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Storie magazine

1/2016 | TERZA, QUARTA, QUINTA PERSONA – pt. I

MUSICA

La vita e la carriera nascosta delle coriste: “20 Feet From Stardom” è il documentario di Morgan Neville che celebrandole ha vinto l’Oscar. Guarda il trailer

    (Valentina Natale) – Sembrano condannati a passare la vita osservando da poca distanza la fama altrui, così vicina e allo stesso tempo così lontana. Sono i back up singers, ovvero i coristi, quei cantanti (più spesso “quelle cantanti”) che per mestiere accompagnano con le loro voci colleghi ben più blasonati, restando sempre un passo indietro. Sperando che qualcuno si accorga che esistono, un giorno o l’altro, e li faccia diventare delle star perché il talento per stare al centro del palco lo avrebbero eccome.

    A render loro giustizia ci ha pensato il regista Morgan Neville col suo “20 Feet From Stardom”, documentario uscito a giugno del 2013 nei cinema americani e premiato con l’Oscar lo scorso marzo. Un progetto con cui il regista ha raccontato la storia e la vita di chi generalmente sta “dietro” i grandi artisti di fama internazionale. Donne come Merry Clayton (voce femminile di “Gimme Shelter” dei Rolling Stones ma anche una delle Raelettes di Ray Charles), Lisa Fischer (corista nell’ultimo tour degli Stones), Táta Vega (che ha partecipato all’ultimo tour di Elton John), Judith Hill (che avrebbe dovuto far parte dell’ultimo tour di Michael Jackson “This Is It”), Claudia Lennear (che ha cantato per anni con Tina Turner) e soprattutto lei, la veterana Darlene Love.

    backup-singer

    Darlene Love, Merry Clayton, Tata Vega e Judith Hill

    Si sono mossi in tanti per celebrare queste signore della canzone: da Mick Jagger a Sting, da Stevie Wonder a Bruce Springsteen. Hanno tutti accettato di essere intervistati, per rendere omaggio a persone “le cui impronte sono su buona parte della musica che conosciamo, ma non abbiamo idea di chi siano”, come le ha definite Neville. Voci del presente e del passato, che con il loro controcanto hanno fatto diventare il pop/rock anni sessanta ciò che è stato, senza ottenere nulla in cambio.

    Emblematico, tra i tanti, il racconto di Darlene Love. Splendida settantatreenne dalla voce energica che le ha permesso di diventare la prima donna afroamericana a lavorare stabilmente come back up singer, un mondo fino a quel momento esclusivamente appannaggio dei bianchi. Tante le canzoni a cui ha dato il suo contributo: “Monster Mash”, “That’s Life”, “He’s a Rebel”, “He’s Sure The Boy I Love” e “Christmas (Baby Please Come Home)”, tra le altre.

    Un lungo sodalizio con Phil Spector che è stata la sua fortuna e la sua dannazione. L’affermato produttore, infatti, ha sempre fatto in modo che tutte le royalties finissero nelle mani degli artisti che lui curava, quelli con la foto sulla copertina dei dischi e non con il nome relegato nelle note a corpo due che nessuno legge mai, quindi senza che Darlene venisse mai adeguatamente retribuita. Così lei, che aveva stregato Elvis Presley per poi rifiutarne le avances, si è dovuta arrangiare facendo i più svariati mestieri. Perfino la donna delle pulizie, fino a quando David Letterman non si è ricordato di Darlene Wright in arte Love, invitandola nel suo programma nel 1986 e poi tante altre volte ancora.

    Guarda il trailer di “20 Feet From Stardom”


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