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1/2014 | L’ECCEZIONE

MUSICA

Lucio Battisti: “Images”, il suo disgraziato album in inglese. La vera storia

    (Valentina Natale) – Una carriera costruita con puntiglio e rigore quella di Battisti, fatta su misura per calzare a pennello addosso al geniale musicista di Poggio Bustone, fino a quel passo falso che molti ammiratori non gli hanno mai lucio-battistiperdonato: “Images”, il famoso e famigerato album in inglese del Lucio nazionale.

    Era il 1977 (tre anni dopo il rivoluzionario “Anima latina”) e la casa discografica RCA voleva provare a fare il grande passo: lanciare Battisti all’estero. Un’idea nata a Los Angeles durante la realizzazione del fortunato “Io tu noi tutti” che Battisti, dopo alcune incertezze iniziali, accolse con entusiasmo. Il momento in teoria non poteva essere più propizio: ormai un artista affermato in Italia, con ben undici dischi realizzati e anni di successi alle spalle, è amatissimo dai fan, oltre che musicista è anche un personaggio pubblico di rilievo, nonostante i rapporti sempre più burrascosi con la stampa di settore e non. Rapporti che semplici non erano mai stati, destinati a essere definitivamente interrotti con una lapidaria dichiarazione: “Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare con il pubblico solo per mezzo del suo lavoro”.

    La prossima mossa, nei piani dell’etichetta, avrebbe dovuto essere la scalata al difficile mercato statunitense. Un progetto ambizioso e rischioso, visto che pochi cantanti italiani avevano ottenuto risultati apprezzabili cercando di esportare le proprie canzoni in un contesto così diverso da quello in cui erano nate. La concorrenza in quegli anni di certo non mancava, ma la RCA non sembrava particolarmente preoccupata. Non badò a spese, questo è certo, finanziando la nuova trasferta americana del musicista.

    Prodotto dallo stesso Battisti, da Bones Howe e Joe Reisman, “Images” è stato in gran parte registrato negli studi della RCA di Hollywood tra l’ottobre del 1976 e il marzo del 1977 (anche se le basi strumentali di alcune tracce furono completate in Italia prima della partenza, con la partecipazione di Ivan Graziani, Walter Calloni e Claudio Maioli).  Ad lucio-battisti-imagesaffiancare Battisti fior di musicisti come Ray Parker Jr., Danny Ferguson, Mike Melvoin, Scotty Edwards, Hal Blaine, Ed Greene e molti altri ancora, scelti per dare alle canzoni un sound più internazionale. La scaletta del disco fu appositamente studiata per essere una sorta di best of, un biglietto da visita con cui Battisti potesse presentarsi al mondo:  cavalli di battaglia come “Amarsi un po’” trasformata in “To Feel in Love”, “Il mio canto libero” (“A Song to Feel Alive”), “Sì, viaggiare” (“Keep on Cruising”), “La canzone del sole” (“The Sun Song”), “Soli” (“Only”) e pezzi più consuntivi come “Ho un anno di più” (“The Only Thing I’ve Lost”) e “Neanche un minuto di non amore” (“There’s Never Been a Moment”). Inizialmente il non semplice compito di tradurre i testi dall’italiano all’inglese venne affidato a una cantautrice americana da tempo residente in Italia, Marva Jan Marrow. Il principale collaboratore di Battisti nonché suo paroliere di fiducia del periodo, Giulio Rapetti in arte Mogol, però non gradì il risultato criticando apertamente alcune decisioni prese dalla Marrow riguardo all’adattamento dei pezzi e spingendo la RCA ad affidare a Peter Powell l’incarico di una traduzione più letterale e fedele all’originale.

    “Images” esce in America nell’agosto del 1977 e fin dal primo momento l’accoglienza non è delle migliori. Unanime il parere dei critici musicali, che lo definiscono un disco poco riuscito, troppo “all’italiana” sia dal punto di vista musicale che lirico. A non convincere è soprattutto l’accento di Battisti e il suo inglese troppo impacciato per risultare naturale, pericolosamente vicino a quella lingua scherzosa e maccheronica che spesso Lucio usava per comporre le canzoni. A settembre dello stesso anno “Images” è pubblicato in Italia, diventando ufficialmente il dodicesimo album di Lucio Battisti. Ma non viene apprezzato neppure dai fan di lunga data, raggiungendo soltanto un deludente cinquantanovesimo posto nelle classifiche di vendita prima di essere precipitosamente ritirato dal mercato. Da quel momento in poi, e per molti anni, il 33 giri di “Images” diviene pressoché introvabile. Un pezzo da collezione, ricercatissimo dagli appassionati, almeno fino a quando il disco non va in ristampa su CD nel 1998 (oggi lo si può trovare facilmente su Amazon).

    Le dure critiche e l’insuccesso di “Images”non mettono un freno all’ambizione cosmopolita di Battisti, che continua allegramente a pubblicare versioni dei suoi dischi in tedesco, in francese. Ed era previsto anche un secondo album in inglese, da realizzare subito dopo “Una donna per amico”. Avrebbe dovuto chiamarsi “Friends” e uscire nel 1979. Sette canzoni dovevano provenire proprio da “Una donna per amico”: “Perché no” (“Day to Day”), “Nessun dolore” (“Pain Is Gone”), “Donna selvaggia donna” (“Lady”), “Al cinema” (“Goin’ to the Movies”), “Prendila così” (“Take It as It Comes”), “Aver paura d’innamorarsi troppo” (“Afraid of Falling”), “Una donna per amico” (“A Woman as a Friend” oppure “Friends”); due avrebbero dovuto essere tratte da dischi usciti precedentemente: “E penso a te” (“I Think of You”) e “Ancora tu” (“Baby It’s You”). I testi, decisamente più curati dopo il flop di “Images”, furono tradotti e adattati da Frank Musker. A mixaggio ormai effettuato però, quando mancava solo l’editing finale, la data d’uscita di “Friends” fu posticipata e poi annullata senza ulteriori spiegazioni. Forse a causa dei numerosi pareri negativi suscitati dall’album tra i discografici e i collaboratori di Battisti. L’unica testimonianza dell’esistenza effettiva di “Friends” (visto che le canzoni non erano registrate alla SIAE e che non è stato richiesto né assegnato nessun numero di catalogo) è un singolo, “Baby It’s You” come lato A e “Lady” come lato B, uscito in Gran Bretagna il 28 febbraio 1979 con scarsissimo successo. Il disco è, a tutt’oggi, inedito anche se molti dei brani registrati sono reperibili su Internet.

    Dopo quel 1979 la carriera di Lucio Battisti è cambiata e molto. L’anno dopo, il 1980, segna la fine del sodalizio che sembrava di ferro con Mogol e l’inizio di una fase nuova: la collaborazione con Pasquale Panella e una serie di album sperimentali, complessi. Senza più tentare di conquistare mercati stranieri e senza mai abdicare a quell’isolamento mediatico tenacemente voluto, difeso con costanza.

    Ascolta “Images”:


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