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Recenseide

Maya Angelou “Intimate Portrait”

  • 5 marzo 2016
  • 13:48

Se la vedi nei suoi abiti lindi, le ampie fattezze rilassate, non supponi una vita tanto difficile e movimentata. Quando declama “nessuno, veramente nessuno, ce la fa da solo”, non immagini che questa voce profonda sia rimasta silenziosa per sei anni… Maya Angelou (che purtroppo ci ha lasciati nel 2014) era un’anima generosa e fuori dall’ordinario – questo invece si capisce proprio dall’incipit del documentario “Intimate Portrait: Maya Angelou” (prodotto da Gay Rosenthal, Lifetime intimate-portrait-maya-angelouHome Video 1996, 45 min.).

Narrato fuori campo da Oprah Winfrey, il video ha i segni caratteristici che hanno fatto del suo programma – l’Oprah Winfrey Show, appunto – un vero fenomeno popolare negli Stati Uniti: è caloroso, onesto e commovente. Magari lo sarebbe stato comunque, per la carica umana della Angelou. Non ha solo scritto libri, poesie, sceneggiature e canzoni. Ha insegnatp e ha fatto l’attrice. E, prima di affermarsi nel mondo della letteratura, ha messo insieme una quantità di esperienze. Mamma, è stata la prima conduttrice di tram nella storia di San Francisco, tenutaria e showgirl. – tutto questo prima di compiere trent’anni!

È lei stessa a raccontarlo, misurando le parole che all’improvviso possono diventare canto. Ha una voce da tenore che fa venire i brividi. Figlia di una famiglia nera del sud degli Stati Uniti, a soli sette anni fu violentata dal fidanzato della madre divorziata. Lo confessò a suo fratello che non tenne il segreto. Qualche giorno dopo il responsabile fu trovato morto, assassinato a calci. Convinta che le sue parole avessero il potere di uccidere, la piccola Maya decise di tacere. Solo a tredici anni, incoraggiata da un’insegnante – insisteva che per capire veramente la poesia occorre dirla ad alta voce – ricominciò a parlare. È quest’infanzia drammatica che l’autrice racconta nel celebre “Il canto del silenzio”, il primo di una serie di romanzi autobiografici.

Ne è stato fatto persino un film (diretto da Fielder Cook, Artisan 1978, 96 min.) per la TV americana, co-sceneggiato dalla Angelou. Benché le interpretazioni non siano sempre del tutto convincenti, la riduzione del libro rende bene i luoghi e la realtà quotidiana del sud razzista durante la Grande Depressione. Riesce anche a trasmettere la forza d’animo della giovane eroina, tutelata dalla solidarietà familiare. Un aspetto altrettanto rilevante nel documentario, dove suo fratello e il suo unico figlio la descrivono con tenerezza e profondo rispetto – mentre lei compensa tutte le persone care con l’aggettivo “beautiful”, le sillabe articolate a una a una. C’era un tempo in cui la Angelou temeva le parole. Per fortuna, poi ha scoperto che potevano essere una cura.
(Philip Seymour)


Da Storie 46/2002
storie46


Guarda la puntata di Oprah Winfrey Show (1993) con Maya Angelou

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