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Storie magazine

5/2011 | I DISCORSI

STORIA

Hindenburg, la radiocronaca di Herbert Morrison

    (Valentina Natale) – Sei maggio 1937, Lakehurst, New Jersey. Sono le diciannove e venti, spira un vento umido di pioggia anche se il temporale è appena passato. Tra qualche istante l’Hindenburg LZ-129 precipiterà al suolo in preda a violente fiammate che lo consumeranno come un cerino.

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    L’Hindenburg sorvola New York poco prima dello schianto

    Fiore all’occhiello dell’aeronautica tedesca, lungo duecentoquarantacinque metri, questo dirigibile di gran lusso viene spesso paragonato al Titanic per fastosità e grandezza, nonché per la mala sorte. Un transatlantico dell’aria, molto costoso ma nettamente più veloce del trasporto navale, infinitamente più sicuro dell’aereo, a quel tempo riservato a operazioni di guerra, alle manie di miliardari eccentrici come Howard Hughes, a eroine alla Amelia Earhart o esploratori stile Lindbergh. Un gioiello di tecnologia e modernità, creato apposta per collegare il Reich all’America nel tempo record di due giorni e mezzo.

    Attraversare l’Atlantico comodamente seduti in poltrona, con la possibilità di godersi il viaggio ammirando il panorama mozzafiato da uno dei ponti a disposizione, soddisfacendo il più primitivo dei desideri umani: quello del volo, del librarsi silenziosamente in aria. Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare, anche se la lista passeggeri in quel giorno di pigra primavera è tutt’altro che gremita (trentacinque i posti occupati sui cinquanta disponibili). Lo sarebbe stata al ritorno in Germania: molti avevano prenotato un biglietto, per poi proseguire verso Londra e assistere all’incoronazione di re Giorgio VI. Purtroppo però l’avventura del più grande oggetto volante dell’epoca è destinata a spegnersi pochi secondi prima dell’atterraggio.

    L’idea di costruire l’Hindenburg risale al 1931, ben presto accantonata per mancanza di fondi in un paese duramente colpito dalla crisi economica post ventinove. Solo nel 1933 il governo teutonico decide di finanziare l’operazione, che inaspettatamente si trasforma in terreno fertile per la sotterranea ma cruenta lotta di potere tra Goebbels e Göring (che pure non amava volare!). I due, chiaramente consapevoli dell’importanza propagandistica dell’LZ-129, si sfidano a colpi di donazioni, sperando così di conquistare punti agli occhi del Führer. Una volta completato, e battezzato con il nome del presidente che aveva consegnato il potere nelle mani di Hitler, il dirigibile diventa un simbolo dell’efficienza e della forza del regime nazista. Utilizzato spessissimo a scopi promozionali, esordisce con un volo di 74 ore in supporto alla rimilitarizzazione della Rühr, ma viene anche impiegato per riportare a casa il pugile Max Schmeling dopo la storica vittoria su Joe Louis. Ancora, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, quando sorvola la città per più di un’ora e, infine, al Congresso del Partito Nazista, seguendo diciassette aerei che formano una svastica nel cielo. Il vero motivo dietro la nascita dell’Hindenburg è però ben più ambizioso: rivoluzionare i trasporti transatlantici, dimostrando la supremazia della Germania anche nel campo dell’aviazione.

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    “Improvvisamente, una scintilla innesca una reazione a catena che porta all’incendio del combustibile a idrogeno. Le fiamme avviluppano tutto l’Hindenburg, che si inclina vistosamente di prua e poi si schianta al suolo. Trasformato in cenere in soli trentaquattro secondi”

    La serie di numerosi e regolari servizi-navetta tra Francoforte e il New Jersey inizia il 6 maggio 1936, concludendosi senza incidenti. I fortunati passeggeri (tra cui molte celebrità e alti gerarchi) possono anche beneficiare della prima messa mai detta ad alta quota. La radio NBC copre l’evento quasi nella sua interezza, incluso il recital preparato appositamente per l’occasione ed eseguito sullo speciale piano ultraleggero in lega d’alluminio presente a bordo.

    Appena un anno dopo però, qualcosa va storto. Sembrava procedesse tutto per il meglio: certo, quella tempesta improvvisa aveva cambiato i piani, costringendo il dirigibile a ritardare notevolmente le operazioni di atterraggio e sbarco, ma non era la prima volta che si verificavano inconvenienti del genere. Meglio aspettare che cali il vento, per non correre rischi.

    A terra, come sempre, un folto numero di persone assiepate per osservare lo spettacolo dell’arrivo di una tale meraviglia. Dopo venti minuti di faticoso e circospetto avvicinamento, l’equipaggio cala le funi di ancoraggio e vengono spenti i motori. Molti dei passeggeri sono sui tre ponti, aspettando con calma di poter scendere. Improvvisamente, una scintilla innesca una reazione a catena che porta all’incendio del combustibile a idrogeno. Le fiamme avviluppano tutto l’Hindenburg, che si inclina vistosamente di prua e poi si schianta al suolo. Trasformato in cenere in soli trentaquattro secondi. Il bilancio è pesante: trentacinque morti fra passeggeri e membri dell’equipaggio, una vittima tra i civili a terra, sessantadue feriti più o meno gravi.

