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Open Space

Episodi 33-36

Episodio 33 | Anno nuovo

Rientro dalle vacanze di Natale. La gente ha avuto modo di riflettere in maniera più distaccata sulle giornate di lavoro spese in ufficio. I bilanci, più o meno per tutti, sono identici…

Putignano: Ragazzi, nel 2011 partiamo con le novità: da oggi vado in palestra, ho già la borsa in macchina.
Io: Alla grande, era ora che ti decidessi anche tu! Cosa ti ha spinto a questa decisione?
Putignano: L’altro giorno sono andata dal ginecologo: mi ha trovato una ghiandola ingrossata di due centimetri, mi ha detto che se peggiora va fatto l’intervento chirurgico in laparoscopia. Al che gli ho detto: aspetta, fermo un attimo. Io sotto ai ferri nun ce vojo annà. Vediamo prima di sistemare le cose al lavoro e poi vediamo che succede. A regà, io non ce la faccio più a sostenere i ritmi dell’ultimo anno e a Filippo glielo dico. Da quest’anno in ufficio ci voglio restare al massimo fino alle 18.30, mica mi posso rovinare la vita per il lavoro.
Io: Bravissima! Quando glielo farai ‘sto discorso?
Putignano: Quanto prima. Anzi, sai che gli dico? Che a me di stare dove sto non me ne frega niente, per cui gli propongo che sia tu a prendere il mio posto.

A questo punto si accoda la Vinci.

Vinci: Va bè, voi non sapete il discorso che m’ha fatto Bertoni il 27 dicembre.
Io: Spara
Vinci: Era incazzato come una biscia, m’ha fatto una cazziata perché non sopporta che quando lui gira negli uffici alle 18.30 non trova più nessuno, che col nuovo anno le cose devono cambiare.
Io: Scusa, a parte il fatto che la valutazione sulla qualità del lavoro non si può fare solo sul tempo che si sta in ufficio, ma non c’è il blocco degli straordinari?
Vinci: Pare che l’abbiano rimosso. Ma dovevi sentì come urlava. Ma il 27 dicembre chi pretende che ci sia in ufficio? E poi, scusa, a fronte di che la gente dovrebbe essere stimolata a rimanere? Ho delle persone che a 32 anni prendono 20mila euro lorde l’anno, cosa gli torna a stare di più in ufficio? Tanto se fai 8 ore o 12 lo stipendio gli rimane identico, a parte quelle due lire di straordinario in più, per cui per me fanno benissimo ad andarsene.
Io: Condivido al 100%. Da sempre.
Vinci: Tanto il discorso da fare a Pietro me lo sono già preparato. Io me so’ stufata di spaccarmi la schiena per non avere niente di più di quello che prendo di default. Ormai sono agée, l’azienda punta su persone più giovani come la Maturi, anche se niente mi toglie dalla testa che se non c’avesse quelle tette tutta ‘sta carriera non l’avrebbe fatta. Per cui voglio stà tranquilla: io non te chiedo più niente, tu però non me rompi i cojoni.


Episodio 34 | Ilary Totti

Al tavolo io, Putignano, Vinci, Termini, Marroni, Morganti.

