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Storie magazine

1/2012 | STUDENTI CONTRO

MUSICA

“The Headmaster Ritual”: Morrissey le suona al preside

    (Valentina Natale) – “Vampiri bellicosi dirigono le scuole di Manchester”. Non aveva nessuna intenzione di essere diplomatico Morrissey quando ha scritto il testo di “The Headmaster Ritual”, canzone che apriva col botto l’album degli Smiths “Meat Is Murder”, anno di grazia 1985. Doveva togliersi più di un sassolino dalla scarpa di ex studente. Metà attivista, metà poeta, declamava versi pesanti contro la violenza del preside (“invidioso della gioventù”) e del corpo insegnante (“porci senza spina dorsale”) in un certo tipo di scuole inglesi, esheadmasterprimendo tutto il suo scontento sul red carpet musicale che Johnny Marr aveva creato nell’arco di ben due anni.

    “Usavo spesso accordature un po’ strane”, ha raccontato, ‘The Headmaster Ritual’ ha questi bizzarri accordi stile Joni Mitchell (…) e poi un mucchio di altri accordi registrati sopra usando chitarre diverse (…) Tutto dipende dalla stupefacente magia di due chitarre elettriche messe insieme”. Un accompagnamento perfetto per parole fortemente autobiografiche (come Morrissey ha dichiarato a più riprese) frutto della sua esperienza di alunno qualsiasi negli anni settanta alla St. Mary, scuola secondaria di Stretford, vicino Manchester. Una “working class school” in una “working class town” dove ogni sopruso era permesso e che, qualche anno più tardi, sarebbe salita all’onore della cronaca come una delle più brutali del Regno Unito. Gli allievi venivano totalmente ignorati o lasciati a se stessi, senza testi di studio (“un libro doveva essere condiviso da settantanove ragazzi”, stando alla parola di Morrissey). L’attività principale era la falegnameria (in preparazione dell’inevitabile futuro in fabbrica a cui i Madness si sarebbero ribellati qualche tempo dopo, incitando a “spaccare gli arnesi da lavoro” nella loro “Baggy Trousers”), far cadere una matita veniva considerato peccato e il cantante ha rischiato di essere espulso per aver osato scrivere in un tema che si divertiva a leggere il dizionario, ammissione considerata un atto di perversa ribellione morale.

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    La copertina del singolo “The Headmaster Ritual” degli Smiths

    Scenari cupi e aggressivi come l’Inghilterra senza speranza di quel periodo, teatro di scioperi e razionamenti dell’elettricità che costringevano molti ragazzi a fare i compiti a lume di candela (uno dei ricordi più gettonati, in un recente sondaggio della BBC News). Non stupisce quindi che tanti si siano identificati in ciò che Morrissey diceva, facendo di “The Headmaster Ritual” il proprio inno esattamente come era successo ai loro fratelli maggiori con “Another Brick in the Wall”. Ma Morrissey non è Roger Waters, e anche quando scrive una canzone di denuncia non rinuncia a qualche dettaglio chic: come il riferimento, molto inglese, al Military Two Step (una danza tipica nata proprio a Manchester) o quel da-da-da-da-da-hey alla fine di ogni strofa, tra l’ironico e l’orecchiabile, quasi volesse dire a chi lo ascolta: passerà anche questa, la scuola e l’adolescenza. Chi non ricorda un insegnante orribile, che faceva tremare le gambe al solo avvicinarsi? Chi non ha avuto, almeno una volta, la tentazione di dire basta, voglio tornare a casa? Se ce l’ho fatta io, ce la potete fare anche voi.

