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Storie magazine

3/2011 | L’ARTE DEL COMPROMESSO

CINEMA

Helen Hessel, la donna che amava Jules e Jim

    (Giulia Borioni) – Quando Truffaut trovò su una bancarella “Jules e Jim” di Henri-Pierre Roché, a conquistarlo furono il titolo del libro e il fatto che fosse il primo romanzo di un uomo di settantaquattro anni; ma quel colpo di fulmine che convinse l’aspirante regista (all’epoca Truffaut militava ancora nella redazione dei Cahiers du Cinéma) a realizzare una trasposizione cinematografica del testo svelò poi radici sentimentali ben più profonde. “Avevo un rapporto molto difficile con la mia famiglia, in particolare con mia madre, e solo qualche anno fa ho capito di aver fatto ‘Jules e Jim’ per farle piacere e avere la sua approvazione. L’amore giocava un ruolo molto importante nella vita di mia madre e poiché ‘I quattrocento colpi’ per lei era stato come una coltellata alla schiena, ho fatto ‘Jules e Jim’ nella speranza di dimostrarle che la capivo”.

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    Francois Truffaut: “Avevo un rapporto molto difficile con la mia famiglia, in particolare con mia madre, e solo anni dopo ho capito di aver fatto ‘Jules e Jim’ per farle piacere e avere la sua approvazione. L’amore giocava un ruolo molto importante nella vita di mia madre e poiché ‘I quattrocento colpi’ per lei era stato come una coltellata alla schiena, ho fatto ‘Jules e Jim’ nella speranza di dimostrarle che la capivo”

    La Catherine del film però non rappresenta solo una riabilitazione della signora Doinel, lei è soprattutto la Kathe del libro di Roché, cioè la Helen della sua vita. Helen Grund, tedesca bionda dagli occhi azzurri, pittrice, giornalista, traduttrice (anche di “Lolita”), amica di Adorno, di Benjamin, di Rilke, di Man Ray, di Gertrude Stein, viveva tra la Francia e la Germania. Due volte sposata e due volte divorziata da Franz Hessel (Jules), ma ininterrottamente e follemente appassionata di Henri-Pierre (Jim).

    Ebbene, la vita di questa donna ideale e capricciosa e dei due amici che la amarono non è più solo la materia romanzata di un libro e di un film, ma è anche oggetto di una biografia uscita in Francia nel 2011 per Grasset (“Helen Hessel, la femme qui aima Jules e Jim” di Marie-Françoise Peteuil) e ora anche in Italia per Baldini & Castoldi. E fatalmente l’idilliaca – quanto tragica – storia della loro trasgressione assume i più prosaici contorni della vita vera.

    Salta fuori allora che Henri-Pierre/Jim era un incallito seduttore, pigro e vile, che Franz/Jules non sopravvisse affatto alla morte dell’amico e della moglie, nonché al fallimento dell’inconsueto amore che insieme avevano tentato (“Abbiamo giocato con la sostanza della vita e abbiamo perduto”, dirà Jules alla fine del film), ma si spense anzi per primo, braccato in Francia come ebreo tedesco.

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    Helen Grund nel 1936 insieme ai due figli avuti da Franz Hessel (il Jules del film)

    Poi c’è lei, Helen/Kathe/Catherine. E si scopre che nel 1962, quando uscì l’opera di Truffaut, stava lì “seduta nella sala buia, temendo delle somiglianze mascherate, delle analogie più o meno irritanti” e fu “subito conquistata, afferrata dal potere magico del regista e di Jeanne Moreau, di ridar vita a ciò che era stato vissuto ciecamente…”

    E pensare che l’uscita del libro di Roché, appena tre anni prima (ne erano passati venti dalla violenta rottura dei loro rapporti), non suscitò in lei lo stesso entusiasmo, tutt’altro. Quando lui le inviò una copia con un biglietto in cui faceva presente di avere settantaquattro anni e qualche disturbo cardiaco, lei incorruttibile non gli rispose, offesa soprattutto perché l’antico progetto era di scrivere la loro storia insieme, tutti e tre.


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