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Recenseide

Peter Biskind “A pranzo con Orson”

  • 11 marzo 2016
  • 13:31

Settimana dopo settimana, Orson Welles e Henry Jaglom conversano desinando alla Ma Maison di Hollywood fra il 1983 e il 1985, alla presenza di un registratore.

Da quei nastri biskind-a-pranzo-con-orsonlasciati anni a prendere polvere in un garage nasce “A pranzo con Orson” (Adelphi 2015, trad. di Mariagrazia Gini) il libro curato da Peter Biskind, in cui l’autore di “Quarto potere” lascia scolpita di sé l’immagine di un grande osservatore, provocatore, narratore, tratteggiando un’indimenticabile galleria di caratteri.

Dalla Hepburn che “se la faceva con tutta la città, a ruota libera”, Woody Allen con “la sindrome di Chaplin. Quella combinazione unica di arroganza e insicurezza che mi dà l’orticaria” e Bogart che “era un vigliacco e non sapeva affatto picchiare”. C’è anche amarezza e un lampo inaspettato di autocritica: “Credo a tutte le cose cattive che leggo su di me. Anche se le rifiuto, mi rimangono in testa e penso che probabilmente sono vere. Quindi mi proteggo leggendo il meno che posso. Per vigliaccheria”.

Indomito, dissenziente e spassoso fino agli ultimi battiti del suo cuore. La storia stessa del cinema non poteva (auto)raccontarsi meglio di così.
(M. Ga.)

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