rivista internazionale di cultura

POLITICA

Il ritorno dei Forconi: la vera storia di un movimento controverso

  • 9 dicembre 2013
  • 12:31

ROMA – A quasi due anni di distanza si riaccende la protesta del Movimento dei Forconi. Rispetto al 2012, quando lo sciopero interessò soprattutto la Sicilia, questa volta l’azione degli indignati minaccia un presidio totale della penisola e addirittura una “marcia su Roma” mercoledìmovimento-forconi 11, in occasione del voto di fiducia al governo Letta. Nonostante i proclami, però, il fronte della protesta è oggi più che mai diviso, le sigle Aias (Associazione Italiana Autotrasportatori Siciliani) e Forza d’urto hanno deciso di non aderire dopo l’accordo raggiunto alla Prefettura di Catania con i governi regionale e nazionale. Il reale impatto della nuova sollevazione è quindi ancora tutto da vedere. Tra i più oltranzisti comincia già a serpeggiare una certa delusione a causa dell’abbassamento del livello dello scontro (“Non faremo blocchi”, ha assicurato il leader dei Forconi Mariano Ferro, “ma lo sciopero va avanti”).

In attesa di capire come evolverà la situazione attuale, vi proponiamo un pezzo che illustra le origini e le istanze di un movimento controverso.

CATANIA – Si fanno chiamare Movimento dei Forconi e Forza d’Urto ma il forchettone della Vandea rivoluzionaria francese non c’entra niente: sono le due sigle che da lunedì 16 a venerdì 20 gennaio 2012 hanno condannato al fermo le principali attività economiche della Sicilia con centoventi presìdi fra porti, autostrade, zone industriali, e centri storici e i cui effetti si fanno sentire ancora. Dietro la sigla Forza d’urto si riuniscono i membri dell’Associazione Italiana Autotrasportatori Siciliani, mentre ai Forconi appartengono membri sparsi del mondo dell’agricoltura e della pesca.

Se le richieste del comitato Forza d’Urto sono ben elencate in un recente documento pubblicato sul proprio sito di riferimento www.forzadurto.org e raggiungibile all’indirizzo  www.forzadurto.org/fn/sections/Download/Documenti/richieste.pdf quelle del Movimento dei Forconi sono più complesse da inquadrare, godendo il movimento, a quanto pare, solo di un profilo sul social network Facebook, più volte cancellato, modificato e smentito nella propria ufficialità di luogo telematico di riferimento, bersagliato via via da accuse di gestione sospetta, di falsità di informazioni, di artefazione. Un nuovo Vespro, concordano i movimenti, ma sin dall’inizio le ombre sembrano prevalere sui raggi del presunto riscatto.

Dietro i roboanti appelli ai cittadini siciliani tutti, dentro il calderone di un meridionalismo generalizzante da adunata populista, le rivendicazioni dei movimenti sembrano tipicamente di categoria: caro-carburante, accise sull’energia, strumenti compensativi per l’agricoltura, investimenti sulle infrastrutture, zona franca per le merci, riduzione delle tariffe aeree, intervento sulle cartelle esattoriali. Difficile dare ragione a chi, come Mariano Ferro (presidente da pochissimo destituito del movimento Forza d’Urto), afferma che il blocco “non è la semplice rivendicazione di una o più categorie professionali ma il modo di avanzare le giuste ragioni di un popolo che è stato fin troppe volte tradito”.

Uno strano popolo meridionale, infatti, quello per cui i movimenti proclamano giustizia. Nessuna lamentela sul sistema criminale della filiera lunga, negata persino nella sua esistenza: “Il problema non è di facile soluzione. I signori della grande distribuzione la fanno da padroni, perché non c’è questa ‘filiera lunga’ della quale parlano. Si tratta di un passaggio dal mondo produttivo ai supermercati. Gestiscono loro questo monopoli”. Queste le parole di Giuseppe Richichi, presidente dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani e portavoce di Forza d’Urto, evidentemente non a conoscenza del fiume di dossier giornalistici  sull’argomento (non ultimo quello della trasmissione Report di Milena Gabanelli), delle inchieste giudiziare “Sud Pontino” e “Bilico” e delle dichiarazioni del direttore della DIA, generale Antonio Girone, sui “pomodori Pachino prodotti a Ragusa, portati a Fondi, in provincia di Latina, qui confezionati e rispediti a Ragusa per essere venduti”. Una filiera così inesistente da fruttare alla criminalità sette miliardi e mezzo di euro l’anno. (1)

Nessun accenno alla lotta per le condizioni dei lavoratori dipendenti nei campi e nelle serre (20.000 lavoratori in nero nella campagna siciliana, secondo la CGIL (2)), ma la pretesa di “rilascio del DURC anche in presenza di pendenze che verranno regolarizzate con un piano di rientro (SERIT, EMPAIA, INPS) in anni 10, con interessi legali e senza spese aggiuntive (sanzioni accessorie – diritti di notifica – interessi per tardato pagamento)”, a cagione evidente del personale dipendente, che non vedrà regolarmente versati i contributi nelle fauci delle già discutibili INPS e INAIL. Una richiesta di vigilanza sull’applicazione dei costi minimi di sicurezza sulla base dell’articolo 83 bis compare, ma nessuna forte proposta di tutela per gli autotrasportatori dipendenti, spesso costretti a percorrere centinaia di chilometri in più del consentito, in deroga alle ore di riposo.

Eppure molti punti del movimento Forza d’Urto sembrano legittimi e funzionali, come le richieste di “miglioramento e tutela del tenore di vita e delle condizioni generali delle famiglie insistendo su una riforma sul controllo dei costi fissi delle utenze ed i bisogni fondamentali (metano, acqua, energia elettrica)” che dovrebbero portare ad una discussione seria su costi e modi di somministrazione dei beni energetici principali. 
I due movimenti si proclamano apartitici ma da più parti si parla già di avvicinamenti all’estrema destra. E se nessuna colpa è imputabile ad un partito che sostiene dall’esterno un movimento, è comunque difficile non notare il comune sogno del movimento e dei responsabili di Forza Nuova in Sicilia di veder finalmente stampata valuta regionale.

Non condannabile, per quanto ridicola, è anche la giustificazione di natura professionale di uno dei leader del movimento, Martino Morsello, sulla propria presenza ad un congresso forzanuovista nella semplice veste di esperto di agricoltura. Partecipare ad un congresso partitico come esperto non è certo una colpa, nemmeno quando l’esperto in questione è un ex allevatore ittico, professione agganciata funambolicamente al mondo dell’agricoltura tramite la legge 102 del 5 febbraio 1992. Colpa etica forse: l’avvocato Fausto Gullo o l’ingegnere Riccardo Lombardi non avrebbero partecipato ad un congresso dell’MSI, nemmeno come esperti di diritto agrario e ingegneria dei trasporti, ma quelli erano altri tempi.

Nemmeno le ripetute minacce e violenze denunciate da commercianti, autotrasportatori non allineati e agricoltori contrari alla protesta, accatastate sui tavoli delle caserme dei carabinieri, giovano a questi paladini del popolo siciliano. Andrea Valenziani, piccolo imprenditore agricolo di Carlentini, non ha riserve: “volete sapere come ottengono le cosiddette adesioni agli scioperi? Guardate le denunce dei commercianti di Lentini. Sono stati minacciati, costretti a chiudere. Vanno avanti con le intimidazioni”.

Un movimento, a quanto pare, ridicolmente attaccato allo stereotipo del siciliano sgrammaticato tutto coppola e lupara, se è vero che il povero Valenziani, intervistato ai microfoni di Rai News, è stato accusato di essere un personaggio inventato, reo com’era di non avere una cadenza dialettale siciliana! 

Come se non bastasse ci pensa Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria in Sicilia, a buttarla giù pesante: “sappiamo per certo che tra gli agricoltori e gli autostraportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale, ci sono personaggi legati alla criminalità organizzata”. E ha fatto discutere da più parti la mancata firma dell’Aias al protocollo di legalità (leggibile in toto all’indirizzo: www.conftrasporto.it/repository/in_primo_piano/allegati/0259350002_accordo%
20sicilia.pdf) messo a punto dall’assessore regionale al Trasporto e alla Mobilità, Pier Carmelo Russo, sottoscritto invece da altre otto associazioni di categoria: Assotrasport, Aitras, Assiotrat, Confartigianato, Confindustria, Fai, Fita e Lega delle cooperative.

