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Recenseide

Matthew Akers “The Artist Is Present”

  • 8 marzo 2016
  • 16:36

Cercare gli occhi con gli occhi. A rovistare anime, o forse meno. A fare spettacolo, questo sì. A procurare, di volta in volta, reazioni emotive e corporee differenti e penetranti così come ce le mostra Matthew Akers nel suo film-documentario “The Artist Is Present” (2012), resa cinematografica della performance di Marina Abramovic al Moma di New York nel 2010 durante una retrospettiva a lei dedicata.

Akers, che si avvicina al mondo dalla Abramovic non privo di scetticismo, riprende sin dai giorni precedenti allo show rendendo visibile il dietro le quinte, i problemi e le ansie che avvabramovic-the-artist-is-presentolgono la glaciale volontà da cui si sa essere sostenuta la figura di Marina Abramovic, sessantanovenne figlia di militari serbi educata al rigore e alla disciplina e oggi vera e propria icona della performance art internazionale. Il regista ci introduce al Moma e ci accompagna nella fila per l’attesa dell’evento, ci insinua nei corridoi-sipari umani che richiamano le vecchie rappresentazioni dell’artista e infine ci rende spettatori partecipanti quando l’installazione prende vita nella sua forma.

Al centro della sala la Abramovic resta seduta, per tre mesi, durante l’intero orario di apertura del museo mentre sulla sedia di fronte, uno per uno, senza limiti di tempo, i componenti del pubblico si accomodano e fissano, venendo fissati, gli occhi di lei. Akers sfoglia i primi piani e le smorfie alternandoli a una visione d’insieme delle due sculture umane che diventano l’essenza stessa dell’opera. La regia ci sbatte da uno sguardo all’altro, dalle pupille gonfie di lacrime a quelle spalancate dal riso, dall’indifferenza alla curiosità mostrandoci presenti all’artista così come lei si mostra a noi. Il concept si fonda sul rapporto animico-cerebrale che si instaura tra i due individui. La Abramovic rivendica il valore del corpo inteso come prova indiscutibile di presenza e affermazione del sé. La volontà mentale è posta al servizio di quella fisica ma questa volta l’introspezione diventa una questione a due, reciproca, invadente.

“The Artist is Present” è la sublimazione del lavoro artistico della Abramovic arricchito di un’eleganza visuale oltre che contenutistica ma lo si capisce davvero soltanto a un certo punto: accompagnato dalla camera di Akers sin dal suo ingresso nel Moma, irrompe Frank Uwe Laysiepen, per molti semplicemente Ulay, l’ex compagno di vita della Abramovic nonché partner delle sue più importanti performance fino alla separazione lavorativa e amorosa avvenuta nel 1988 con “The Great Wall Walk”. Ulay si siede di fronte alla Abramovic come un normale spettatore e quando lei apre gli occhi rivede il collega, l’amante, il nemico, il respiro vitale. Allunga le braccia mentre lui fa lo stesso, mani nelle mani. E poco importa se le lacrime della glaciale figlia di militari serbi, tutta disciplina e self control, siano solo parte dello show e deus ex machina per la riuscita della performance. Il regista ci mostra il culmine, ci scaraventa addosso un’emozione contro cui non siamo velocemente in grado di reagire e ce la fa assorbire, in qualche modo desiderare. Tutt’intorno voci strepitanti e applausi perché dopo tanta suspense finalmente si cede volentieri a un lieto fine. Almeno fin quando Ulay non va via e noi un po’ rinsaviamo e sorridiamo guardandoci intorno con la speranza di non esser stati spiati nella nostra spensierata credulità.
(Alfonso Farina)


THE ARTIST IS PRESENT (USA, 2012)
Regia Matthew Akers; fotografia Matthew Akers; con Marina Abramovic, Ulay, James Franco, Klaus Biesenbach, David Balliano, Chrissie Iles, Arthur Danto, David Blaine

Guarda la scena in cui Ulay si siede davanti alla Abramovic
in “The Artist Is Present”
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