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1/2016 | TERZA, QUARTA, QUINTA PERSONA – pt. I

TELEVISIONE

Spin-off: i comprimari di “Happy Days” che diventarono protagonisti. Da Robin “Mork” Williams a Joanie, Chachie, Laverne, Shirley…

    (Nel linguaggio televisivo, si parla di spin-off quando
    un personaggio secondario di una serie 
    diventa
    il protagonista 
    di una nuova. “Happy Days” ha fatto scuola
    in questo senso ma non è stata la sola a furoreggiare
    fra gli anni ’70 e ’80 con le sue serie “figlie”.
    Produttori e spettatori ne andavano pazzi,
    gli uni cercando di rendere eterna la formula del successo,
    gli altri rimandando la separazione da personaggi
    così familiari da risultare quasi di famiglia)


    (Barbara Pezzopane) – Nella villona di un superproduttore americano, junior se ne sta inghiottito fra i cuscini crema del divano e quest’oggi l’ultimo desiderio da presentare a suo papà Garry è: “Ce lo devi mettere, dai, e daiii, ci vuole un extraterrestre a Happy Days”. Tutto cominciò grosso modo comork-e-mindysì, fra le mura domestiche di Garry Marshall. [1]

    Leggenda vuole che sia stato proprio suo figlio a decretare la nascita di Mork, l’alieno del pianeta Ork che discese sulla terra per la gioia dei fan della popolare sitcom “Mork & Mindy” (Usa, 1978-82). Nata come costola dell’ancor più noto cult “Happy Days” (Usa, 1974-84), si animò del trascinante talento comico di Robin Williams che vi era approdato per prestare a Mork quella maschera che tutti conosciamo e che, nonostante il successo, non finì per ibernarlo in un ruolo sempiterno. Semmai è stato il battesimo per successive imprese cinematografiche, da “Good morning Vietnam” a “L’attimo fuggente”, tanto per cominciare.

    Nel febbraio del ’78, dicevamo, Mork da Ork atterrò a Milwaukee per rapire Richie Cunningham e studiarlo. A marzo del ’79 si rifece vivo (“Mork returns”) ma già dall’autunno precedente si era guadagnato un programma tutto suo. Ecco perché “Mork & Mindy” è uno spin-off di “Happy Days”.

    Nel gergo televisivo lo spin-off non è che una filiazione da una serie (o sitcom, o telefilm) principale a una o più serie secondarie. Perché i comprimari, con l’evolversi della trama, assumono uno spessore tale da giustificare una produzione a parte imperniata su di essi. “Happy Days” figliò generosamente, per la verità.

    Una sola apparizione nella serie di Fonzie e Mork aveva già la statura del protagonista. La società di produzione prese degli spezzoni di pellicola da “Happy Days” e dall’episodio pilota di “Sister Terry”, una serie rimasta invenduta nella quale Pam Dawber (Mindy) aveva recitato la parte di una suora. L’affinità fra i due fu sperimentata elettronicamente, al video. Tant’è che furono scritturati ancor prima di saperlo. Pam lo apprese da un articolo su Variety.

    laverne-e-shirley

    Cindy Williams (Shirley) e Penny Marshall (Laverne)

    Ma primogenita di “Happy Days” fu “Laverne & Shirley” (Usa, 1976-83), un vero successo per la ABC. Anche in questo caso c’è un Marshall di mezzo poiché il ruolo di Laverne De Fazio fu interpretato dalla sorella di Garry, Penny Marshall [2]. Operaie in una fabbrica di tappi di bottiglia, le due protagoniste, che vivono insieme al 730 di Hampton Street, sono perennemente in cerca dell’uomo che possa cambiare il loro destino. La prima volta che Laverne e Shirley compaiono in video è per un doppio appuntamento con Fonzie e Richie in un episodio di “Happy Days” del ‘75.

    Pure la sorellina di Richie, Joanie, riuscì per un po’ a smettere i panni del personaggio secondario, sempre lì a riempire angoli di scene riservate ai Fonzie, Richie, Potsie, Ralph e Howard di turno. Cantanti, sbaciucchianti o borbottanti che fossero. La macchina da presa inquadrò Erin Moran più da vicino come compagna di Scott Baio nella sitcom “Joanie loves Chachi”, trasmessa fra il 1982 e il 1983. Chachi, il giovane rubacuori cugino di Fonzie e fidanzato di Joanie, va a vivere a Chicago per tentare la carriera di cantante. La ex teenager di casa Cunningham lo segue.

    Lo spin-off non ebbe gran fortuna (solo diciassette episodi e gran parte del cast rientrò a Milwaukee fra le mura solide di “Happy Days”) se si eccettua un momento di gloria in Corea, dove il primo episodio registrò i più alti ascolti fra tutti i programmi americani mai trasmessi nella storia della televisione locale. Pare che “Chachi” (il soprannome italiano per Charles nei dintorni del Bronx, dove Marshall è cresciuto) in coreano voglia dire “pene”.

