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POLITICA

(Io ho visto) Obama al Summit sulla Sicurezza Nucleare: la cronaca con tutti i retroscena

  • 28 marzo 2014
  • 12:02

BRUXELLES – Da Bruxelles a L’Aja ci vogliono meno di due ore di macchina, 168 chilometri che corrono veloci mentre penso che sto per assistere a un evento che verrà studiato sui libri di Storia. Alla fine potrò dire “io c’ero, e ho visto Obama”.obama-nuclear-sec-summit

Il Presidente Americano fa la sua visita in Europa in occasione del Summit sulla Sicurezza Nucleare, (NSS2014, 24 e 25 marzo nella capitale olandese) proprio in coincidenza con le tensioni da Guerra Fredda per “l’annessione democratica” della Crimea da parte della Russia. Obama poi si recherà a Bruxelles per incontrare l’Unione Europea incarnata in Barroso & Von Rompuy e infine volerà a Roma per confessarsi al Santo Padre, chiacchierare con Napolitano e rivedere Renzi, che avrà già conosciuto a L’Aja (ma il vero scopo è visitare il Colosseo senza pagare i 10 euro del biglietto).

Dopo 3 ore di viaggio a vuoto per l’Olanda (che si chiama Nederland) scopriamo che il vero nome de L’Aja è Den Haag, a conferma del fatto che tradurre i nomi geografici è un abominio.

L’accredito per il NSS è stato uno dei più difficili della mia carriera. La procedura è iniziata a febbraio, con l’invio dei dati, delle fotocopie dei documenti, della lettera di attestazione dell’Agenzia con la quale collaboro e di una lettera firmata dal Papa (scherzo, ma tutto il resto è vero). A inizio marzo è arrivata una prima mail di conferma, con un user name ed un link a una pagina di login. Poco dopo ricevo un’altra mail con un link per generare una password, che apro, copio e incollo. Torno sulla prima mail ma, leggendo con più attenzione, scopro che il link funziona UNA SOLA VOLTA. Scrivo al centro accrediti una lettera strappalacrime per ottenere un nuovo login e vengo accontentato: inserisco user e password e clicco invio. Per un paio di settimane non succede niente, finché scrivo nuovamente per avere rassicurazioni sull’esito dell’accredito e ricevo una breve risposta, in olandese. Grazie a Google Translator capisco che è andato tutto bene.

Il livello di sicurezza è massimo, come con il G20, le strade sono bloccate per un raggio che va dal centro città alla Basilicata, è impossibile avvicinarsi all’esterno della struttura senza badge, ci sono blindati e poliziotti a ogni angolo e il rumore degli elicotteri è talmente continuo che alla fine non lo senti più. D’altronde a questo incontro partecipano i capi di Stato e ministri di Esteri e Difesa di quasi tutto il mondo. Per la cronaca, il Premier olandese si chiama Rutte e il ministro cinese Miao.

Se possibile, i controlli all’ingresso sono ancora più complicati degli accrediti.

Si parte da una linea tracciata a terra e bisogna fare una camminata “lenta ma regolare e senza fermarsi” tenendo il badge sollevato di fronte, fino a passare sotto una specie di portale blu di cui bisogna guardare la “colonna posteriore sinistra” dove c’è una piccola telecamera che deve riconoscerti. Poi ci sono i metal detector. I problemi sorgono se sulla foto hai gli occhiali e quel giorno indossi le lenti o se nel frattempo hai tagliato i capelli. Ci sono dieci accessi uno accanto all’altro ed è surreale vedere questo viavai di giornalisti e tecnici pieni di borse, telecamere e cavalletti fare avanti e indietro sotto i severi sguardi dei poliziotti, perché quasi nessuno passa al primo giro. Io lo faccio tre volte: la prima il badge non era abbastanza inclinato a sinistra, la seconda il computer mi riconosce (appare la foto del badge e accanto quella appena scattata dalla telecamera) ma dice che i due volti non corrispondono, la terza è traumatica perché mi fanno togliere gli occhiali visto che sulla foto del badge non li ho e con -4 diottrie non è semplice distinguere le macchie colorate sfocate che hai davanti. Quando guardo lo schermo c’è la mia faccia con a fianco la foto di un tale Stojan Burgovic. Il poliziotto mosso da pietà mi lascia andare pregandomi però di parlare in slovacco per salvare le apparenze. Poi si passa all’effetto aeroporto, dove i liquidi vengono cestinati, anche se si tratta di costosissimi profumi, la tecnologia estratta dai bagagli ed accesa, la cintura tolta rischiando di restare in mutande. In lontananza mi sembra di vedere un uomo nudo con una protesi alla gamba che piange, ma credo sia solo suggestione. Ricomposti i bagagli, c’è ancora il controllo sulle frequenza dei microfoni radio, che fortunatamente passano l’esame. A quel punto finalmente si può entrare, tra i sorridenti saluti delle bellissime poliziotte olandesi.