    Le fotografie, le immagini – quelle della Paramount o quelle della British Pathé – rendono eloquentemente l’idea dell’orrore, della paura, ma forse il modo migliore per comprendere le dimensioni dello strazio è ascoltare la concitata, incredula e toccante radiocronaca di Herbert Morrison, inviato dalla WLS di Chicago sul posto assieme al tecnico del suono Charlie Nehlsen.

    Il cronista comincia la sua descrizione di routine, poi cambia registro all’istante… mentre il velivolo scoppia in fiamme di fronte ai suoi occhi:

    “Al momento è praticamente immobile. Hanno gettato le funi dalla prua e alcuni uomini le hanno assicurate al suolo. Ricomincia a piovere; sta… la pioggia era un po’ diminuita. I motori posteriori girano quel tanto, quel tanto che basta a tenerlo su… È andato in fiamme! È andato in fiamme e sta precipitando, si sta schiantando! Attenzione! Attenzione, voi! Toglietevi di mezzo! Toglietevi di mezzo! Riprendi, Charlie! Riprendi questo, Charlie! Il fuoco e si sta schiantando! Si schianta, è spaventoso! O mio Dio, toglietevi, ve ne prego! Brucia e divampa, e il… e sta precipitando sopra al pilone d’ormeggio e tutti realizzano che è terribile, è la peggiore delle peggiori catastrofi al mondo [parole indecifrabili, ndr] È… è… in fiamme [indecifrabile, forse dice “salendo”, ndr] oh, quattro, forse cinquecento piedi lassù ed è… uno schianto pazzesco, ascoltatrici e ascoltatori. C’è fumo, fiamme ora… e la carcassa si sta schiantando al suolo, non proprio sul pilone. Oh, tutta quell’umanità e i passeggeri che urlano ovunque, qui attorno. Ve l’ho detto, non riesco nemmeno a parlare alle persone i cui amici sono lì a bordo. Ah! È… è… è…è… o… ohhh! Non, non riesco a parlare, ascoltatrici e ascoltatori. È vero, giace laggiù, un ammasso di resti fumanti. Ah! Si riesce a malapena a respirare e a parlare, e le urla. Signora, mi, mi dispiace. È vero: non, non, respiro a malapena. Sto, sto per rientrare dove non possa vederlo. Charlie, è terribile. Ah, ah… Non posso. Devo proprio, proprio fermarmi un minuto perché ho perso la voce. È la cosa peggiore cui abbia mai assistito”.

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    Herbert Morrison e Charlie Nehlsen ricevono un riconoscimento dal direttore della WLS Burridge D. Butler. I due, dopo aver documentato il disastro dell’Hindenburg, dovettero eludere la sorveglianza tedesca per consegnare i nastri in redazione

    La maggior parte dei passeggeri che già si trovano sui ponti pronti a sbarcare o nelle vicinanze delle finestre riesce a salvarsi, saltando a terra prima che le fiamme li raggiungano. Gli altri, chi si è attardato nelle cabine o ai piani inferiori, restano invece prigionieri del rogo. John Pannes, manager della compagnia americana che si occupa della gestione dei biglietti, è nella sala da pranzo quando scoppia l’incendio. Invece di saltar giù da una delle finestre panoramiche, Pannes si precipita a cercare la moglie Emma. Muoiono entrambi. Stesso destino per Herman Doehner e la figlia Irene, di sedici anni, mentre la signora Doehner e gli altri due ragazzi sopravvivono. Sembra una scena di guerra.

    Morrison e Nehlsen continuano il loro lavoro seguendo a lungo le operazioni di soccorso e intervistando i sopravvissuti, non senza diverse interruzioni indispensabili a Morrison per ricomporsi. I nastri furono riportati in tutta fretta a Chicago via aerea e trasmessi integralmente la notte stessa. Alcune parti vennero ritrasmesse sulle frequenze nazionali dalla NBC il giorno successivo e fu la prima volta in assoluto che la registrazione in tempo reale di un evento simile passò via radio coprendo l’intero territorio statunitense.

    Mentre finiva un’epoca, mentre le “navi dell’aria” per molto tempo ritenute il futuro dell’aviazione andavano in fumo al tramonto, in un campo del New Jersey, la reattività di un ex annunciatore in programmi musicali, la sua prontezza professionale e l’accurata cronaca cui dette vita senza trattenere l’emozione, fecero del discorso mai preparato sulla caduta dell’Hindenburg una pietra miliare nella storia del radiogiornalismo.


    L’audio integrale e la storia della radiocronaca di Morrison

    La radiocronaca originale montata sulle immagini della tragedia:


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