rivista internazionale di cultura

Recenseide

Kathryn Bigelow “The Hurt Locker”

  • 8 marzo 2016
  • 15:28

“The Hurt Locker”, il film di Kathryn Bigelow vincitore di un grappolo di Oscar, racconta di una squadra di artificieri americani in Iraq che ogni santo giorno rischia la pelle disinnescando autobomba e fiutando kamikaze. La storia è tutta qua. Girata con maestria, ci avverte della paranoia di soldati che non ce la fanno proprio a nascondere il loro letterale spaesamento e ne fa una metafora della cultura americana.the-hurt-locker

Poteva scapparci il capolavoro ma, se permettete, l’occasione è sfumata più o meno dopo un’ora e quaranta minuti di film. Cosa mai succede? Succede che al culmine di una serie di sequenze ricche di tensione in cui emerge quasi elementare l’insensatezza della guerra, vien fuori un attentato notturno. Lo scenario è desolante nel mostrarci decine di cadaveri in terra, irriconoscibili. I soccorsi sono sopraffatti dall’ennesimo macello ma gli artificieri non se la bevono. Il capo della squadra non crede affatto a un’autobomba, tantomeno a un kamikaze.

Secondo lui qualcuno a distanza, nascosto nel buio, ha schiacciato il pulsante che ha fatto bum. Come Giovanni Brusca sulla collinetta di Capaci. Un vigliacco, a sentire il caposquadra, un vigliacco che non merita nemmeno il costosissimo rispetto che si concede a un attentatore suicida. Ne è sicuro, lui: laggiù da qualche parte al buio c’è chi ha scatenato la carneficina. Allora gli artificieri si lanciano alla ricerca del vigliacco.

Silenzio, lo schermo diventa nero senza nemmeno le luci delle torce. Un silenzio cinematograficamente lunghissimo nei suoi pochi secondi, interrotto solo dal sempre più fievole scalpitio degli artificieri. I loro passi sembrano inghiottiti dal buio e per qualche secondo il silenzio si fa assordante. Lo schermo è muto. Cazzo, Kathryn, c’avevi un diavolo di finale qui! Facevi partire i titoli di coda sullo schermo nero mentre pian piano si strozzavano le voci degli hurtlockers. Un pugno allo stomaco, il congedo solenne per un film che dice di una guerra che, com’è noto, pare non finire mai. Tutti avremmo capito il significato di quei soldati che si perdevano nel buio. Avremmo capito tutti il significato di quel buio. Il buio della paura e dell’estraneità. L’incapacità dei padroni del mondo di comprendere davvero il mondo.
(Gianluca Bassi)


THE HURT LOCKER (USA, 2008)
Regia Kathryn Bigelow; soggetto e sceneggiatura Mark Boal fotografia Barry Ackroyd; con Jeremy Renner, Ralph Fiennes, Guy Pearce, Anthony Mackie, Brian Geraghty

Guarda il trailer:

leMAG-banner

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: