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Recenseide

Patti Smith “M Train”

  • 12 marzo 2016
  • 16:59

Autrice di testi interessanti e di poesie più convenzionali dei propri modelli, la sacerdotessa del punk, come voleva un appellativo invero un po’ sommario, dimostra di essere unsmith-m-traina delle poche rockeuse degne della pagina scritta, specie se romanzata.

Se altre sortite letterarie ne avevano esaltato l’inclinazione spoonriveriana, qui abbandona ogni sovrastruttura intellettualistica per consegnarsi a un libro semplicemente sentimentale. Autenticamente sentimentale, in cui prevale la figura del marito Fred Sonic Smith morto anni fa e qui rievocato con una inusitata giustezza di toni.

“M Train” (Knopf 2015) comincia al Greenwich Village dove la Smith va ogni mattina a bere il suo caffè nero e a rimuginare sul mondo, su com’era e com’è diventato. Se “Just Kids” (2010) rievocando l’amicizia con Robert Mapplethorpe tracciava il suo percorso dall’infanzia alla celebrità, qui l’autrice segue un andamento molto meno lineare, tutto interiore, fatto di sogni, riflessioni e ricordi.
(M. Ga.)

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