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Kamel Daoud “Il caso Meursault”

  • 10 marzo 2016
  • 15:58

Kamel Daoud è un giornalista algerino dalla penna affilata che dalle pagine di Algérie-Focus, SlateAfrique e dalle colonne di Le Quotidien d’Oran non ha mai lesinato critiche al suo paese e alla classe dominante capitanata dal presidente Abdelaziz Bouteflika. Dopo i racconti di “La prefazione del negro” usciti in Italia per Casagrande, Daoud ha kamel-daoud-il-caso-mersaultpubblicato il suo primo romanzo edito in Italia da Bompiani.

“Il caso Meursault” (2015) è una controinchiesta tutta letteraria che rilegge e rielabora “Lo straniero” di Camus raccontando la storia dell’arabo, quello che il protagonista Meursault incontra e uccide in una spiaggia assolata. L’arabo fantasma, l’arabo dimenticato che acquista un’identità, un nome: Moussa. E torna a vivere attraverso i ricordi, le frasi del fratello minore Haroun che ne narra la vita in un lungo monologo alcolico dal gusto un po’ teatrale.

Parole viscerali, piene di risentimento e di maledizioni sussurrate a mezza bocca, che fanno i conti col passato coloniale dell’Algeria senza far sconti a nessuno. Settant’anni dopo la morte di Moussa il suo fantasma tormenta ancora Haroun, che ha preso il suo posto fisicamente e psicologicamente provando, senza riuscirci, a sostituirlo per compiacere la madre in cerca di una giustizia forse impossibile. La figura della madre è quella di una donna che non ha mai superato quel lutto né ha mai accettato la perdita del figlio maggiore e più amato e che nel libro esiste quasi in parallelo alla madre di Meursault, quella che lui era tornato a seppellire.

Un gioco di specchi che Daoud fa spesso e consapevolmente, rovesciando idee, luoghi e personaggi in una personalissima partita a scacchi contro Camus, a cui è legato da un rapporto di amore-odio e a cui sa rendere omaggio senza timori reverenziali. Un atteggiamento ribelle che fa de “Il caso Meursault” un libro arrabbiato e rabbioso, allergico ai pregiudizi. Quasi brutale nel fare i conti con la morte come esperienza quotidiana e col violento passato dell’Algeria, un paese smarrito che cerca faticosamente di ritrovare se stesso oggi come nei giorni dell’Indipendenza.
(Valentina Natale)

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