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Recenseide

Charles Baudelaire “Consigli ai giovani scrittori”

  • 15 giugno 2015
  • 16:04

I “Consigli ai giovani scrittori” (Passigli 2000) furono pubblicati per la prima volta su L’Esprit public nell’aprile del 1846, quando Baudelaire aveva appena compiuto venticinque anni. Si tratta un saggio di agile lettura, suddiviso in nove capitoletti ognuno dedicato a un aspetto della scrittura (Della fortuna e della scarogna negli esordi, Della stroncaturcharles-baudelaire-consigli-ai-giovani-scrittoria, Dei metodi di composizione, Della poesia, Del lavoro giornaliero e dell’ispirazione) o della vita più in generale (Dei compensi, Delle simpatie e delle antipatie, Dei creditori, Delle amanti). Ironico e ottimista anche nel trattare le questioni più spinose, lascia appena trapelare quel senso d’indignazione verso il mondo contemporaneo che sarà caratteristico del Baudelaire maturo.

Data la giovane età dell’autore, questi consigli potrebbero sembrare a prima vista scritti per gli esordienti da un loro pari, se non fosse che quasi metà delle poesie dei “Fleurs du Mal era già composta e, anche se nessun verso era stato ancora dato alle stampe, erano stati pubblicati o lo sarebbero stati a breve i suoi saggi di critica d’arte. Le sue concezioni dell’estetica, della vita, delle donne e dell’amore erano quindi già completamente formate.

Basta leggere una qualsiasi biografia di Baudelaire per rendersi conto che molti dei precetti qui formulati non furono mai seguiti dallo stesso autore, nemmeno nel momento in cui li concepiva: “Non abbiate mai creditori; se proprio volete fate finta di averne, è tutto quello che posso concedervi”. Se l’ispirazione è “sorella del lavoro quotidiano” e “obbedisce, come la fame, la digestione, il sonno”, sappiamo pure quanto spesso si rammaricasse della propria difficoltà a lavorare con disciplina.

Charles Baudelaire: “se avete la scarogna è perché vi manca qualcosa: cercate di conoscere quel qualcosa…”

Più avanti, lo spreco delle parole è condannato senza appello: “alcuni (…) cominciano con il riempire molta carta; lo chiamano coprire la tela. Questa operazione confusa ha lo scopo di non perdere nulla. Poi una volta che ricopiano, sfrondano e sfoltiscono. Fosse pure ottimo il risultato, è abusare del proprio tempo e del proprio talento”. La composizione deve essere preceduta da una profonda riflessione se si vuole che “tutti i colpi vadano a segno”. Così, “per scrivere velocemente occorre aver molto pensato; essersi portati dietro un soggetto a passeggio, al bagno, al ristorante, fin anche dalla propria amante” perché “al giorno d’oggi occorre produrre molto; occorre andare veloci, dunque; e affrettarsi lentamente…”

Persino i sentimenti come odio e ammirazione non vanno prodotti in modo sconsiderato: “In realtà l’odio è un liquore prezioso, un veleno più caro di quello dei Borgia, perché è fatto con il nostro sangue, con la nostra salute, con il nostro sonno e con un terzo del nostro amore! Occorre esserne avari!”

Demolisce con sottile ironia il binomio genio e sregolatezza: “che il disordine abbia a volte accompagnato il genio, è solo una prova che il genio è tremendamente forte”. Sempre con scanzonata determinazione, parlando della “scarogna” che accompagna molti esordi, afferma che il successo di uno scrittore non è che il risultato di successi precedenti “spesso invisibili a occhio nudo”, che “c’è una lbaudelaireenta aggregazione di successi molecolari; ma di generazioni miracolose o spontanee, mai”. A ricordare che tutto è frutto del lavoro e quasi mai di un caso fortunato. Ci dice poco dopo: “se avete la scarogna è perché vi manca qualcosa: cercate di conoscere quel qualcosa…”

Non manca una considerazione solo in apparenza volgare sulla letteratura: come una casa prima che sia dimostrata la sua bellezza non è che tanti metri di altezza per tanti di larghezza, “allo stesso modo la letteratura, che è la materia più inapprezzabile, è anzitutto un riempimento di colonne; e l’architettura letteraria, il cui solo nome non è una possibilità di profitto, deve vendersi a qualunque costo”. Frenando ogni possibile speculazione, chiarisce il suo punto di vista sui compensi con una massima: “È solo con i buoni sentimenti che si raggiunge la fortuna!” E ancora: “L’uomo ragionevole è quello che dice: ‘Credo che questo valga tanto perché ho del genio; ma se occorre fare qualche concessione, la farò, per avere l’onore d’essere dei vostri'”.

Infine, nel capitolo conclusivo sulle amanti, dopo una disinvolta dissertazione sui tipi femminili “pericolosi”, Baudelaire consiglia ai letterati – “intelletti affaticati che hanno sempre bisogno di riposarsi il settimo giorno” – soltanto due classi possibili di donne: “le prostitute o le donne stupide, per l’amore o la vita domestica. Fratelli, occorre spiegare i motivi?”
(Laura Sala)

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