rivista internazionale di cultura

Storie magazine

2/2012 | SALVATORI E SALVATRICI

STORIA

I nazisti salvano i libri degli ebrei…

    (Gherardo Fabretti) – Alle otto e trenta del mattino del 14 ottobre 1938 alcuni ufficiali nazisti della ERR [1] bussarono alla porta della sinagoga di Roma mentre il furgone della ditta di trasporti Otto e Rosoni era pronto e col motore acceso. I nazisti non avevano voglia di perdere tempo: i libri andavano caricati e portati via alla svelta. Ugo Foà, presidente della Comunità ebraica di Roma, e Dante Almansi, presidente delle Comunità ebraiche in Italia, aspettavano da giorni quel momento, da quando avevano spedito una lettera in libri-ebreiquattro copie ai dicasteri fascisti interessati alla questione perché impedissero quello che era ormai un saccheggio annunciato: il Ministero dell’Educazione, la Direzione Generale delle Religioni, la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza e la Direzione Generale dell’Amministrazione Civile. Aspettavano invano, e se ne resero presto conto. Come racconta nel suo saggio “Bloodless Torture” il professor Stanislao Pugliese, docente della Hofstra University di New York: “Forse non avrebbero dovuto sorprendersi del fatto che nessun ufficiale fascista si fosse offerto di intercedere, specialmente dal momento che gli ultimi tre uffici citati erano sotto il comando del noto criminale di guerra e fanatico antisemita Guido Buffarini Guidi, che proprio in quel momento stava preparando una legislazione antisemita molto più severa di quella approvata dal regime nel 1938”. [2]

    La segretaria della sinagoga, Rosina Sorani, temporeggia, mentre Foà e Almansi fanno appena in tempo a nascondere gli ultimi oggetti nelle fondamenta degli ormai svuotati mikveh (bagni rituali) dell’edificio. Gli operai impiegano un giorno intero a caricare i libri e quando, due mesi dopo, i nazisti tornano a sequestrare gli ultimi pezzi rimasti nell’adiacente Collegio rabbinico, più di diecimila preziosi volumi erano ormai in mani tedesche: duemila anni di storia ebraica documentata avevano preso la via del non ritorno. Solo una infinitesima parte, tra incunaboli e preziosi libri decorati, erano sfuggiti alla razzia, portati in gran segreto nella vicina Biblioteca Vallicelliana. Mentre il furgone coi libri scompariva dietro una curva, Foà e Almansi pensavano già alla fine di quei preziosissimi lavori, stupendosi anzi di non vederli arsi sul posto, come era accaduto quello stesso anno in piazza Carlina a Torino, quella volta, però, per mano dei fascisti. Forse, pensavano, il valore di quei libri meritava ben altra cornice: sarebbero andati ad alimentare qualche enorme autodafé in Germania, come quello del 1933 in Babelplatz, a Berlino, i cui echi erano giunti fino in Italia.

    alfred-rosenberg

    In aperto contrasto con Joseph Göbbels, Alfred Rosenberg (nella foto) vuole che i volumi sequestrati arrivino integri a Francoforte, dove per ordine di Hitler si sta costruendo una enorme biblioteca destinata a conservare la totalità dei libri di lingua o argomento ebraico rastrellati dai tedeschi in tutte le nazioni occupate…

    E invece no. Nessuno di quei volumi era destinato alle fiamme. Alfred Rosenberg, recentemente nominato da Hitler BFU, acronimo vitale per accorciare l’impronunciabile titolo di Beauftragter des Führers für die Überwachung der gesamten geistigen und weltanschaulichen Schulung und Erziehung der Partei und gleichgeschalteten Verbände [3], aveva per loro ben altri progetti.

