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4/2011 | GLI ULTIMI

SPORT

Daniele Acciari, l’ultimo campione di flipper

    (Giulia Borioni) – “Chiedo aiuto perché sono ‘nuovo ed inesperto’; il display del mio TOMMY Data East improvvisamente mentre giocavo è sparito restando acceso ad intermittenza solo nell’ultima fila in basso orizzontale e qualche tratto di linea appena sopra, una sorta di codice morse velocissimo ma purtroppo nessuna grafica di quello che era prima….. Sono col morale sotto ai tacchi perché non saprei da dove cominciare a ispezionare; per favore fatemi sapere, magari c’è qualcuno in mezzo a voi che ha avuto lo stesso problema e riesce a darmi la giusta dritta per sistemarlo senza aggiungere altri danni? Attendo fiducioso il vostro consulto e risposte, grazie a tutti già da ora”.

    “la prima cosa
    verifica i portafusibili, se le ‘alette’ sono molli
    una volta verificato la parte fusibili
    guardiamo i flat cable
    domanda il difetto e’ arrivato cosi? prima funzionava?
    controlla se i flat sono connessi bene e che non siano
    al contrario
    procedi con questi test
    ________________
    CHE LA FORZA SIA CON VOI”

    daniele-celestino-acciari

    Domenica 24 maggio a Goteborg Daniele Acciari ha conquistato per la terza volta il titolo di campione del mondo di flipper dopo una sfida con il padrone di casa Mats Runsten durata più di otto ore. “Stavolta è stata davvero dura – ha confidato Daniele al rientro in Italia – perché praticamente in tutti gli incontri ce la siamo giocata alla gara di spareggio. Una competizione molto elevata sul piano tecnico e della concorrenza: è stato bello ritrovare gli sfidanti con i quali ci conosciamo da anni e con i quali condividiamo questa passione”. Di professione impiegato, Acciari aveva conquistato gli altri due titoli a Minneapolis nel 2010 e a Seattle nel 2012.

    Ma di che parlano? Di un navigatore satellitare rotto o sono forse due ragazzini alle prese con una playstation in panne? Macché, l’inghippo è un flipper imbizzarrito (la conversazione è tratta dal Forum Italiano Flipper) ma a questa risposta, onestamente, non ci avrebbe pensato nessuno perché ormai quei mammatroni luminosi e rumorosi sono scomparsi dalla circolazione e quel tormentone che tra gli anni cinquanta e gli ottanta ha mandato in tilt (è proprio il caso di dirlo) intere generazioni non fa più parte dell’immaginario ludico odierno. Oggi il flipper è diventato un oggetto di culto, pane per collezionisti e appassionati come i due di cui abbiamo ‘intercettato’ la conversazione sul forum. E non sono mica gli unici, in rete se ne trovano a bizzeffe di iniziative per la salvaguardia del giuoco del flipper. Un po’ come per gli oggetti di antiquariato o le specie protette, c’è un folto sottobosco di associazioni, fiere e saloni specializzati, animati da una combriccola di nostalgici che desiderano respirare ancora, di tanto in tanto, quell’atmosfera vintage tutta juke-box, flipper, whiskey&soda.

    Ma tra un revival e l’altro c’è lui: Daniele Celestino Acciari, 27enne laureando in Economia e Commercio, dipendente di Trenitalia (è addetto alla manutenzione elettrica), impegnato nel sindacato e patito di calcio ma, soprattutto, di flipper. Per lui il biliardino elettrico (il nome italiano, si sa, non suona mai cool come l’originale) non è solo uno stantio esemplare da collezione ma è un oggetto da gioco vivo e vegeto, anzi di più, una disciplina agonistica. Originario di Marino, classe 1985, Acciari ha appena fatto in tempo a vedere i flipper nei bar. La prima volta è stato a Rocca di Papa; aveva appena sette anni e giacché non arrivava bene ai tasti, per giocare doveva arrampicarsi su uno sgabello. Da quel momento si è esercitato ogni pomeriggio dopo la scuola, con il flipper del locale finché c’era e poi con sostituti un po’ rudimentali che si costruiva da solo, in legno, con qualche tavola e un po’ di chiodi.

    Trovavo il flipper più reale dei videogame in cui tutto è un’illusione. Invece lì la palla viaggiava veramente, era tutto vero”. Una passione sana e romantica come i sapori d’altri tempi che Acciari ha coltivato senza le stravaganze del fanatico, sostenuto dal semplice movente del divertimento, fin quando nel 2007 non ha scoperto su internet che stavano cercando giocatori per la squadra italiana da mandare ai campionati di Stoccolma. “Ho fatto il torneo e sono arrivato quinto su centocinquanta, allora ci ho preso gusto”, confessa.

    oscar-pettinari

    Oscar Pettinari, il flipperomane Born in the USA di “Troppo forte” ha con il pinball un rapporto piuttosto violento. Tanto che Verdone, dopo aver girato la scena quattro volte aveva dei dolori fortissimi: “non riuscivo a camminare né a stare dritto in piedi e fui costretto a prendere dei medicinali vasocostrittori per ridurre gli edemi che mi ero provocato nella parte interna delle gambe saltando sul flipper e simulando un rapporto erotico”

    Comincia così la trionfale ascesa di colui che si può a pieno titolo definire l’ultimo eroe italiano del flipper. Numero uno nel ranking nazionale dei professionisti nonché vincitore del titolo mondiale ai campionati di Minneapolis nel 2010. “Lì”, racconta, “ho visto arrivare concorrenti con le borracce, gli asciugamani al collo e i polsini come i tennisti”. Per Acciari invece il flipper è solo una questione di testa. “Devi calmare e comandare la palla. Se ti fai comandare da lei sei finito. Perciò niente fretta, tenere la palla in gioco finché si può [lui una volta è andato avanti per più di mezz’ora], farla quasi fermare e poi ripartire”.

    Tutta un’altra scuola rispetto a quella di Oscar Pettinari, il flipperomane Born in the USA di “Troppo forte” che con il pinball ha un rapporto ben più violento. Tanto che Verdone, dopo aver girato la scena quattro volte aveva dei dolori fortissimi: “non riuscivo a camminare né a stare dritto in piedi e fui costretto a prendere dei medicinali vasocostrittori per ridurre gli edemi che mi ero provocato nella parte interna delle gambe saltando sul flipper e simulando un rapporto erotico”.

    Ah, tornando allo scambio del forum, i due parlavano di un guasto al quadro elettrico del Tommy. Non un flipper qualunque, quindi, ma un apparecchio intitolato al leggendario album degli Who, da cui è tratto l’omonimo film di Ken Russell. Un flipper storico, anche se Acciari non nasconde la sua preferenza per il modello Twilight. “Mi piace perché è pieno di roba. Ha un sacco di animazioni e la palla in ceramica”.  Questione di gusti, certo, ma anche dei tempi che, inesorabilmente, cambiano.


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