    Poi ci fu “Blanky’s Beauties” (1977) di cui fu protagonista Nancy, la cugina di papà Cunningham che era apparsa nello speciale del terzo anniversario.

    joanie-loves-chachie

    Erin Moran e Scott Baio alias “Joanie e Chachie”

    Ci fu addirittura uno spin-off pensato ma non realizzato. Nel ’77 Suzi Quatro venne contattata per partecipare al telefilm. I responsabili del casting cercavano chi interpretasse il ruolo della cantante rock Leather Tuscadero. Qualcuno vide una foto della Quatro su Rolling Stone e così venne convocata per un’audizione. Si racconta che abbia sfilato la parte a Joan Jett e Debbie Harry dei Blondie (“troppo dura” la prima, “troppo vecchia” l’altra).

    Leather Tuscadero doveva comparire in una storia di due episodi ma tale fu il successo che alla Quatro fu chiesto di girarne altri cinque. E infine le fu offerta una serie ma lei rifiutò. Non voleva finire per essere identificata dal pubblico col personaggio, come capitò a Henry Winkler con Fonzie.

    Al di là di Happy Days con le sue diramazioni, val la pena ricordare qualche altra serie con i relativi spin-off, senza alcuna pretesa di essere esaustivi. “Rhoda” (Usa, 1974-78), “Phillis” (Usa, 1975-77) e “Lou Grant” (Usa, 1977-82) fanno tutte capo a Mary Tyler Moore Show (Usa, 1970-77). In particolare, quello di “Lou Grant” è un caso un po’ bizzarro poiché la serie, ambientata in un giornale di Los Angeles, è tutt’altro che comica pur avendo origine da una sitcom. Il protagonista passa dai panni del burbero produttore televisivo a quelli di un giornalista umano e coraggioso. E lo stesso attore, Ed Asner, è stato un attivista politico durante la presidenza Reagan.

    La serie del poliziotto “Baretta” (Usa, 1975-78) rimanda l’ennesima particolarità. L’attore Robert Blake era stato chiamato per sostituire Tony Musante nel ruolo di protagonista di “Toma” (Usa, 1973-74), ma si rivelò così originale nella sua interpretazione che anziché proseguire con altri episodi si decise di studiare una serie su misura per lui (più che altro fu cambiato il nome e l’ambientazione, da Newark alla California).

    leather-tuscadero-fonzie

    Leather Tuscadero (Suzi Quatro, stellina tutto pepe del glam rock) con Fonzie

    Un’altra delle tante storie che circolano sugli spin-off riguarda “Il mio amico Arnold”, conosciuta anche come “Harlem contro Manhattan” (Usa, 1978-86) che diede origine a “L’albero delle mele” (Usa, 1979-88). Si racconta che Fred Silverman, a quel tempo alla testa della NBC e grande appassionato di spin-off, fosse ansioso di crearne uno dalla sitcom del celebre ragazzino nero Arnold. Così nacque l’idea di una scuola femminile ed esclusiva che avesse come punto focale la signora Garret, ovvero la governante di casa Drummond. Charlott Rae si mostrò piuttosto restia ad abbandonare il programma, che aveva molto successo. Accettò solo con la promessa che avrebbe avuto indietro il suo vecchio ruolo, qualora “L’albero delle mele” fosse andato male. Così non fu. Testimonianza ne siano i numerosi tentativi di ricavare anche in questo caso ulteriori spin-off. Furono tutti dei fiaschi.

    Ma da cosa nasce la tendenza a creare spin-off? Si punta sulla familiarità del pubblico con personaggi e situazioni consolidate. Si muove da un contesto che in qualche modo ci appartiene e si saltano gli inconvenienti dell’ignoto, sfruttando un certo inevitabile voyeurismo dello spettatore.

    Questo succede soprattutto quando i personaggi minori, i cosiddetti comprimari, hanno una loro autonomia, non esistono solo in quanto utili a completare o a evidenziare meglio le caratteristiche dei protagonisti.

    Non sempre, però, si riescono a prevedere le reazioni del pubblico. Nel caso di Mork, deve aver pesato più la verve comica di Williams che la storia in sé. Ma è anche vero che nella seconda stagione, il programma ebbe un crollo negli ascolti in seguito a cambiamenti che esaltarono l’aspetto surreale delle vicende a scapito dell’impostazione (a suo modo) fantascientifica.

    mork-richie-cunningham

    Robin Williams (Mork) e Ron Howard (Richie Cunningham) in “Happy Days”. La serie (255 episodi prodotti dalla ABC fra il 1974 e il 1985) non è stata solo un grande successo televisivo ma anche un fenomeno di costume. I protagonisti della serie creata da Garry Marshall (che poi sarà il regista di “Pretty woman”) sono diventate delle figure retoriche nell’immaginario giovanile. Specie Fonzie, il bullo dal cuore tenero. Al suo personaggio è stata dedicata persino una collana di libri che “romanzava” le sue avventure. “Fonzie, Fonzie superstar” di William Johnston (Tempo books 1976) è un tascabile che se non aggiorna il mito di Dorian Gray, almeno umanizza le stravaganze di uno spaccone di Milwaukee

