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Storie magazine

1/2013 | GLI ASSENTI

POLITICA

Parlamento: i peggiori scranni della nostra vita

    (Gherardo Fabretti)Ghedini! Assente. Verdini? Assente. Gaglione! Assente. Potrebbe anche cominciare così questo articolo, con un appello qualsiasi di un qualsiasi giorno di scuola. Le locuzioni “sovraffollamento scolastico” e “classi pollaio” regnano incontrastate su ogni colonna di giornale che abbia a che fare col mondo dell’istruzione, ma sul numero di alunni di questo particolare istituto di due sole classi, la prima di ben 630 iscritti e la seconda di 315, ci si lamenta più di ogni altro.

    Camera dei Deputati e Senato della Repubblica occupano in totale 945 sedie, rosse, foderate e ben comode; spesso e volentieri, però, capita che gli occupanti, forse perché consapevoli di essere considerati indegni scaldaseggiole dalla maggioranza degli elettori, decidano di smentire vigorosamente le malelingue non sedendocisi proprio.

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    “Camera dei Deputati e Senato della Repubblica occupano in totale 945 sedie, rosse, foderate e ben comode; spesso e volentieri, però, capita che gli occupanti, forse perché consapevoli di essere considerati indegni scaldaseggiole dalla maggioranza degli elettori, decidano di smentire vigorosamente le malelingue non sedendocisi proprio”

    Il grande scrittore francese François de La Rochefoucauld ebbe una volta a dire nelle sue “Massime”: “l’assenza attenua le passioni mediocri e aumenta le grandi, come il vento spegne le candele e ravviva il fuoco”. Il duca-principe non avrebbe potuto essere miglior profeta, riassumendo alla perfezione gli afrori di vendetta dei cittadini italiani, sempre più ansiosi di mettere fine al foraggiamento indebito del mercato del vocio parlamentare; regalare undicimila euro al mese a illustri cavalieri-senatori e onorevoli-eccellenze (per dirla con Rino Gaetano) per impastoiare leggi e favorire amici e parenti era già difficile da accettare, ma continuare a farlo inviando loro il denaro direttamente a domicilio sembra cozzare in maniera irrimediabile col principio di presunzione d’intelligenza.

    Così l’assenza veramente attenua le passioni mediocri, quelle dell’accettazione passiva e dell’arrendevolezza, e attizza i carboni dei grandi sentimenti civili, oggi magari non più alimentati da foscoliani patriottismi ma da ben più prosaici propositi di punizione per le centinaia di ruberie commesse a chilometro zero.

    Il campione del furto senza impegno, secondo le statistiche, è certamente Antonio Gaglione, al primo posto col 93% di assenze. Funambolico brindisino, medico chirurgo, già esponente della Margherita, già senatore nel 2001, già candidato deputato nelle liste dell’Ulivo nel 2006, eletto deputato nel 2008 col Partito Democratico, dopo una breve relazione col gruppo Noi Sud/Lega Sud Ausonia, poggia finalmente le sue stanche membra sulle rive del Gruppo misto dichiarando a chiare lettere la propria estraneità a qualsiasi partito.

    Gaglione ha sempre difeso la perenne assenza dai banchi di Montecitorio agitando l’arma dell’indignazione, dichiarandosi disgustato dalle piccinerie e dalla completa inutilità del Parlamento, senza tuttavia pensare nemmeno un minuto a mollare carica e paga; coerente, comunque, a modo suo il cinquantottenne pugliese lo è: “lo ammetto: la mia posizione non è limpida e quando ricevo lo stipendio di parlamentare non mi sento proprio a posto”, almeno fino al prossimo accredito…

    Per la Camera segue a ruota l’avvocato Niccolò Ghedini, con quasi il 79% di assenze, giustificate probabilmente dall’infinito numero di ore trascorso tra le carte dei processi di Silvio Berlusconi. L’avvocato padovano mancava per il voto sulla riduzione dei rimborsi elettorali ma era presente al momento della proposta di negazione di competenza della Procura di Milano sul caso Ruby; era assente alla votazione degli interventi urgenti contro il sovraffollamento delle carceri ma ben partecipe ai lavori per la convalida della legge sul processo breve.