    Una manna dal cielo, per i teenager soli e disperati di metà anni ottanta, che le botte continuavano a prenderle da professori e compagni. Le punizioni corporali erano pienamente legali in tutta la Gran Bretagna, incoraggiate sulla base del principio “in loco parentis”: la scuola aveva sugli studenti gli stessi diritti di un genitore. Esperienze ritenute altamente formative, che forgiavano il carattere, instillavano il rispetto per l’autorità, mantenevano la disciplina, oltre a incutere un sacro terrore. Una serie infinita di angherie, insulti e percosse con cui presidi e professori ricordavano a tutti chi deteneva il potere, abusandone spesso e volentieri: dalle classiche bacchettate sulle mani o sul sedere con bastoni, righelli o canne (a volte decorate con una faccetta sorridente) a “persuasive” scarpate; dalle frustate (in Scozia c’era perfino una cinta di cuoio apposita con cui picchiare gli indisciplinati e gli indisponenti, chiamata tawse) alle non meno famigerate umiliazioni durante l’ora di ginnastica (quella per cui Morrissey cerca disperatamente di ottenere l’esonero). Un sistema messo a punto con scrupolo e ampiamente diffuso, che spesso sembrava disegnato apposta per dividere gli studenti in serie A e serie B (in base alle circostanze o alle preferenze di un singolo docente più che ai risultati), con molte possibilità di retrocedere e poche chances di promozione.

    Far cadere una matita veniva considerato peccato e Morrissey ha rischiato di essere espulso per aver osato scrivere in un tema che si divertiva a leggere il dizionario, ammissione considerata un atto di perversa ribellione morale

    La messa al bando di tali sadici rituali è relativamente recente: risale al 1986 per gli istituti pubblici, mentre quelli privati hanno continuato a praticarli liberamente fino al 1998. Un ruolo importante nel raggiungere questo risultato l’ha giocato lo STOPP (acronimo di The Society of Teachers Opposed to Physical Punishment), piccolo gruppo di pressione formato da insegnanti contrari alla violenza eccessiva e gratuita come metodo educativo, nato nel 1968 e autore di numerose campagne per spingere il governo inglese e le istituzioni locali a condannarla penalmente. Una vittoria non da poco per i tanti che hanno continuato a portarsi dentro le ferite psicologiche di quei soprusi, finalmente in grado di considerare l’educazione e la vita come qualcosa di diverso da “un brutto errore”, proprio come cantavano gli Smiths in quello che è probabilmente il loro disco più punk e sovversivo. Una voglia di parlar chiaro e cambiare le cose, senza remore né peli sulla lingua, messa in risalto anche da Rolling Stone: Tim Holmes nel numero del 23 maggio 1985 scriveva che il chiacchierato frontman sembrava “un uomo con una missione da compiere, un crociato sconsolato e angustiato con un arsenale di asce (molto personali) da brandire”.

    Pensando a quanti ragazzi di ogni età affollavano i concerti muniti di gladioli da tirare al loro eroe, un Morrissey con la camicia aperta e i capelli asimmetrici, non si può che affermare che la missione è stata portata a termine con successo.


    “The Headmaster Ritual” eseguita dal vivo all’Oxford Road Show nel 1985:

    Il testo di “The Headmaster Ritual”

    Belligerent ghouls
    Run Manchester schools

    Spineless swines
    Cemented minds

    Sir leads the troops
    Jealous of youth
    Same old suit since 1962

    He does the military two-step
    Down the nape of my neck

    I wanna go home
    I don’t wanna stay
    Give up education
    As a bad mistake

    Mid-week on the playing fields
    Sir thwacks you on the knees

    Knees you in the groin
    Elbow in the face
    Bruises bigger than dinner plates

    I wanna go home
    I don’t wanna stay

    Da-da-da …

    Belligerent ghouls
    Run Manchester schools

    Spineless bastards all …

    Sir leads the troops
    Jealous of youth
    Same old jokes since 1902

    He does the military two-step
    Down the nape of my neck

    I wanna go home
    I don’t want to stay
    Give up life
    As a bad mistake

    Please excuse me from gym
    I’ve got this terrible cold coming on
    He grabs and devours
    He kicks me in the showers
    Kicks me in the showers
    And he grabs and devours

    I want to go home
    I don’t want to stay …

    Da-da-da …


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