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Storie magazine

1/2013 | GLI ASSENTI

FUMETTI

I genitori invisibili di Charlie Brown

    (Lorisfelice Magro) – Chi ha avuto la fortuna di trascorrere la propria infanzia in un periodo in cui gli adattamenti a cartoni delle strisce di Peanuts venivano trasmessi in TV ricorderà sicuramente lo strano modo di esprimersi adottato dagli adulti le rare volte in cui era necessaria la loro presenza sulla scena: le loro voci fuori campo erano sostituite dal buffo suono di una trombetta e rese di conseguenza incomprensibili per il pubblico.

    L’escamotage derivava dall’esigenza di trasferire sullo schermo il modo in cui Schulz presentava i genitori di Charlie Brown e dei suoi amici nelle vignette: gli adulti non appaiono maicharlie-brown-genitori sulla scena nelle storie di Snoopy, quasi come se nel quadrato che delinea la vignetta non ci fosse spazio per loro. L’intuizione di lasciare padri, madri e maestre fuori dalla pagina trova subito spazio nella mente di Schulz: in una delle primissime vignette in cui appare da protagonista, Charlie Brown sveglia i suoi genitori rimanendo sulla porta della loro camera, evitando così all’autore il fastidio di rappresentare i due adulti nella vignetta.

    La prima vera dichiarazione di inadeguatezza dei grandi al mondo dei Peanuts arriva però il 18 settembre del 1966, quando Linus scommette con la sorella Lucy d’essere in grado di prevedere cosa dirà la nonna vedendo i loro disegni. Ovviamente la nonna – che, manco a dirlo, non appare sulla scena – agirà esattamente come previsto dal bambino. Sempre negli anni sessanta, assistiamo a un vero e proprio evento per la storia delle personcine di Schulz: arriva il primo giorno di scuola e Sally Brown, presentandosi alla maestra, non può fare a meno di precisare il suo odio per la scuola. “Per favore, non pianga…”, dice Sally alla povera maestra invisibile, che possiamo immaginare con le mani sugli occhi o fra i capelli, piegata sulla cattedra in preda alla disperazione.

    Nonostante quest’assenza, però, i “grandi” sembrano essere costantemente in attesa di un loro posto nelle strisce, cercando di influenzare le azioni delle “personcine” che ben conosciamo, affliggendoli con azioni che si tramutano in angherie e traumi insanabili per i piccoli peanuts: il povero Linus, ad esempio, si innamora della sua maestra, Miss Othmar, che non solo non ricambia i suoi sentimenti, ma dichiara la sua antipatia per le coperte. Quale affronto, per un feticista come Linus, che in un’altra serie di vignette soffrirà tantissimo a causa della decisione di sua madre di lavare l’amata coperta! [1]

    Il perché gli adulti rimangano, nonostante i loro tentativi, esclusi dal mondo creato da Schulz potrebbe essere spiegato con la incredibile e precoce maturità dimostrata da Charlie Brown & Co.; ma non dobbiamo scordare che i Peanuts non sono gli unici “grandi bambini” della storia del fumetto.

    Gli adulti non appaiono mai sulla scena nelle storie di Snoopy, quasi come se nel quadrato che delinea la vignetta non ci fosse spazio per loro

    La loro cugina argentina, Mafalda, vive un ambiente decisamente diverso, più duro e “cattivo” e di conseguenza arriva forse a livelli di maturità perfino maggiori e maliziosi. La piccola sudamericana pone a se stessa e ai suoi genitori, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, domande sulle istituzioni sociali, ride a crepapelle delle utopistiche definizioni di “democrazia” che trova sui dizionari, s’interroga sulla massificazione prodotta dalla TV e sul sesso. Quando suo padre è costretto a prendere del valium per evitare risposte imbarazzanti forse non ha tutti i torti! [2]

    Il semplice fatto che il papà di Mafalda necessiti di una buona dose di tranquillanti per riprendersi dal suo shock giornaliero ci mostra come gli adulti dell’opera di Quino siano capaci di reagire agli strani pensieri dei loro figli, arrivando spesso a diventare delle povere vittime. Come dicevamo, i genitori dell’opera di Schulz sono molto meno ricettivi, rimangono insensibili agli stimoli dei loro eredi e non riescono a ricambiare offrendo degli stimoli positivi. Forse i genitori di Mafalda potrebbero essere almeno in grado di stabilire una conversazione con Lucy.

    Gli stessi peanuts, del resto, si rendono perfettamente conto di quanto sappiano essere inutili coloro i quali dovrebbero avere un ruolo da educatori: “Sa cosa diceva Oscar Wilde, signora? Diceva: nulla d’importante può venir insegnato. Niente di personale, signora, continui pure!”, spiega Piperita Patty a una maestra forse più muta del solito. Una simile presa di coscienza dell’inutilità di certe professioni è testimoniata dal ciclo di vignette che mafalda-genitoriraccontano gli incontri tra Charlie Brown, afflitto da una terribile sindrome che rischia di trasformarlo in una palla da baseball, e lo psicanalista che dovrebbe curarlo ma non riesce a trovare miglior rimedio che spedirlo in vacanza, lontano da mazze e palle da baseball.

    La sfiducia non riguarda quindi soltanto i genitori, ma anche il mondo accademico, quello della medicina e, di conseguenza, tutto il sistema socio-culturale che sorregge ed è sorretto dal mondo degli adulti. Un’altra possibile chiave – probabilmente quella giusta –  per interpretare il motivo dell’assenza di cui stiamo parlando è da ricercare nelle parole dello stesso Schulz, che in un’intervista disse: “Charlie Brown avrebbe dovuto rappresentare quello che viene chiamato ‘l’uomo della strada’”. L’intento era, quindi, proprio quello di rappresentare l’uomo attraverso il suo momento apparentemente più ingenuo e indifeso, un momento che come già Freud aveva intuito è però carico di tutte le problematiche che affliggono l’uomo nella sua maturità.

    Ciò che caratterizza Charlie Brown e i suoi amici, del resto, è l’attitudine a incarnare pulsioni e – perché no – perversioni tipiche del mondo dei loro genitori. A questo punto possiamo tranquillamente pensare che Freud sarebbe stato un accanito fan dei Peanuts: Charlie Brown si pone dei terribili problemi esistenziali; Lucy lo sfrutta a scopo di lucro; Schroeder è un insensibile musicista votato solo alla sua arte prediletta; Linus, come abbiamo già detto, è un feticista in erba… Insomma, nelle storie dei Peanuts troviamo tutto quello che c’è da sapere sugli adulti, ma il modo in cui queste tematiche vengono affrontate è estremamente più profondo e maturo; un modo che quei genitori tanto assenti da non rendersi conto di quanto bizzarri siano i discorsi dei loro figli non sarebbero mai capaci di adottare.


    Note
    [1] www.istitutotoniolo.it/wp-content/uploads/2012/01/seconda-striscia.jpg
    [2] straordinarypeople.blog.kataweb.it/files/photos/uncategorized/2007/04/03/mafalda.gif


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