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POLITICA

Dentro l’Europarlamento: gli scrutini raccontati ora per ora

  • 28 maggio 2014
  • 13:53

BRUXELLES – La notte del 25 maggio sono cominciati gli scrutini delle elezioni europee 2014. Per la prima volta saranno anche i cittadini a decidere chi sarà il presidente della Commissione Europea, anche se non hanno idea di cosa sia la Commissione Europea. L’emiciclo, cioè l’aula dell’Europarlamento di Bruxelles, è stata trasformata in una gigantesca sala stampa, con palco, megaschermo HD, fasci di luce ed effetti speciali, tutto pagato da noi contribuenti. In quanto cameraman per un canale allnews nazionale ho la fortuna di assistere all’evento, praticamente per 48 ore. Quella che segue è la cronistoria di questi due giorni, che inizia alle 18 ma in realtà ero lì dalla mattina a preparare.
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Ore 18:00
Il lavoro preparatorio dei tecnici è finito. Telecamere, luci, collegamenti. Si prova l’audio del palco. La parte posteriore dell’emiciclo è occupata da due file impressionanti di telecamere, qualche giornalista già sta facendo le dirette per le proiezioni dei voti negli stati che hanno già chiuso le urne. Le luci blu sono molto eleganti ma anche soporifere, più tardi potrà essere un problema. Cerco un posto per fumare, e trovo solo l’orrida sala fumatori in cui c’è una nebbia che pare la Brianza alla mattina.

Ore 19:00
I giornalisti cominciano ad arrivare, esco dal buio dell’emiciclo e i corridoi brulicano di gente. Ci sono gli stand dei gruppi parlamentari, alcuni deputati, tanti tacchi e minigonne come sempre in Parlamento, cameraman e steadycam ovunque, che mandano in diretta le immagini sui maxi schermi allestiti all’esterno, dove la gente in realtà sta bevendo birre, ascoltando la musica della jazz marathon e prendendo le magliette ricordo della election night. Ottime sia come ricordo che come pigiama.

Ore 20:00
La notizia è che il partito della Le Pen, nazionalista ed antieuropeista, ha preso il 25% in Francia. La sala è quasi piena, si sentono le 24 lingue dell’unione sovrapporsi l’un l’altra. Ancora non ho capito quando e cosa succederà sul palco, ma è inutile sperare che arrivino i Daft Punk.
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Ore 21:00
Sembra che l’Italia sia uno dei paesi con la maggiore affluenza: un dato positivo, anche se non si sa per chi abbia votato. L’emiciclo ormai è al completo. Giornalisti e gruppi parlamentari, ognuno col suo monitor acceso, chi fa dirette radiofoniche, chi batte furiosamente sulla tastiera, chi strilla al telefono. Vado a cercare qualcosa da mangiare e trovo una fila spaventosa e la scelta tra tramezzini ai cetrioli, panini di spugna e una pasta precotta con salse colorate ai limiti della legalità. Opto per il cetriolo, fisico oltre che metaforico.

Ore 22:00
I megaschermi finalmente prendono vita e un vocione da vocalist annuncia le prime proiezioni. Sono tutti emozionati come all’inizio di un concerto, mentre scorrono i numeri: 1) Popolari 2) Socialisti 3) Liberali. E menomale che dicevano che ci sarebbero state un sacco di novità. I capigruppi o i portavoce salgono sul palco uno ad uno a dire la loro e rispondere a due domande ciascuno. Vorrei ascoltarli per riferirvi i discorsi, ma devo fumare per cancellare il sapore del tramezzino.

Ore 23:00
Dopo i gruppi principali si stanno alternando i più piccoli, a cominciare dalla Sinistra, con un collegamento in tedesco da Berlino (in pauroso ritardo video). Ogni capogruppo sale sul palco insieme ad una persona che lo introduce. Per inciso, sono tutte strafiche che introducono uomini tranne quello della GUE, un bel ragazzo palesemente gay, che introduce una donna. Marketing politico?

Ore 00:00
Il cameraman accanto a noi fa cadere telecamera e lampada subito dopo una diretta. Per fortuna non succede niente, ma almeno c’è stato un po’ di movimento. Escono i nuovi risultati provvisori: PPE stabile, S&D sale un po’, ma ancora manca l’Italia. Schulz fa il suo discorso mentre io rutto cetriolo da due ore.

