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Storie magazine

1/2012 | STUDENTI CONTRO

SOCIETÀ

Roma, 15 ottobre 2011: stop al corteo

    (Gabriele Salvatori) – Scendiamo per via Cavour dentro un corpo unico che fa un gran rumore. Il sole batte forte addosso alla facciata gialla ed elegante di un palazzo, e sembra primavera, 15 ottobre 2011. Dall’altra parte in ombra, stanno le finestre di un albergo che sono buchi quadrati, da cui si affaccia un signore sorridente e rotondo che alza un foglio al cielo. Bonn è con voi! E il corpo unico legge, esulta e applaude. Applaude anche ai volti chiari della figlia e della moglie che compaiono all’improvviso come due ali, una di qua e una di là, e salutano noi, lì sotto, come farebbero con amici ritrovati per caso, in un posto lontano.

    Altri venti metri e mi perdo dentro un pensiero sulle piazze nel mondo, che si organizzano per dire di no a un sistema malato per il quale non è stata prevista via d’uscita. Sbrindellata ogni opposizione, si riparte da: occupiamo tutto! E per tornare alla realtà mi ci vuole uno scappellotto che arriva da dietro, all’improvviso. Ma tu’ padre lo sa che stai qua ‘n mezzo? Mi volto e trovo il volto finto serio di Danilo e la sua mano ancora a mezz’aria. E io me l’abbraccio, vecchio generale del servizio d’ordine del movimento studentesco. Le manifestazioni vanno bene, ma domani che si fa? Dice. E io lo guardo perplesso.

    Insomma, finito il corteo qual è il programma? Non faccio in tempo a rispondergli che mi sfugge di mano: come è arrivato sparisce, in mezzo alla folla, lungo i suoi percorsi di osservazione e analisi. Con Claudio che scatta foto, va e torna dal ventre del corpo che sfila, e Federica che sorride divertita a due facce di pagliaccio, scivolo fino al carro del Teatro Valle Okkupato. Una ragazza con una maglia nera mal ridotta e senza maniche, aggrappata alla sponda del carro urla di presenze e obiettivi. Le sue belle tette tonde e libere come i buoni pensieri, ballano sotto il cotone della maglia e portano via attenzioni. Che dice? Ci sono almeno quattrocentomila persone. Ma anche di più! Frankie Hi Energy spunta tra le casse del sound system, gli occhiali e lo stile inconfondibili e comincia a cantare. Passa un’ambulanza e un camion dei pompieri. Lì giù a sinistra ci sono i resti di una macchina bruciata e le vetrine delle banche portano i segni degli assalti. Arrivati alla fine di via Cavour, sui Fori Imperiali, a destra lo schieramento di poliziotti e camionette impedisce al corpo unico qualunque tentativo di fuga verso i palazzi del potere. Scivoliamo via in direzione del Colosseo, un po’ più sfilacciati di prima. Rallentiamo. La ragazza con la maglia nera ha abbandonato le sponde del carro e fa la spola da un punto all’altro del corteo. Ma che succede? Ci fermiamo. Su via Merulana non si passa. Mentre il corteo si arresta, oltre i palazzi si alza una colonna di fumo nero. Che cazzo! Un po’ storditi, un po’ preoccupati, scorriamo lentamente affianco al Colosseo verso il Circo Massimo, dalle casse del carro arrivano notizie confuse, il corteo è spezzato, la polizia carica, ci sono feriti.

    Così il domani ci arriva addosso all’improvviso, sui titoli dei giornali già immaginati che oscureranno tutto il resto. Ci vuole organizzazione e disciplina, altrimenti poi finisce tutto, dice Danilo. Ancora con Lenin? Amico mio, un buon metodo non si cambia.


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