    Il terzo posto del podio va a Denis Verdini, che con il 72,84% di assenze sembra voler contendere al collega di partito la seconda posizione. Tanti i processi nei quali si trova a brigare Ghedini come avvocato, tanti quelli che coinvolgono Verdini come imputato; sarà per questo che è sempre assente dagli scranni di Montecitorio? Già indagato dalla Procura di Firenze nel 2010 per concorso in corruzione e dalla Procura di Roma in un’inchiesta su un presunto comitato d’affari (la famosa “cricca”), viene coinvolto immediatamente dopo nelle indagini su alcune presunte forzature condotte sui giudici della Corte Costituzionale perché favorissero il giudizio di legittimità costituzionale sul Lodo Alfano. Tra un processo e una testimonianza, il ‘macellaio’ di Campi Bisenzio trova anche tempo per votare: a favore del legittimo impedimento, a beneficio del Lodo Alfano, a vantaggio dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa, la bomba populista lanciata da Berlusconi per vincere le politiche del 2008 e di cui oggi l’IMU è l’amaro scotto.

    Antonio Gaglione: “Lo ammetto: la mia posizione non è limpida e quando ricevo lo stipendio di parlamentare non mi sento proprio a posto”

    Le percentuali di assenze al Senato si fanno meno macroscopiche: tolti i senatori a vita, la quaterna di senatori più assenti, tutti orbitanti intorno al 60%, è composta da Renato Schifani (PDL), Emma Bonino (PD), Giovanni Pistorio (Misto) e Domenico Nania (PDL).

    Nell’ultimo anno, in Italia, le voci di stigma nei confronti dei politici fancazzisti sono cresciute esponenzialmente tra gli italiani, troppo spesso simili nell’ululare fame di giustizia ai giacobini del Terrore. Quando il cane abbaia alla luna, però, la volpe ripulisce il pollaio. L’assenza più grave, infatti, resta quella dei cinquanta milioni di elettori, incapaci, ad ogni candidatura locale o nazionale, di aprire quel tanto di pupille necessario a scegliere il soggetto più onesto.

    La notizia, vecchia di qualche mese, del via libera, da parte del Senato, alla riduzione del numero dei deputati, dagli attuali 630 a 508 è stata accolta da una ola nazionale, ma tra un battito di mani e un grido di soddisfazione, la legge elettorale è rimasta la stessa, così come il numero di onorevoli. Ecco allora i prevedibili (nonostante le tante bocche aperte a “o” maiuscola) numeri delle politiche di febbraio 2013, l’ennesima conferma di una nazione spaccata come un’arancia. Un quarto di elettorato riuscito a resuscitare ancora una volta il leviatano berlusconiano, nella dichiarata speranza di un condono e di un’IMU cancellata, fa il paio con un quarto legato a Bersani più per mancanza di alternative che per convinzione. Intanto lo spicchietto dei vampiri montiani sfigura davanti al goloso blob grillino, primo partito di un’Italia che non ha la più pallida idea di dove sta andando. L’unico a dare il buon esempio – incredibile dictu – è il papa, che a pensarci bene governa uno stato straniero. E davanti a quella che si palesa sempre più come rinuncia necessaria di un uomo troppo vecchio per tutelare il soglio di Pietro dalle manovre dell’Associazione Preti e Vescovi per la violazione del VI e del VII comandamento, le malefatte politiche del Belpaese si riducono a semplici porcate: manca, agli onorevoli italiani, quell’aura di solennità con cui in Vaticano si nappano anche le azioni peggiori. E se già a San Pietro si fanno proposte per un incarico a tempo, in Italia l’idea di un mandato parlamentare non rinnovabile è ancora nella mente di Dio.


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