Vinci: Sabato mattina siamo andati in palestra. Non credevo quasi ai miei occhi, c’era Ilary.
Io: Chi, la moglie di Totti?
Vinci: Sì, stava con un’amica. Ho visto ‘ste due biondone e me so’ incuriosita. Effettivamente era proprio lei.
Io: Com’è, bona?
Vinci: Eh sì. Era perfetta: trucco leggero, pantaloni che sembravano un paio de calze aderenti, magliettina che le copriva appena il culo. Io ero vestita con un paio de pantaloni larghi comprati da Decathlon e ‘na felpa vecchia. Non te dico come me so’ sentita… E mentre io stavo ordinando un frullato lei si è avvicinata e ha chiesto la “solita” bresaola.
Io: Mica vorrai metterti in competizione con Ilary?
Vinci: Che c’entra, il fatto è che questa ha sgravato due figli e c’ha due stecchini al posto delle gambe e la pancia concava con gli addominali scolpiti. Un po’ d’invidia te la fa venire per forza.
Marroni: Va bè ma quella appena partorito l’avranno presa e messa nelle mani di un massaggiatore, passerà le giornate a fare ginnastica. Che vuoi invidiare?
Vinci: Comunque so’ uscita dalla palestra che ero depressa. E il pomeriggio di domenica questa sensazione è arrivata al culmine pensando al rientro in ufficio del lunedì. Anche perché in questo periodo c’ho un risentimento particolare per quelle che fanno i figli.
Morganti: Perché con loro?
Vinci: Perché io me so’ rotta i coglioni de sentì Bertoni che elogia quelle che hanno i figli perché si sanno organizzare ed escono alle sei di sera mentre io, solo perché non li ho, se esco alle sei e mezza me devo sentire dire che faccio mezza giornata. Ma che è ‘sta storia?
Io: Gliel’hai fatto notare?
Vinci: No, gli ho solo detto che se questo è il criterio per valutare chi lavora la prossima settimana adotto un bel bambino africano, così posso uscire quando mi pare e nessuno mi può dire un cazzo!


Episodio 35 | Febbre a 40°

Stamattina la Putignano, dopo 3 giorni di febbre a 40°, finalmente si è svegliata senza alterazione, così mi ha chiamato per sapere come vanno le cose in ufficio.

Putignano: Ciao Mariuccio, come stai?
Io: Ah, ma allora sei sopravvissuta!
Putignano: A fatica ma sembra che ce l’ho fatta.
Io: Come ti ha preso, influenza con la diarrea?
Putignano: Un po’ di cagotto ma la cosa drammatica è stata la febbre: ho avuto più di 40° per tre giorni consecutivi.
Io: Che hai preso?
Putignano: Solo tachipirina.
Io: Sei riuscita a mangiare?
Putignano: Per forza, altrimenti mi dovevano fare le flebo. Solo riso, riso e poi ancora riso.
Io: Bè, almeno ti sei fatta una dieta purificante.
Putignano: Eh, me ce voleva! Mamma mia, non sai come so’ stata… Mio marito non ce la faceva più, mi ha detto che non ha mai sentito tante parolacce in vita sua.
Io: Con la febbre alta il cervello svalvola.
Putignano: Sì ma lui era proprio sconvolto, specialmente perché la maggior parte degli improperi era rivolto contro l’azienda. Mi ha detto che sembravo posseduta.


Episodio 36 | Day hospital 

Scendiamo a prendere un caffè io, Alberto, Lipari e la De Petris.

Lipari: Oggi non c’è Sciolta (la Putignano)?
Io: Stamattina sicuramente no, faceva un day hospital.
Lipari: Perché?
Io: Dovrà fare una piccola operazione, oggi fa le analisi preliminari.
Lipari: Quella stronza non mi ha detto niente, adesso vedrai che si incazza perché non mi informo sulle sue condizioni. Ma stavolta la frego, la chiamo e con una vocetta suadente le chiedo: “Come stai?”
Io: State messi così?
Lipari: Sì, lei è allucinante. Ritiene che siccome siamo amici io dovrei sapere tutto quello che le passa per la testa, tutto quello che le succede semplicemente perché fa una smorfia con la faccia, un sorriso particolare oppure dice una parola in un certo modo.
Gallo: Si vede che ancora non sei sposato…
Io: Io ogni volta che ti vedo penso a quella volta che ti è entrata in bagno mentre pisciavi e pretendeva di guardarti il pisello.
Lipari: Sì, è completamente matta. E la cosa più assurda è che vuole far passare il mio imbarazzo come qualcosa di anomalo. Lei, del resto, ragiona così: pensa che se due sono amici tutto è concesso. Ricordo ancora che una volta stavamo ad un matrimonio: io mi affacciai in un bagno perché avevo visto un bel lavandino che stava sotto lo specchio ed entrai un attimo per vedere meglio com’era. Mentre me ne stavo andando via, richiudendo la porta, sento una che dice: “Che fai, mi chiudi qui dentro?” Mi sono girato e lei stava seduta sulla tazza a pisciare. Io nemmeno mi ero accorto che fosse entrata…

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