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Recenseide

Mauro De Mauro “Lucky Luciano”

  • 15 giugno 2015
  • 16:04

Siamo alla fine degli anni sessanta, nella hall dell’albergo Sole a Palermo si incontrano Mauro De Mauro e Salvatore Lucania, meglio noto come Lucky Luciano. È l’ultimo di una serie di incontri tra il giornalista misteriosamente scomparso nel settembre del 1970 e il boss italo-americano. De Mauro raccontò quegli incontri pubblicandoli a puntate sul mauro-de-mauro-lucky-lucianoquotidiano palermitano l’Ora nel 1969. Mursia ha pensato bene di riproporre quell’inchiesta con il titolo “Lucky Luciano” (a cura di Elena Beninati e Beppe Benvenuto).

Si tratta di una straordinaria testimonianza sulla figura di un boss che secondo il Narcotics Bureau americano è stato l’anima nera del traffico internazionale della droga. Per la prima volta, nella postfazione del libro, il fratello minore di Mauro, Tullio, eminente linguista, ex ministro della Repubblica, confida alcuni ricordi di famiglia: “Per quarant’anni non abbiamo mai saputo nulla. Poi, nel 1994, la terza inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, condotta dal giudice di Pavia Vincenzo Calia, sancisce che il presidente dell’Eni perì in un attentato al suo aereo. E che mio fratello sarebbe scomparso in seguito a sue indagini su quell’attentato. Gli atti giudiziari sono stati trasmessi a Palermo, dove su questa base è stato istruito un processo in corso, che vede imputato Totò Riina”.

L’inchiesta di Mauro De Mauro rimane non soltanto una ricostruzione inedita di una carriera criminale ma anche il vibrante documento di un’epoca. Con Lucky Luciano nacque infatti la moderna organizzazione di Cosa Nostra: fu lui a segnare il passaggio dal tradizionale contrabbando di alcol al più redditizio traffico di stupefacenti. Fu anche il primo boss a patteggiare con lo Stato. Questo emerse anche grazie all’acume investigativo di De Mauro che ha ispirato molte generazioni di cronisti: “Mauro prendeva il telefono e, senza aver scritto niente, standosene in piedi lo dettava agli stenografi interamente rifinito, virgole comprese – ricorda il fratello Tullio – ma, soprattutto, per tutti i suoi articoli partiva da una accurata raccolta e dallo studio di tutta la documentazione possibile. Lo sapevano bene anche i giornalisti del Nord che, quando calavano a Palermo, venivano a casa di mio fratello che metteva a disposizione il suo archivio di notizie e fotografie. Forse ormai solo Giorgio Bocca resta, ad multos annos, a testimoniarlo”.
(Carlo Federighi)

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