rivista internazionale di cultura

Approfondimenti

EX LIBRIS | 3/2014

Racconti, poesie e altre parole

PROSA Abha Iyengar | Andrew J. West | Mary Caponegro
Vittorio Cosma | Natti Patanè | Simone Santarelli

POESIA Dario Bellezza | Gerald Locklin | Lois Michal Unger

LA FASE CRITICA Il best seller fatto in casa
Giuseppe Sciascia, fratello di

“Il miglior poeta della nuova generazione”, lo aveva chiamato Pasolini nell’introduzione alla silloge “Invettive e licenze”, la prima di Dario Bellezza, uscita nel ‘71. L’anno precedente Moravia aveva tenuto a battesimo il suo debutto in prosa, “L’innocenza”.
Oggi, Bellezza riposa a Roma nel “cimitero dei poeti”, fra gli acattolici e stranieri sepolti all’ombra della piramide Cestia e delicatamente calpestati da polpastrelli felini: Shelley, Keats, Gregory Corso e Amelia Rosselli, più degli altri vicina d’eternità. Insomma, in compagnia di chi ha sempre dedicato la propria vita alle parole. Era il suo ultimo desiderio e, questo sì, fu esaudito. Qui leggerete la poesia “Il fascino”. Era il 1993 quando fu pubblicata su Storie, appena tre anni prima che il poeta morisse di Aids o del “male stupido”, come lo chiamava lui…


IL FASCINO
di Dario Bellezza


L’arcano fascino dell’amore tradito
che fa tremare il sogno e l’incubo
e poi si avvera, s’incista in maniera
che un’anima perduta, di sera
tocca con mano alata il goloso,
sospirato tradimento, incerto e vero:
il tradimento del tradito, aspettiamo!
Qualcuno invece, mortificante osanna
dirà: Che fascino ha il tradimento?
Non è più affascinante e gaglioffo
virtuoso e immondo un amore felice?
Ma chi tremerà come trema il mondo
se non sente il fascino della persona
amata, non la rincuora se esce di casa,
sale in macchina, in autobus, in taxi
e va all’appuntamento, al delirio
del destino innamorato che può morte
pretendere o vita presente, sangue,
ma sempre ti esclude, ti annienta
solidale nel silenzio dei sensi.

Cambiamo immagini al fascino
del poeta allora: se l’innamorato
è fedele? La fedeltà non esiste
dirà l’avvocato del Diavolo,
la Sfinge a tre Teste, l’Orrore Brutto, e
allora pensate ai pochi attimi di tempo,
ore, minuti, secondi forse che vi concede
la persona amata, che per voi ha fascino:
quello di Marlene mescolato a quello di Greta:
in un letto a palpitare di lussuria:
così circondata da un’aureola, come fosse
una luce di santità la seguite con gli occhi
della memoria, la rimpiangete, la perdonate
la baciate sulle labbra fredde e intrise
di tradimento. La verità è che tradire
ha fascino, violento e incorruttibile, e
i traditori andrebbero puniti, marchiati
a sangue, bruciati vivi, sulla pubblica piazza!
Una morte lenta legata alla gelosia
dell’amante che non sa darsi pace,
e alla fine propone invece del sangue
purificatore e smentito, un viaggio!



Ecco, ecco, nel viaggio il Fascino
aumenta, ritorna sublime, nel viaggio
tutto si sublima, si canta, si balla,
e la persona amata vi guarda, beata
mentre si vola, o in treno, o in nave
– si fugge verso le Isole Felici o il Paradiso –
Allora sarete in Paradiso, e chi può dire
che lì tutti, compreso Dio, non abbiano
fascino?


Dario Bellezza (Roma, 1944-1996). Dopo il romanzo “L’innocenza” (1970) col quale si impose all’attenzione del grande pubblico, e “Invettive e licenze” (1971), la sua attività letteraria  è proseguita fra poesia (“Libro d’amore”, “Io. 1975-1982”, “Serpenta”, “Libro di poesia”, “Testamento di sangue”, “L’avversario”) e narrativa (“Lettere da Sodoma”, “Il carnefice”, “Turbamento”, “L’amore felice”, “Nozze col diavolo”) fino alla morte precoce per AIDS nel 1996.


“Il fascino” è tratta da Storie 4/1993 – Il declino del pranzo
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