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Recenseide

Eran Kolirin “La banda”

  • 8 marzo 2016
  • 17:08

La banda del corpo di polizia egiziano viene invitata a suonare in occasione dell’inaugurazione di un centro d’arte arabo in una cittadina israeliana. All’aeroporto di Tel Aviv non c’è nessuno ad aspettare i musicisti così il colonnello Tewfiq, nonché direttore dell’orchestra, decide di prendere un autobus ma, per un difetto di pronuncia, sbaglia destinazione. Costretti a soggiornare nella desertica Bet Hatikva (l’unica corriera per andarsene passa una sola volta al giorno) i membri del gruppo accettano l’ospitalità di Dina, proprietaria dell’unico ristorante del posto.

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Ronit Elkabetz con Sasson Gabai in una scena de “La banda”. Ronit Elkabetz, attrice e regista di grande rilevo in Israele, è morta prematuramente lo scorso 19 aprile, aveva 51 anni ed era malata da tempo. Una presenza scenica, un’intensità, un fascino autenticamente mediterraneo la rendevano una degna erede di Irene Papas. Col fratello Shlomi aveva diretto “Viviane”, un lancinante ritratto di donna ispirato alla controversa concezione del divorzio in Israele che le era valso un Golden Globe. Il critico Uri Klein ha scritto di lei: “Gli spettatori potranno ammirarla o averne soggezione, o ammirarla e al tempo stesso esserne intimiditi. Ignorarla non è un’opzione. Il mistero e l’esotismo, la minaccia e il pericolo si sono infine raccolti in una presenza potente e controllata”. Per la sua interpretazione ne “La banda”, la Elkabetz ha vinto il suo terzo premio Ophir, il massimo riconoscimento cinematografico in Israele.

Commedia sul dialogo tra arabi e israeliani che presto scivola in “semplice” commedia sul dialogo tra uomini, “La banda” (Certain Regard a Cannes nel 2007) è l’esordio alla regia dell’israeliano Eran Kolirin. Il conflitto etnico sfugge in secondo piano, inconsistente. Ebrei e arabi sono uguali, stessa pasta. Ebrei e arabi hanno le stesse debolezze, le stesse mancanze. Entrambi vivono una solitudine e la difficoltà di esprimersi non dipende mai da fattori esterni, politici: i problemi comunicativi nascono dall’interno, da conflitti e problemi irrisolti del singolo. L’incapacità comunicativa è evidente, ma non è politica, è universale: è insita nella natura dell’Uomo.

La lingua che aiuterà i personaggi ad aprirsi sarà allora la musica, codice universale per eccellenza. C’è chi affronterà i propri demoni, chi almeno riuscirà a comunicarli. Tutti i personaggi affronteranno i loro traumi, le loro paure, tutti. Tutti avranno una crescita interiore, un’evoluzione. Ma il finale è eloquente. L’ultima scena del film è speculare alla prima; ciò rende la storia circolare, insinuando un dubbio: i cambiamenti ci sono stati, sì, ma cambierà realmente qualcosa?
(Andrea Pilo)


LA BANDA (ISRAELE, FRANCIA, USA, 2007)
Regia Eran Kolirin; soggetto e sceneggiatura Eran Kolirin; fotografia Shai Goldman; con Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour, Shlomi Avraham

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