Ore 01:00
Sembra che Renzi abbia stravinto; in Italia lo danno al 41%, sui maxischermi in Europa al 33%, comunque è in testa e potrebbe far avanzare il S&D diventandone il partito più forte. Sul palco Junker ha finito di parlare e il portavoce del Parlamento ringrazia tutti e dà la buonanotte. C’è un breve e inaspettato applauso, poi tre quarti dei giornalisti se ne vanno a casa. Io vado a comprarmi un cookie gigante, anzi tento di rubarlo facendo lo gnorri ma vengo vergognosamente beccato.

Ore 02:00
Le postazioni stand-up sono quasi tutte vuote, come l’emiciclo. In giro cartacce, bicchieri di plastica e nella sala fumatori decine di birre vuote. Sembra un dopo concerto. Gli schermi continuano a mandare le stesse proiezioni e finalmente me ne posso andare a casa a dormire qualche ora.

——-

Ore 07:00
Dopo due ore e mezzo di sonno torno verso il Parlamento camminando come uno zombie. Nei corridoi ci sono solo i veri lavoratori, quelli che passano gli aspirapolveri e raccolgono i rifiuti, il bar apre tra un’ora e nell’emiciclo siamo in 5. Ho problemi di deambulazione ma l’aria gelata della sala mi risveglia un po’. Sugli schermi ci sono le nuove proiezioni, simili a quelle di ieri, PPE in testa, S&D un po’ più forte.
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Ore 08:00
Avendo un paio d’ore di buco ho trovato un posticino nascosto per provare a dormire, sdraiato in terra dietro un pannello, sotto il getto dell’aria surgelata. È una sofferenza per le ossa e per la temperatura ma non ho le forze per trovare di meglio.

Ore 09:00
Dopo aver sognato di essere rapito e tenuto in ostaggio dentro un furgone frigorifero in movimento, mi sveglio tutto rotto. Spremuta d’arancia, muffin e cappuccino mi rimettono al mondo. È arrivato qualche altro giornalista ed essendo lunedì ci sono i dipendenti del Parlamento e quindi un sacco di tacchi e minigonne. Prendo un altro bibitone di caffè nordico.

Ore 10:00
Scusate, devo assolutamente trovare un bagno.

Ore 11:00
L’S&D fa una conferenza nell’emiciclo/sala stampa con pochissima gente, in cui dice che il PPE è il vero perdente di queste elezioni se si guarda ai risultati del 2009. Io nella mia ignoranza vedo che comunque il PPE ha preso più voti di loro, ma forse non capisco bene i meccanismi della politica. Un tipo che si presenta come “un tirocinante” mi chiede: “tu che ne pensi?”. Io lo guardo con espressione spenta e rispondo: “ma de che?”

Ore 12:00
È il momento dei Verdi, sul palco ci sono 4 persone di cui 3 donne di cui una è la giovanissima candidata alla presidenza della Commissione Ska Keller. Contemporaneamente stiamo intervistando in diretta il sottosegratario Gozi, quindi non riesco a seguire nessuno dei due.

Ore 13:00
Abbiamo il tempo di pranzare seduti, un lusso in questo lavoro. Nei corridoi stanno smontando tutti gli stand e gli studi televisivi improvvisati. Pian piano il Parlamento sta riassumendo la sua identità quotidiana. A parte l’emiciclo che continua a sembrare il set di un concerto dei Muse.
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Ore 14:00
Sbadiglio, fatico a digerire e ho delle leggere allucinazioni. Parlo con la gente senza sapere quello che dico e barcollo come un ubriaco. Per altre due ore dobbiamo solo aspettare. Gli occhi si chiudono sul blu della sala. Fuori non so se piove, c’è il sole o se il mondo è esploso.

Ore 15:00
Vado al camion regia, parcheggiato insieme agli altri nel parchetto sotto al PE, a riavviare la parabola per gli ultimi live e scopro che fuori piove. Ieri era estate. Quasi rimpiango il blu dell’emiciclo. Comincio a confondere realtà e fantasia e vorrei essere proiettato anche io verso il satellite, per staccare un po’.

Ore 16:00
Nell’aula/stampa siamo rimasti solo noi e un’altra troupe, e mentre facciamo l’ultima diretta i tecnici cominciano a recuperare i cavi e smontare le postazioni. I risultati sono rimasti praticamente inalterati ed ora si attendono le alleanze e le coalizioni per iniziare il viaggio della nuova Europa. Le prossime due ore le passeremo smontando tutto, sotto la gnagnerella nordeuropea, poi finalmente potrò godermi il meritato riposo. Aspettando l’arrivo di Renzi l’indomani per la cena dei capi di Stato al Consiglio Europeo, che non ci facciamo mancare niente. Cambiano i governi, ma il lavoro è sempre ‘na fatica…
(Francesco Cardarelli)


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