    Altro esempio è quello di Lindsay Wagner, la Jaime Sommers de “La donna bionica” (Usa, 1976-78). Il personaggio fece la sua comparsa ne “L’uomo da sei milioni di dollari” (Usa, 1973-78), dove era una ex giocatrice professionista di tennis e fidanzata del protagonista (Lee Majors). Fu fatta fuori ma tale era stato il gradimento del pubblico che venne risuscitata con tanto di serie propria e dotazioni bioniche. Fu brava, la Wagner, a dare credibilità al personaggio e a evitare che si riducesse a semplice “spalla” dell’uomo bionico.

    Altre volte, come per “Laverne & Shirley” è stato determinante il fiuto di chi ha deciso, ancora Marshall, puntando sulla stravaganza delle due protagoniste. Per la verità, in “Happy Days” non avanzava grande spazio per le donne, ridotte a uno stuolo di bambole che accorrevano all’“eeeehi!” con dita schioccanti di Fonzie. Nemmeno la buona Marion, mamma Cunningham, avrebbe avuto le carte per reggere da sola una serie. Troppo imbrigliata nel suo ruolo tutto a colori pastello, privo di grosse contraddizioni. E la piccola Joanie? Ebbe la sua occasione ma ancora una volta a ridosso di qualcosa che la conteneva. Non più la famiglia, ma la storia d’amore. Forse lì fu proprio l’affiatamento della coppia, che non a caso coppia lo era anche fuori dal set, a solleticare l’iniziativa dei produttori. E Leather Tuscadero? Cosa autorizzò i capi a credere che sarebbe stato un successo dedicarle una serie? Furono gli ascolti, prima di tutto, ma anche il carisma del personaggio e dell’interprete che, non a caso, il carattere lo dimostrò proprio rifiutando l’offerta.

    Ancora, la scelta di dar vita a “I Jefferson” (Usa, 1975-85) scaturì probabilmente dagli stessi moventi che avevano portato a concepire “Arcibaldo” (Usa, 1971-92). In fondo, George Jefferson (Sherman Hemsley) non era che la controfigura “nera” dell’intollerante e prevenuto Arcibaldo che poi, fatalmente, la vita mette alle prese proprio con le persone più detestate. George e Arcibaldo al principio sono vicini di casa.

    A proposito di sitcom nere, bianche o meticce, vien da sperare che un giorno, il nipote di David Crane [3], nel megasalotto della villa del nonno, gli suggerisca di far calare qualche nero a New York. Dalle parti del Central Perk.


    Guarda
    l’incontro tra Mork e Fonzie in “Happy Days”:

    → Ascolta la sigla italiana di “Laverne & Shirley” cantata da Romina Power (in inglese):

    → Guarda il cameo di Fonzie in “Joanie e Chachie”:

    → Guarda Suzi Quatro nei panni di Leather Tuscadero in “Happy Days”:



    Note
    [1] Ideatore e produttore di “Happy Days”, “Mork & Mindy”, “Laverne & Shirley”. Anche attore e regista, Marshall ha diretto, fra gli altri, “Pretty woman” (1990).
    [2] Ha diretto, fra gli altri, “Jumping Jack Flash” (1986), “Big” (1988) e “Risvegli” (1991).
    [3] Uno dei produttori di “Friends” (Usa, 1994), insieme a Marta Kauffman e Kevin Bright.


    Altri spin-off
    “George e Mildred” (GB, 1979) da “Un uomo in casa” (GB, 1976)
    “I Roper” (Usa, 1979-80) da “Tre cuori in affitto” (Usa, 1977-84)
    “Knot’s landing” (Usa) da “Dallas” (Usa, 1978-91)
    “I Colby” (Usa, 1985-87) da “Dinasty” (Usa, 1981-89)
    “Denise” (Usa, 1987) da “I Robinson” (Usa, 1986)
    “Melrose Place” (Usa, 1992-94) da “Beverly Hills 90210” (Usa, 1990)
    “Model’s Inc” (Usa) da “Melrose Place” (Usa, 1992-94)


    Letture
    G. Marshall, L. Marshall, “Wake Me When It’s Funny. How to Break into Show Business and Stay There”, Newmarket Press 1977
    J.E. Lewis, P. Stempel, “Cult TV. The Essential Critical Guide”, Pavilion 1997
    W. Johnston, “Happy Days. Fonzie, Fonzie superstar”, Tempo Books 1976
    A. Grasso (a cura di), “Enciclopedia della Televisione”, Garzanti 1996
    G. Cozzolino, C. Treanni, “Cult tv. L’universo dei telefilm”, Falsopiano


    Da Storie 41/2001 – Terza, quarta, quinta persona

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