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SPOKEN WORD | JAMES BROWN

“King Heroin”

(Mario Gastaldi) – James Brown, uno degli artisti più influenti della musica popolare, ha smesso di dirci I feel good il giorno di Natale del 2006. Un personaggio chiave dell’evoluzione ritmica della musica contemporanea. Dunque molto più di un godfather of soul o di un the hardest working man in the showbusiness, come veniva chiamato.

UOMO IN RIVOLTA – Una figura a suo modo rivoluzionaria per i neri americani, tanto da ritagliarsi col tempo una james-brown-there-it-iscredibilità culturale che in pochi gli avrebbero accreditato limitandosi a sorridere delle sue spaccate, del suo dimenarsi scimmiesco, dei suoi urletti perfettamente calibrati. No, Brown era di più. Uno stacanovista dello studio di registrazione, poteva rimanerci per giorni a forza di uh-ah ma una volta fuori si portava dietro anche trenta canzoni scritte e arrangiate in nemmeno dieci giorni.
Ora ci fa piacere ricordarlo in una delle sue canzoni più toccanti, “King Heroin”.

CONTRO LA DROGA – Le cose andarono così: Brown conobbe un cameriere allo Stage Delicatessen di New York, si chiamava Manny Rosen e aveva scritto una manciata di strofe sull’eroina (prima che ci pensasse Lou Reed). Brown fu colpito dai versi liberi di Rosen – un uomo come lui conosceva il significato della droga – e allora pensò di musicare il poemetto alla sua maniera. Ne venne fuori un emozionante manifesto notturno che preconizza autorevolmente il rap, sorretto da fiati così dolenti e certo più vicino agli spartiti jazz che a quelli funk.

IP – Scritta per la cronaca oltre che da Brown e Rosen da David Matthews e Charles Bobbit (rispettivamente arrangiatore e manager del padrino nero), la canzone fu registrata nel gennaio del 1972 in uno studio newyorkese con turnisti di rango e pubblicata come singolo a marzo (arrivò fino al sesto posto delle classifiche soul). Fa parte dell’album “There It Is” dello stesso anno.

THE MESSAGE – La poesia originariamente scritta da Rosen è concepita dal punto di vista della… droga (una specie di “Io e lui” moraviano on acid) e dunque rimane molto violento ancora oggi l’effetto della prima persona nel descrivere i danni prodotti dalla dipendenza: modelle che si rovinano il corpo, uomini, anzi “the most virile of men losing their sex”, manie omicide e via bucando. Brown si limitò ad aggiungere una breve intro al poema riferendosi all’eroina come “one of our most deadly killers in the country today” e verso la fine del brano l’aforisma “this is a revolution of the mind” che alludeva al titolo del suo formidabile album dal vivo registrato all’Apollo Theater di New York.

PAMPHLET – “King Heroin” è un pugno allo stomaco, la testimonianza feroce dell’impegno di un artista altrimenti noto solo per la sua irrefrenabile fisicità. E non è un episodio isolato nel romanzo di Brown, basta pensare all’orgoglio nero che trabocca in “Don’t Be a Drop-Out” e soprattutto in “Say It Loud – I’m Black and I’m Proud”.

Del Godfather of Soul ci rimangono tante altre cose belle e malgrado una biografia movimentata, la sua impronta sulla musica che ancora ci fa felici è indelebile. Come la sua voce risentita che racconta di un mondo al laccio.


→ Ascolta “King Heroin”:

Ladies and Gentlemen
Fellow Americans
Lady Americans
This is James Brown
I wanna talk to you about one of our
Most deadly
Killers in the country today
I had a dream the other night, and I
Was sittin’ in my living room
Dozed off to sleep
So I start to dreamin’
I dreamed I walked in a place and
I saw a real strange, weird object
Standin’ up talkin’ to the people
And I found out it was Heroin
That deadly drug that go in your veins
He said:
I came to this country without a passport
Ever since then I’ve been hunted and sought
My little white grains are nothin’ but waste
Soft and deadly and bitter to taste
I’m a world of power and all know it’s true
Use me once and you’ll know it, too
I can make a mere schoolboy forget his books
I can make a world-famous beauty neglect her looks
I can make a good man forsake his wife
Send a greedy man to prison for the rest of his life
I can make a man forsake his country and flag
Make a girl sell her body for a five-dollar bag
Some think my adventure’s a joy and a thrill
But I’ll put a gun in your hand and make you kill
In cellophane bags I’ve found my way
To heads of state and children at play
I’m financed in China, ran in Japan
I’m respected in Turkey and I’m legal in Siam
I take my addicts and make ‘em steal, borrow, beg
Then they search for a vein in their arm or their leg
So, be you Italian, Jewish, Black or Mex
I can make the most virile of men forget their sex
So now, no, my man, you must (you know) do your best
To keep up your habit until your arrest
Now the police have taken you from under my wing
Do you think they dare defy me, I who am king?
Now, you must lie in that county jail
Where I can’t get to you by visit or mail
So squirm – with discomfort – wiggle and cough (hack!)
Six days of madness, hah! You might throw me off
Curse me in name! Defy me in speech!
But you’d pick me up right no if I were in your reach
All through your sentence you’ve become resolved to your fate
Hear now! younng man and woman, I’ll be waitin’ at the gate
Don’t be afraid, don’t run! I’m not chased
Sure my name is Heroin! You’ll be back for a taste
Behold, you’re hooked!
Your foot is in the stirrup
And make – haste!
Mount the steed!
And ride him well
For the white horse of heroin
Will ride you to Hell!
To Hell!
Will ride you to Hell!
Until you are dead!
Dead, brother! Dead!
This is a revolution of the mind
Get your mind together
And get away from drugs!
That’s the man!
Back! Back

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