    In aperto contrasto con Joseph Göbbels – un contrasto anzitutto personale – che ne avrebbe volentieri fatto carbonella in qualche piazza di Berlino, inneggiando alla fine della peste disgregatrice sulle colonne del Völkischer Beobachter, Rosenberg vuole che quei volumi arrivino integri a Francoforte, dove per ordine di Hitler si sta costruendo una enorme biblioteca destinata a conservare la totalità dei volumi di lingua o argomento ebraico rastrellati dai tedeschi in tutte le nazioni occupate. Tra il 1939 e il 1945 i nazisti riuniranno quasi tre milioni di volumi: ironia della sorte, nessuna biblioteca o sinagoga ebraica aveva mai vantato un numero così enorme di libri. Non era certo una fulminante crisi di coscienza del Führer ad animare questa enorme opera di salvataggio del patrimonio culturale ebraico; l’ERR di Rosenberg lavorava al solo scopo di preparare ideologicamente la Gegnerbekämpfung, la “lotta al nemico”: acquisire più informazioni possibili sulla cultura giudaica per screditarla e distruggerla una volta per tutte.

    Una lotta in cui il nemico assumeva varie forme, non necessariamente sioniste: anche la RSHA, [4] la polizia nazista, condivideva gli stessi interessi. Himmler, in aperta concorrenza con Rosenberg, aveva affidato a Franz Six, accademico e fanatico della supremazia ariana, il comando della divisione crimini ideologici. Non di annientamento culturale si trattava ma di materiale requisito, indagato alla ricerca di usi, costumi e tradizioni utili a scovare ebrei nascosti e simpatizzanti. Six non deluse le aspettative del capo e creò immediatamente una sotto divisione, la VII A1, incaricata esclusivamente del sequestro e della catalogazione delle opere di argomento giudaico. Alla faccia dell’accademicità del personaggio, furono molti gli ebrei tedeschi costretti a lavorare alla biblioteca di Six: nessuna SS, infatti, sembrava andasse al di là dell’abbiccì.

    Nel 1943 i nazisti, preoccupati dell’avanzare delle truppe sovietiche, spostarono le due biblioteche (quella della ERR e quella della RSHA) al riparo dai bombardamenti, in Slesia e nei Sudeti. Una corsa al salvataggio così paradossale non si era mai vista: i libri degli ebrei salvati dalle fiamme e dalle bombe da chi li avrebbe volentieri visti tutti in cenere. Una corsa destinata a fermarsi bruscamente con la caduta di Berlino, il 2 maggio 1945. Una gara senza vincitori, ma con un numero sterminato di vittime: molti di quei libri non saranno più ritrovati.

    Heinrich Heine: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”

    In una Italia che aspetterà il 1957 per mettere in liquidazione l’odioso EGELI, l’ente istituito nell’ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati, una “Commissione per il recupero del patrimonio bibliografico della Comunità ebraica di Roma sarà istituita solo nel 2002! Nonostante lo straordinario lavoro di ritrovamento compiuto dalla commissione sia lì a ripagare in parte i decenni perduti, molti volumi di inestimabile valore mancano ancora all’appello.

    E se è vero, come ha scritto Lucien Polastron nel bellissimo “Libri al rogo” (ed. Bonnard, 2006) che questa ignobile razzia ha involontariamente messo in salvo dai bombardamenti un capitale culturale inestimabile, è altrettanto vero che quel capitale sarebbe ancora tutto intero se il grande responsabile del sequestro non avesse deciso, un giorno, di scatenare una guerra. Forse Hitler aveva letto Heine: “là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”; se poi gli uomini sono ‘il popolo del Libro’ la predizione si fa ancora più inquietante.


    Note
    [1] La Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg era l’unità speciale incaricata di sequestrare tutto il materiale ritenuto politicamente rilevante rinvenuto nei territori occupati.
    [2] Stanislao G. Pugliese, “Bloodless Torture: The Books of the Roman Ghetto under the Nazi Occupation”, Libraries & Culture, University of Texas Press 1999.
    [3] Plenipotenziario del Führer per la Agenzia della Supervisione di tutti gli intellettuali e per l’insegnamento ideologico nel partito nazionalsocialista dei lavoratori.
    [4] Reichssicherheitshauptamt.


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