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1/2012 | STUDENTI CONTRO

SOCIETÀ

Roma, 16 ottobre 2011: dopo il corteo

    (Aldo Benassi) – Roma, domenica 16 ottobre; è da poco passato mezzogiorno quando percorro il tratto che da piazza San Giovanni porta a via Labicana. Durante il tragitto mi imbatto nei resti della guerriglia del giorno precedente: dei bambini giocano in una buca con alcuni sanpietrini rimasti a terra sotto lo sguardo indifferente del padre che parla d’altro con un suo amico; segnali stradali sradicati dai marciapiedi divelti; limoni utilizzati per lenire gli effetti dei lacrimogeni; un paio di cuffie per l’iPod e i vetri infranti di un gabbiotto dell’Ama.

    In giro ci sono ancora delle camionette di Polizia e Carabinieri che pattugliano la zona, una scritta su un muro di via Merulana grida: “Sbirri merde” mentre all’angolo con via Labicana un gruppo di ragazzi con in mano il tricolore e la bandiera del Pdl raccolgono una petizione per: “Vietare i cortei al centro storico di Roma. I manifestanti non devono più fare i porci comodi loro”. Appartengono al gruppo “Giovane Italia” legato a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù, come il fronte missino in cui da ragazza militava. Uno di loro prova a darmi un volantino, che rifiuto con un secco No, grazie.

    Un capannello di persone si è formato intorno al sindaco Alemanno che si sta facendo intervistare di fronte ai locali del Ministero della Difesa incendiati dai black block o come si vogliano definire. Scuro in volto, chissà che non veda l’ora di finire il suo mandato, magari anche prima del 2013, per gettarsi nella mischia della successione a Berlusconi. Quando se ne va un cittadino commenta: “Prima o poi dovremmo scende in piazza noi romani pé difende la città”.

    Alcuni passanti scattano foto ai resti delle auto incendiate e alle scritte sui muri: “Il futuro ce lo prendiamo da soli”, “Guerra Civile”, gli evergreen “A.C.A.B.”, acronimo di All cops are bastards, e  “Digos boia”. Un ciclista della domenica inveisce contro di loro: “Ma che cazzo state a fa! Ancora che scattate ‘e foto cor cellullare?! Ma andate affanculo va!” Torno indietro e mi accorgo di una giovane donna dai capelli corti neri che sta lavando il pavimento dell’atrio di un palazzo che si trova proprio accanto alla caserma del nucleo della polizia tributaria della Guardia di Finanza, sotto la quale targa campeggia un “Merde” scritto con uno spray verde e sul portone d’ingresso una lapidaria richiesta: “Cacciate li sordi!”. Mi avvicino alla signora e le faccio la domanda più banale che potesse venirmi in mente: il vetro del portone di questo palazzo è stato distrutto ieri? “Sì caro… Abbiamo finito di raccoglierli ieri sera tardi” dice mentre mi indica il mucchio di vetri addossato al bordo del marciapiedi.

    L’esplosione ha anche danneggiato le cassette delle lettere e i listelli di legno che ricoprono la parete d’ingresso dello stabile che è stato costruito nel 1954 e non è mai stato ristrutturato come tanti altri a Roma: “Scrivetelo sui blog, ho letto delle cose indecenti. Via Labicana è abitata da tutta gente che lavora, qui non siamo ai Parioli”. Il tono della voce è affannato, i suoi occhi verdi ancora pieni di paura: “La station wagon che hanno incendiato è quella del macellaio qui di fronte”, si riferisce alla Volvo nera che in sole dodici ore è entrata nelle immagini di repertorio di SkyTg24 e RaiNews. “La Scenic qui davanti è di una ragazza madre che abita in questo palazzo, la vedi, c’avrà dieci anni quella macchina, non è nemmeno assicurata contro furto e incendio!” Quanti siete ad abitare in questo palazzo? “Siamo cinque famiglie, anche io sono una precaria, insegno alle scuole superiori e ho due figli grandi che ieri sono rimasti a casa. Ma tu sei uno studente?” Sì. “Ieri tre studentesse di sedici anni erano qui davanti, erano rimaste ferite. In faccia erano bianche come la carta, gli ho prestato il primo soccorso”.

    Oltre alla Scenic hanno fatto la stessa fine una Yaris Verso e una Golf parcheggiate vicino: “La nostra sfortuna è stata quella di trovarci in mezzo alla caserma della Finanza – che usano come deposito veicoli e viene protetta da un solo piantone – e i locali del Ministero della Difesa dove non c’è nemmeno un soldato. Poi che c’entrava rompere la Madonna dove portiamo i bambini a fare catechismo?” Anche sull’immagine della statua della Madonna ridotta in frantumi la stampa ha morbosamente indugiato, si trovava in un locale della Chiesa di San Pietro e Marcellino, proprio all’angolo con via Merulana. Sul lato opposto la porta d’ingresso della Banca Popolare del Lazio ha le vetrine frantumate e su una di queste è stato scritto “Bankers Suckerz”, ma lo spray è blu. Quanto è durata qui la guerriglia? “Hanno iniziato alle quattro e sono andati avanti fino alle otto e mezza. Sono scesa quando ho sentito scoppiare la prima bomba carta e ho visto il fumo dell’auto del macellaio, all’inizio pensavo fosse la mia a esser stata incendiata, ma per fortuna l’avevo parcheggiata qualche metro più avanti. È stata una giornata dura” sussurra mentre si passa una mano sul volto. Mi congeda augurandomi buon lavoro, poi esce per gettare l’acqua sporca del secchio. Un gesto che mette finalmente termine a un sabato passato tra gli scontri.


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