rivista internazionale di cultura

Approfondimenti

LA FASE CRITICA | GIOVANNI MARIOTTI

I vantaggi (e le regole) della Transletteratura

(Cosa frulla nella testa di una donna il cui marito 
coltiva la strana ambizione di uccidere una balena bianca? 
Cosa prova una domestica di fronte ai molti misteri di casa Jekyll? 
A domande come queste tenta di rispondere la transletteratura. 
Nonostante le riserve, le accuse, le opposizioni di chi
rimprovera il furto, anziché apprezzare l’omaggio.
Ecco alcune considerazioni degne di un piccolo manifesto)


Liberiamo madame Bovary da monsieur Flaubert!

Emancipiamo i personaggi dei romanzi dalle pagine dove si sono manifestati per la prima volta, e lasciamo che circolino liberamente e vadano incontro a nuove avventure!

È il programma della transletteratura, che non è una novità, ma un movimento che esiste da sempre.

Ecuba esce da Omero per entrare nelle tragedie di Euripide; il paladino Roland della famosa “Chanson” cambia poema e diventa Orlando pazzo per amore e furioso; il volubile
don Giovanni Tenorio
abbandona Tirso da Molina per Molière e Mozart, e il dottor Faust, dimenticando Marlowe, vende la sua anima a Goethe… È tutto un gioioso andirivieni, con porte che si aprono e che si chiudono, come nella commedie di Feydeau, all’Hôtel du Libre Échange.

lo-diary-pia-pera

L’edizione inglese del “Diario di Lo” di Pia Pera

All’interno della letteratura contemporanea questi traslochi dei personaggi da un libro all’altro risultano più macchinosi. Li intralcia l’arcigno problema dei diritti d’autore. L’ha sperimentato una giovane scrittrice lucchese, Pia Pera, autrice di un “Diario di Lo” – dove ‘Lo’ sta per il personaggio nabokoviano di Lolita. Prima di uscire, la versione americana del “Diario di Lo” è andata incontro a numerose difficoltà, dovute all’opposizione del figlio di Nabokov, Dimitri.

Opposizione, secondo me, poco intelligente. Casi del genere sono più omaggi che furti. Non essere costretto a restare confinato nelle pagine del libro d’origine, anche se spaziose e ben arredate, e uscirne e migrare in un altro, è per un personaggio di romanzo una delle più belle avventure che possa capitare. È così che si accede al rango delle figure mitiche, suscettibili di infinite variazioni e riprese. Almeno in un campo come questo, la linea più saggia è il laissez faire, laissez passer.

Più caute di Pia Pera, due autrici americane hanno collocato di recente, al centro dei loro romanzi, due figure ‘fuori diritti’: quella del capitano Achab, visto attraverso gli occhi della moglie, e quella del dottor Jekyll, visto attraverso gli occhi della governante.

Come reagisce, e cosa pensa, la ragazzina corteggiata dal tenebroso Humbert Humbert di Nabokov? cosa frulla nella testa di una donna il cui marito coltiva la strana ambizione di uccidere una balena bianca? E infine, cosa prova una domestica di fronte ai molti misteri di casa Jekyll? Sono domande interessanti, ed è significativo che, in tutti e tre i casi, a tentare di rispondere non siano stati uomini, ma donne.

Sena-Jeter-Naslund

“Ahab’s wife” di Sena Jeter Naslund ha un incipit schietto: “Il capitano Ahab non fu il mio primo marito, né l’ultimo”. Nel romanzo appaiono altri non protagonisti di “Moby Dick” e c’è anche un incontro con Hawthorne al quale Melville dedicò il suo capolavoro “in segno della mia ammirazione per il suo genio”. Nella foto, l’autrice

Su un piano storico, la grande letteratura è maschile al novanta per cento e più.  È comprensibile che oggi l’altro sesso voglia ‘rivisitarla’ in chiave diversa. Non mi sembra il caso di deplorare tentativi del genere: anche perché esistono molti dubbi che la fantasia e le competenze femminili posso aiutarci a chiarire. Per esempio, sino a che punto erano ‘puttane’ (puttane vere, cioè puttane nelle testa) la Odette amata da Swann nel primo tomo di “Alla ricerca del tempo perduto”, o la Elena Muti amata da Andrea Sperelli ne “Il piacere” di D’Annunzio, o l’Angiolina amata da Emilio Brentani in “Senilità” di Svevo? E che cosa pensavano veramente dei loro corteggiatori?

Si può addirittura pensare a una ‘rivisitazione’ più o meno completa di tutti i grandi testi e dei grandi personaggi del passato da parte di battaglioni di scrittrici: prospettiva che desta curiosità, ma anche, nei lettori appassionati, qualche brivido di anticipato raccapriccio.

Il pericolo che la ‘rivisitazione’ risulti inadeguata vale comunque tanto per gli uomini quanto per le donne.

Come ogni altra corrente, la transletteratura non garantisce la qualità e una mano felice; presenta però alcuni vantaggi: per esempio, rappresenta un antidoto a tanta letteratura informe, fondata su impressioni e sensazioni vaghe, su ricordi d’infanzia, su derive generazionali.

Si sale sulle spalle dei classici, e si ha a che fare con qualcosa di solido; non solo, ma si alimenta una circolazione di figure e di motivi che è necessaria all’universo dei libri come la circolazione del sangue è necessaria al corpo umano.

Questi sono i vantaggi del transletteratura. Di svantaggi quasi non ne vedo.

 

Letture
S. Jeter Naslund, “Ahab’s wife” (Harperperennial 2000)
V. Martin, “Mary Reilly” (Doubleday 1994)
V. Nabokov, “Lolita” (Mondadori 1958)

Giovanni Mariotti è ritenuto da alcuni critici, fra i quali Pietro Citati, uno dei migliori scrittori della sua generazione. Tra i suoi libri, “Storia di Matilde” (Anabasi 1993; Adelphi 2003) e “Musica nella casa accanto” (Mondadori 1999), il romanzo storico “Creso” (Feltrinelli 2001), “I Dracula timidi” (et al./edizioni 2011). Apprezzato anche per le doti giornalistiche, ha collaborato con il Corriere della Sera, la Repubblica e l’Espresso, oltre che con l’editore Franco Maria Ricci per i libri de “La biblioteca blu”.

 

Da Storie 41/2001 – Terza, quarta, quinta persona
storie41

lavora-con-le-parole
leMAG

English dept >

Storie

more >
chelsea

d’Italia >

Storie

d'Italia e d'Italiani >

A FUOCO | l'eeccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: