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POLITICA

Uruguay all’avanguardia: la marijuana è di Stato, ecco perché

  • 12 dicembre 2013
  • 11:48

MONTEVIDEO – Probabilmente Mario Benedetti sarebbe stato felice di sapere che il senato del suo Uruguay ha approvato in via definitiva il progetto di legge che stabilisce che sarà lo Stato a farsi carico della produzione, distribuzione e vendita della marijuana. La vita del poeta e scrittore uruguaiano scomparso nel 2009 è stata infatti percorsa da un’aperta contestazione alla uruguay-marijuanadittattura militare negli anni tra il 1970 e il 1980 e le sue opere sono state spesso il riflesso di quell’impegno civile che ha contribuito a rendere possibile una riforma storica come quella annunciata oggi dal governo di Montevideo. Una riforma per cui forse “non è ancora pronto il paese”, come ha dichiarato il presidente José Mujica, dal momento che secondo i sondaggi oltre il 60% dei cittadini si sarebbe detto contrario.

Ma una riforma necessaria e “non per diventare un Paese del fumo libero”, parole dello stesso Mujica, ma per tentare un “esperimento al di fuori del proibizionismo, che è fallito” e riuscire a “strappare un mercato importante ai trafficanti di droga”.

La norma, approvata con i soli voti del Fronte Ampio – la coalizione di sinistra al governo – prevede la creazione di un Istituto di regolamentazione della cannabis (Inc) che concederà licenze ai privati per la coltivazione delle piante da parte di singoli, associazioni di consumatori e produttori più importanti, che venderanno la marijuana attraverso una rete di farmacie autorizzate, per un massimo di 40 grammi mensili a persona e a un prezzo competitivo con quello del mercato illegale: un dollaro al grammo.

Durante il lunghissimo dibattito che ha preceduto l’approvazione della legge, i senatori del Fronte Ampio hanno difeso la propria posizione sostenendo che la riforma rappresenta un punto di equilibrio fra la proibizione e la legalizzazione del cannabis, attraverso la regolamentazione e il monitoraggio del ciclo produttivo della marijuana.

Per tutta risposta, l’opposizione ha denunciato la presunta incostituzionalità di una legge che violerebbe anche i trattati internazionali in materia di droghe ed è pronta a dar battaglia per bloccare l’iter parlamentare che altrimenti prevede di avviare la produzione e la vendita della marijuana di Stato già a giugno o luglio del prossimo anno.
(G. Bo.)


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