Intanto il presunto popolo siciliano, così curiosamente difeso, senza carburante né deperibili, ha trascorso cinque giorni difficilmente dimenticabili. Non manca chi dagli schermi di un computer invita a stringere i denti nel nome di una protesta giudicata sacrosanta, ma tra loro difficilmente troveremo un emodializzato bisognoso di cure in ospedale ma senza benzina per raggiungerlo, un anziano in attesa di cure domiciliari che non arriveranno per mancanza di carburante, la madre di un paesino di provincia senza scorte per i figli neonati. Della stessa opinione Corrado Vigo, blogger, agrumicoltore e agronomo, intervistato da Roberto Sammito per CtZen (3): “La protesta è giustissima, sacrosanta, ma non ne condivido i modi. È stato un tremendo autogol […] se vuoi fare una protesta non la fai a danno della tua popolazione e di un settore già in crisi. Un ragionamento, quello di Vigo, che non sembra fare una piega:“se vuoi protestare seriamente fai in modo che i prodotti siciliani possano viaggiare, mentre blocchi le merci in entrata e le raffinerie siciliane che riforniscono le altre regioni d’Italia […] se la protesta rimane nell’isola nessuno ti ascolterà, prendi i tir e blocchi il raccordo anulare viaggiando a trenta chilometri orari”.

Se il viaggio a Roma il movimento sembra averlo rimandato, moltissimi si chiedono il perché di una manifestazione dai modi così autolesionistici da destare i sospetti del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (oggi ministro della Giustizia, ndr), incoraggiati dall’intempestività della manifestazione, a ridosso di alcuni procedimenti del nuovo governo che altre sigle di autotrasportatori e agricoltori hanno giudicato quanto meno incoraggianti. In mezzo a tante ombre, poi, stabilire dove finisca la massa degli ignari disperati strumentalizzati e inizi quella dei fomentatori desiderosi di mostrare i muscoli ad un governo regionale considerato traditore, è difficile.

Intanto il riflettore puntato da giornali e telegiornali sui tumulti siciliani sembra più una torcetta scarica da storielle di fantasmi. Forse le storiche vicende del Meridione non sono abbastanza spaventose? Clientelismi, classe politica criminogena e prezzolata, carenza di infrastrutture, criminalità mafiosa dilagante, corruzione, welfare inesistente, urbanizzazione violenta, evasione, scaglioni delle aliquote fiscali insufficienti, tassazione indiscriminata e via soffrendo. Gli unici risultati tangibili di questo gioco al massacro sono i cinquecento milioni di euro di danni causati, una manna per un’economia già sottoterra: “non si può mettere in ginocchio più di quanto già lo è la Sicilia” – ha detto Mariano Ferro –  “non era questo il nostro obiettivo”. Il mezzo, evidentemente quello sì. 

Intanto seri interventi sulle condizioni delle infrastrutture e dei trasporti nel meridione (rete ferroviaria monca, autostrade e strade colabrodo, viadotti, reti logistiche ridicole) non se ne fanno, come le  rivoluzioni, quelle vere delle urne, a sostituzione di un governo regionale curiosamente votato nel 2008 a larghissima maggioranza (65%) e adesso contestato con eguale ampiezza. La verità è che da queste parti vale sempre il trito e ritrito bollettino di Tomasi di Lampedusa: “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Non lo vorremmo dire, ma chissà per quanto tempo ancora saremo costretti a dargli ragione. 



(Gherardo Fabretti)

Fonti
(1) www.qds.it/7549-consumatori-danneggiati-dalla-mafia.htm
(2) www.argocatania.org/2011/05/25/la-filiera-agricola-monopolio-delle-organizzazioni-mafiose/
(3) www.qds.it/3441-il-nero-di-sicilia-costa-700-milioni-di-euro-l-anno.htm
http://ctzen.it/2012/01/24/forconi-lesperto-boccia-la-protesta«serviva-lo-stop-alle-merci-dal-nord»/


Approfondimenti >

Storie

altri approfondimenti >
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
momentismo-banner

Storie da leggere >

Storie

altre Storie da leggere >

A FUOCO | l'eccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: