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Recenseide

Stefano Belisari (in arte Elio) “The Bello Gallico”

  • 25 febbraio 2016
  • 13:28

“Gallia est omnis divisa in partes tres…”, mani in fronte e oscillazione di teste, sguardi che strisciano sul banco di fianco e su quello a sud-ovest e potendo, se non fosse per la schiena ingombrante del Leopardi di turno, su quello di fronte.  “…quarum unam incolunt Belgae…”, compulsione e sgomento, il “De bello Gallico” di Caio Giulio Cesare, console, dittatore, generale, oratore, scrittore. A voi: versione di latino. E invece no! A sfatare l’angosciosa convinzione diffusa tra scolari e uditori in questa Italia con pochi e spesso tristi maestri, quella cioè che ogni opera classica rappresenti una sciagura, giunge inaspettata la voce di Stefano Belisari che racconta una storia capace di rallegrare e istruire, in un sol colpo. Chi? Elio, delle Storie Tese. Nel programma “Alle otto della sera”. Su Radio2, nel 2004.

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Nella prima delle 10 puntate del “The bello Gallico” (regia di Giancarlo Simoncelli), trasmesse su Radio2 nel programma “Alle otto della sera” dal 15 al 26 marzo 2004, “Elio inizia il racconto di fatti drammaticissimi avvenuti in Gallia ai tempi di Giulio Cesare”. Fra il 16 e il 27 gennaio 2006 sono state trasmesse ulteriori dieci puntate del “De bello civili” (di Elio e Caio Giulio Cesare, sempre per la regia di Giancarlo Simoncelli)

Il cantante milanese, fondatore degli Elii o EelST, è stato uno dei più di settanta personaggi intervenuti come narratori nel programma radiofonico, la cui prima puntata andò in onda il primo novembre del 1999. Per dieci anni la trasmissione, come si legge sul sito web del programma, “ha vinto sfide impossibili degne di un supereroe”: raccontare alla radio, sera dopo sera, gli ultimi quattro canti del “Paradiso” o il teorema di Fermat, la vita di Carlo Magno o le teorie dell’evoluzione di Darwin, la vita di Khomeini o di Karol Wojtyla e, appunto, il “De bello Gallico” di Giulio Cesare.

La sigla “The Long Voyage” di Hector Zazou, cantata da Suzanne Vega e John Cale, dava il via al palinsesto, strutturato in cicli che spaziavano dalla letteratura all’arte, dalla filosofia alla scienza, alla storia. La narrazione era di volta in volta affidata a intellettuali, giornalisti, personaggi dello spettacolo. Ed è così che, tra le varie monografie, per 10 puntate sale in cattedra il cantante del “Pipppero” e “Vincere l’odio”, brano dell’ultima performance sanremese. Gli episodi ripercorrono la narrazione degli otto libri dei Commentarii, l’ultimo dei quali non è scritto da Cesare ma affidato alla penna di Aulo Irzio, legato del comandante che all’epoca era impegnato nelle gesta che avrebbero poi animato le pagine del De Bello Civili.

Il tono semiserio eppure appassionato con cui Elio ha spiegato l’opera rappresenta probabilmente l’approccio che meglio ha interpretato lo spirito della trasmissione.
Uno spirito divulgativo teso a restituire in maniera accessibile e a tratti scanzonata contenuti di solito ammantati da un’aura fin troppo solenne. Qui sta la ragione del successo e degli ascolti record registrati da “Alle otto della sera” che tuttavia non sono bastati a tenere in vita il progetto. La programmazione ha cominciato a spegnersi nel 2009, apparentemente senza spiegazioni, passando da puntate quotidiane dal lunedì al venerdì a una sola puntata domenicale, salvo poi riproporsi qualche anno dopo, fino al 2015, su piattaforme differenti. Oggi è possibile ritrovare le lezioni in podcast su www.alleottodellasera.rai.it

Ma la matrice impressa dall’allora direttore di Radio2 Sergio Valzania non si spegne con il programma e rappresenta una sorta di contraltare al concetto di “buona scuola” oggi tanto sbandierato: affrontare tematiche alte raccontando dal basso, senza la presunzione dell’onniscienza o di una cultura di nicchia.

L’errata corrige che Elio confessa alla fine di ogni episodio del The Bello Gallico esprime in qualche modo l’umanità dell’insegnamento. Esprime la possibilità di errore da parte del docente di turno che si smarrisce, in buona fede, perché perduto nella concitazione e nella spontaneità del racconto.

La buona scuola, forse, inizierebbe a plasmarsi anche passeggiando tra i banchi, sporcandosi di normalità, macchiandosi di “equidistanza” o suggerendo, ad esempio, l’ascolto in podcast de “Il caso Nietzsche” di Gianni Vattimo o del “Carlo V” di Giuseppe Galasso in virtù di una specie di alienazione culturale positiva da consumare in aula così come sullo scooter per tornare a casa. Si tratterebbe di abbandonare solo per qualche minuto, magari giusto il tempo di sbagliare, quell’ambìto podio da cattedra sulla quale non di rado i prof. accatastano riviste patinate e giornali sportivi da sfogliare fino alla campanella, per molti il vero premio aggiudicatosi vincendo il concorsone.
(Alfonso Farina)


→ Scarica i Podcast delle puntate di The bello Gallico

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