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2/2014 | FLOP!

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Mike Tyson: quando fu battuto a sorpresa da Buster Douglas. L’inizio della fine per Iron Mike…

    (Paolo Valenti) – La mattina dell’11 febbraio 1990 Mike Tyson, il campione mondiale dei pesi massimi, combatte per conservare il titolo dall’assalto di James “Buster” Douglas. Don King, il manager di Tyson, ha organizzato questo match ritenendo Douglas un avversario facile. È un periodo in cui Mike, come spiega candidamente nella sua biografia, ha “solo voglia di fare feste e scopare”. La determinazione e la terribile voglia di emergere dal mondo di Brownsville si sono affievoliti, lasciando spazio alla voglia di godere il successo conseguito alla conquista del titolo mondiale.

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    Il k.o. di Mike Tyson immortalato da Sports Illustrated nella copertina dedicata all’incontro vinto da Buster Douglas

    Negli ultimi mesi Mike ha partecipato a decine di serate con star del mondo dello spettacolo, frequentato ristoranti che servono solo Dom Perignon e alberghi pieni di donne. Una, due alla volta. Di tutti i tipi: quelle in cerca di notorietà, quelle che vogliono provare l’euforia di stare col campione, cameriere. Mike le soddisfa tutte per soddisfare se stesso. Nel mese che precede l’incontro è questo l’allenamento sul quale si concentra di più. Il suo sparring partner si alza la mattina presto per andare a correre ma ci va da solo: il campione non ne ha voglia, deve recuperare dalle sue notti insonni.

    Del resto Tyson si sente superiore: in passato ha sconfitto senza fatica tutti quelli che hanno messo K.O. Douglas. Questa volta non perde nemmeno tempo a guardare i video dei combattimenti precedenti dell’avversario. Eppure il suo entourage lo mette in guardia: Buster ci sta dando dentro. Corre con gli anfibi, suda. Ha mille motivazioni per combattere: l’anno precedente è stato lasciato dalla moglie e nel mese di gennaio ha perso la madre. È evidente che scarica nella preparazione al match rabbia, frustrazione e dolore che vorrà sublimare in una vittoria contro il campione del mondo. Ma questo a Mike non interessa, anzi, nemmeno lo sa. Nelle sedute di sparring è costretto a fermarsi anzitempo per non subire qualche pugno di troppo.

    Siamo in Giappone, Tokyo per la precisione, nove del mattino. Già questa è una scocciatura ma le esigenze televisive (l’incontro deve essere trasmesso negli Usa) lo impongono. Il match inizia: Tyson vorrebbe stare ovunque tranne che sul ring. Vorrebbe chiuderlo in fretta per levarsi il fastidio di combattere: uno o due dei suoi colpi ben assestati e Buster crolla. Il problema è che quei colpi non partono o non raggiungono l’avversario: i muscoli non rispontyson-douglas-2dono bene agli impulsi del cervello. Dall’altra parte, invece, Douglas mette a frutto la fatica delle settimane precedenti. Si muove bene, schiva pugni riuscendo ad assestare i suoi, forte di un paio di braccia più lunghe di quelle di Mike.

    Il match va avanti, per Tyson è una tortura: al sesto round ha l’occhio sinistro tumefatto. All’ottava ripresa anche Douglas comincia a mostrare un po’ di fatica ed è in uno dei momenti di appannamento di Buster che Tyson riesce a piazzare uno dei suoi devastanti montanti mettendo al tappeto l’avversario. L’arbitro comincia a contare quando Douglas è già a terra da qualche secondo. È un conteggio lungo che gli consente di rialzarsi proprio in prossimità del gong e di andarsi a riposare all’angolo. Recupera energie e determinazione per raggiungere il suo sogno mentre Mike non vede l’ora che tutto finisca in fretta per tyson-douglasandare a sbraitare ai giornalisti qualche frase ad effetto.

    Alla decima ripresa una raffica di colpi alla testa prima intontisce e poi fa crollare Tyson, che, brancolando, cerca di raccogliere il paradenti caduto sul tappeto e di rialzarsi. Ma ormai non ce la fa più: è K.O.. Le sconfitte portano con sé una lezione da imparare: questa, in fondo, sarebbe molto semplice. Ma Tyson, ormai, è sempre più offuscato dalla sua grandezza e considera questa disfatta come un mero incidente di percorso, un dispetto del cielo per tenerne a bada l’arroganza. Nell’albergo al quale fa ritorno, Mike si sente gratificato per aver provocato l’invidia del Padreterno.


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