava tanto scrivere, le carte erano legittimate a portarne i segni. Il microfono, invece, era un nemico mortale. Così, è con ambivalenza che si ascoltano i quarantacinque minuti dell’audiocassetta “Ernest Hemingway Reads” (Caedmon 1992), l’unica incisione “virtualmente” esistente di questa voce.

► Hemingway con la prima moglie, Elizabeth Hadley Richardson, in Svizzera nel 1922. Ernest Hemingway Collection (John F. Kennedy Presidential Library and Museum, Boston)

Hemingway con la prima moglie, Elizabeth Hadley Richardson, in Svizzera nel 1922. (Ernest Hemingway Collection, John F. Kennedy Presidential Library and Museum, Boston)

Il discorso del Nobel, che inaugura la scaletta, è la meno segreta fra le riproduzioni. Infatti lo scrittore non fu in condizione di presenziare alla cerimonia, ferito in un incidente aereo che sulle prime lo fece dare per morto. E preferì affidare a un nastro, meglio che a un ambasciatore, il difficile compito di riportare un discorso “nel quale uno scrittore ha detto tutto ciò che ha nel cuore”. Gli altri contributi pare fossero stati registrati per Hotchner, l’amico degli ultimi quattordici anni e autore di un accorato libro di memorie sul “Papa” pescatore e cacciatore, bevitore e donnaiolo. Si tratta di discorsi, ora su un romanzo ora su una commedia, più alcune poesie che le scarse note editoriali non aiutano a collocare se non genericamente (1948-61: “Second Poem to Mary”“In Harry’s Bar in Venice”“The Fifth Column”“Work in Progress”“Saturday Night at the Shorehouse in Billings, Montana”).

Ma in fondo ciò che più conta è la voce, cruciale proprio perché è così normale. Le letture fanno spesso pensare a un passatempo da ragazzi, salvo che nell’occasione del composto ringraziamento virtuale destinato all’Accademia di Svezia. Altrove l’espressione è rigida e timida, il timbro uguale a mille altri. Finché sotto alla dizione impacciata non s’infila un clacson in lontananza, tradendo forse l’arrivo di un visitatore alla Finca Vigia, l’amato rifugio cubano. O, ancora, sbotta su un tappeto d’asfalto frusciante la risata di ‘qualcuno’, e innesca un’identica reazione nell’Hemingway parlante. Magari Papa era in viaggio con un amico e col suo – come lo chiamava – registratore “moscerino” a transistor. Bagaglio meno prezioso, libero di essere smarrito o di portare fino a oggi una voce autentica. Non sottovuoto.
(Barbara Pezzopane)


Letture e ascolti
Giorgio Van Straten, “Storie di libri perduti”, Laterza 2016

Ascolta Hadley che racconta la storia dei manoscritti perduti alla Gare de Lyon.
Parla lentamente e le sue parole sono prive dello spirito e della spensieratezza che di solito le contraddistingue.

Ascolta Ernest Hemingway che legge “In Harry’s Bar in Venice” e “Saturday Night at the Shorehouse in Billings, Montana”

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