Il Press Center si trova a circa 600 metri dall’ingresso, dopo una passeggiata tra canali, fontane e giardinetti, e solo lì ci si rende conto dell’imponenza dell’organizzazione: un’intera zona della città è stata recintata e dedicata all’evento, inclusi un museo e due hotel, per non parlare dei giganteschi tendoni sale stampa, il parcheggio dei camion satellitari e le postazioni per le dirette, con i giornalisti uno accanto all’altro di fronte alla propria telecamera, che raccontano la stessa cosa in tutte lingue del mondo. E questa è solo la parte per la Stampalogo-aja-nuc-sec-summit, poi ci sono le varie Sale Conferenza, le stanze per gli incontri bilaterali e la sala del Summit vero e proprio.

Il logo del NSS2014 è un inquietante omaggio all’artista olandese Escher, che riprende la celebre opera dei pesci e degli uccelli che si confondono tra loro. Solo che il pattern nasce dal simbolo dell’atomo, si trasforma nel segnale delle radiazioni nucleari e da li i pesci cominciano a diventare uccelli, in quello che ho letto come un tributo alle mutazioni genetiche. Ma forse sono prevenuto.

I “gadget ricordo” sono dei grandi ombrelli blu, sistemati in ampi contenitori in tutte le sale stampa che, nonostante il sole accecante, spariscono nel giro di pochi minuti. Ho visto gente portarne via anche cinque o sei insieme. Tra l’altro si sono rivelati comunque utili vista la massiccia presenza di gabbiani incontinenti nello spazio aereo.

Per quanto riguarda il cibo, visto che siamo in periodo di crisi, il buffet non è gratuito ma si può acquistare un carnet da 99 euro composto da diversi voucher per colazioni, pranzi, cene e snack. Molti giornalisti sono scoppiati in lacrime e alcuni hanno digiunato per 3 giorni. Io ho scoperto che entrando al ristorante con un ampio sorriso alle hostess senza fermarsi, si poteva mangiare a sbafo.

L’unico avvistamento di Obama, o meglio di una lunga macchina nera coi vetri oscurati e le bandierine americane, avviene solo il secondo giorno, quando arriva con la sua delegazione di circa 50 auto, che ho anche documentato in un video: https://www.youtube.com/watch?v=pMl8WUmYiNA.

La conferenza stampa del Presidente è prevista alle 15.00 ed è quasi in contemporanea a quella della Mogherini (Renzi se n’è andato il giorno prima disertando la cena offerta dal Re di Olanda e lasciando in sua vece il Ministro degli Esteri, come Putin) che devo seguire per lavoro e quindi non riesco ad accreditarmi ma assisto alla partenza dei giornalisti: sono un centinaio, aspettano rumorosi nel cortile, fumando e chiacchierando finché un energumeno vestito da Mobama-ajaarine urla “KEEP SILENCE PLEASE” ammutolendoli tutti; sembra un film. “FOLLOW ME FOR THE CONFERENCE OF MR. PRESIDENT!” e a quel punto un giornalista dalle retrovie, suggestionato dalla situazione, risponde con un convinto “YES SIR!!!”, provocando l’ilarità generale.

Anche se c’è poco da ridere, visto che l’assenza di Putin pesa molto in questo Summit e il ricordo della Guerra Fredda e della tensione nucleare è ancora molto vivido nel mondo, soprattutto in Europa.

Il Presidente Americano nella conferenza finale ha detto che nessuno vuole una guerra, che i paesi NATO devono investire di più nella Difesa, che la Russia è esclusa dal G8 solo temporaneamente, che l’Europa potrà comprare il gas dagli USA e che la situazione è sotto controllo e la diplomazia è al lavoro.

Obama viaggia con una scorta che coincide con la popolazione della Lombardia e quando passa lui terra e cielo vengono chiusi. Putin è un ditattore che con la violenza e la corruzione riesce ad ottenere tutto quello che vuole, anche regioni di altri Stati. Il problema è che se questi due ricominciano a giocare a Risiko, sul tabellone ci viviamo noi, mica loro.

Quindi spero di aver assistito all’evento storico che verrà studiato come “la distensione de L’Aja”, dopo il quale la breve crisi ucraina fu risolta pacificamente e il nucleare fu per sempre cancellato dagli arsenali di tutti i Paesi.

E in ogni caso posso dire “io c’ero, e ho visto Obama”, anche se solo sui maxischermi della Sala Stampa.
(Francesco Cardarelli)


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