rivista internazionale di cultura

Approfondimenti

LA FASE CRITICA | GIUSEPPE PONTIGGIA

Mi disse: “I giovani sono feroci e indispensabili”

Il primo incontro – in tv e in mezzo ai giovani –
un insegnamento e l’inizio di una lunga
amicizia 
con l’autore de “La grande sera”,
“Vite di uomini non illustri” e “Nati due volte”.


(Gianluca Bassi) – Ci siamo conosciuti fra le montagne della Garfagnana, come due fungaioli. E di funghi parlammo quasi di soprassalto per insaporire i soliti convenevoli. Intorno c’erano boschi e prati abbeverati dal Serchio. La magia del paesaggio, quel sole freddo – mi fece notare – si sposavano idealmente con racconti popolari che vogliono fra quelle cime le streghe e gli streghi ma anche Linchetto e Buffardello, due folletti indigeni. A quei tempi ancora resistevano in zona segnatori e guaritori.

giuseppe-pontiggia

 Pontiggia, l’uomo libro.Pontiggia è un bibliofilo attento e caparbio, in cui combattono una splendida ironia inglese e una passione simmetrica un po’ melanconica – decisamente argentina. Ed è anche uno scrittore incapace di nascondere, a dispetto delle sue molteplici arti, il proprio retropensiero e i propri sentimenti. Per Pontiggia, parlare dei Classici come nostri contemporanei è un’ipocrisia. Non esiste alcun cammino ineluttabile della Storia. Proprio perciò i Classici, tra i quali esiste un preciso, rigido ordine, si caratterizzano – nel caos del nostro tempo – per la loro essenziale inattualità” – Luca Doninelli

Era un lunedì, il 7 febbraio del 1994, e per essere precisi ci trovavamo al Ciocco, dove aveva sede Videomusic, la prima emittente europea a trasmettere quasi esclusivamente video musicali. Per arrivarci, bisognava crederci davvero. Avevano organizzato una sequela di pulmini che partivano dalla stazione di Firenze e credo anche da quella di Milano. Io, che ho coltivato una precoce allergia per le gite di gruppo, ci arrivai in macchina non senza qualche smadonnata al trecentesimo tornante.

Con Pontiggia e Silvio Orlando eravamo stati invitati da Larry Bolognesi al suo programma “Metropolis”, costola culturale del palinsesto. L’idea era quella di discutere di scrittura e parola con un gruppo di studenti dell’istituto “Paolo Grassi” di Milano. Pontiggia presentò il suo ultimo libro, “Vite di uomini non illustri”, una ricognizione molto etica sulla maggioranza silenziosa e sulle sue storie non gloriose.

Gli studenti fecero “gli studenti” e in effetti furono perfettamente in parte sollevando curiosità e obiezioni. Una ragazza con gli occhi nascosti da riccioli castani disse con un filo di voce: “Io sono ancora giovane, sono piccola e certo non illustre, ma proprio per questo ho bisogno di storie grandi. Sono stufa di racconti comuni e piccole storie”. Ahi, ce l’aspettavamo. Ce l’aspettavamo la domanda ostica under 20.

Eravamo entrati nello studio come terrorizzati da questo rischio, persino uno come Pontiggia si ricordava il povero Lucio Battisti sbranato in televisione da un gruppuscolo di studenti postsessantottini. Lui conosceva le insidie del confronto con questi benedetti “giovani”. Conosceva, mi disse, i loro sguardi sospettosi, il loro entusiasmo per tutto ciò che non fosse vecchio, la loro ostilità preconcetta per tutto quanto potesse vagamente sembrare paternalistico.

E allora si limitò ad abbozzare, sia pure con la sua tipica eleganza. Disse solo che aveva cercato di raccontare le grandi passioni che si nascondono nella quotidianità più ordinaria. La ragazza, che forse era alla ricerca (legittima) di buoni maestri, immediatamente prima della stagione dei cattivi maestri, incassò rintanandosi alla svelta fra i suoi ricci. Insomma, se non scattarono colpi di fulmine, la grazia di Pontiggia evitò almeno i colpi bassi. Del resto, non era nel suo stile. I suoi libri ci hanno insegnato a riconoscere le differenze senza nemmeno lambire la deriva del razzismo.

Pontiggia era figlio della forma e della sostanza. Una madre attrice dilettante e un padre bancario. Sogni e bisogni si sono avvitati nei suoi libri, soprattutto quelli autobiografici (lo splendido “Morte in banca”, il sofferto “Nati due volte”). E la forza del suo canone è stata ben riassunta da Luca Doninelli: “Un bibliofilo attento e caparbio, in cui combattono una splendida ironia inglese e una passione simmetrica un po’ melanconica – decisamente argentina. Ed è anche uno scrittore incapace di nascondere, a dispetto delle sue molteplici arti, il proprio retropensiero e i propri sentimenti. Per Pontiggia, parlare dei Classici come nostri contemporanei è un’ipocrisia. Non esiste alcun cammino ineluttabile della Storia. Proprio perciò i Classici, tra i quali esiste un preciso, rigido ordine, si caratterizzano – nel caos del nostro tempo – per la loro essenziale inattualità”.

La sua bibliofilia ci fece amici. Sarà stato per una comune passione per le prime edizioni o per testi dimenticati in biblioteche di campagna o forse sarà stato per Piccoli maestri ritardatari, il numero di Storie dedicato agli scrittori dimenticati del nostro Novecento. Fatto sta che collaborò con la solidarietà di un complice negli anni successivi. Telefonate, lettere, racconti, un’intervista, la sua adesione non occasionale al metodo di scrittura momentista al quale ha dedicato parole impegnative, scrivendoci che si trattava di “un’idea inventiva, presentata con sobrietà, una intersezione memorabile, centripeta-centrifuga, di esistenze e racconti”.

Oggi ci rimane il senso di uno scrittore di razza, un critico consapevole e un uomo che ha sempre cercato di smacchiare quel fondatissimo sospetto di agonismo che sporca la letteratura da mercato. A Pontiggia, un po’ come a noi di Storie, interessava mettere sullo stesso piano la scrittura e la letteratura. Al diavolo l’etichetta, al diavolo l’accademia. E ci rimane – anche – una bella ragione della sua vita illustre, sua moglie Lucia che al telefono di tanto in tanto ce l’ha ricordato.

Salutandomi quel giorno al Ciocco mi disse che “I giovani sono feroci e indispensabili”. Un altro insegnamento. Ero lì per quello.

lavora-con-le-parole
StorieMAG

English dept >

Storie

more >
chelsea

d’Italia >

Storie

d'Italia e d'Italiani >

A FUOCO | l'eeccezione

Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

error: