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Storie magazine

4/2012 | LA CRISI

CINEMA

Lo “spietato” mondo di Eric Rochant

    (a cura di Elena Balbo) – Nel 1989, “Un mondo senza pietà” ha rivelato il talento di Eric Rochant. Il suo debutto ritrae senza indulgenza una generazione “che non crede in niente, non ha nessuna illusione, non ha ideologie”. Ne è protagonista persuasivo il figlio d’arte Hippolyte un-mondo-senza-pietaGirardot, nel film Hippo che è persino romantico nel suo sbando: “Non siamo sulla terra per stare bene: non ci resta che innamorarci come stronzi. Il peggio di tutto”. Per l’Hippo innamorato il “peggio” si chiama Nathalie.

    – Le ashkenazite sono tutte matte, se non lavorano temono di essere arrestate. E con Nathalie, come va?
    Hippo: Ah, bene… Se ne sta a casa tranquilla, decisa a mollare. Quella sì che ha capito tutto. Ci vediamo e mi butta via. La lascio e il giorno dopo le telefono: “Pronto? Ciao, sono io”. “Ciao”. “Che cosa fai?”. “Lavoro”. “D’accordo, ci vediamo?”. “No”. “Va bene, allora ciao”. “Ciao”.
    – Tipica ashkenazita.
    Hippo: Cosa?
    – Nathalie Rosen. È un’ebrea dell’Europa dell’est, io invece sono sefardita, del nord Africa.
    Hippo: E allora, che cazzo c’entra?
    – C’entra eccome, perché le ashkenazite sono tutte matte, se non lavorano temono di essere arrestate e sbattute in un campo.
    Hippo: Voi che non avete paura non fate niente?
    – Ti ha ficcato lei quest’idea in testa? È tipico delle ashkenazite. Sai che dicono? È meglio sposare un goj che un sefardita.
    Hippo: Va bene, allora ho qualche speranza.
    – Sì. Però devi lavorare lo stesso, ebreo o no. Perché tanto la loro paranoia è sempre quella.
    Hippo: Sei veramente uno stronzo sefardita.


    Dal film “Un mondo senza pietà”, scritto e diretto da Eric Rochant.


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