rivista internazionale di cultura

Approfondimenti

EX LIBRIS | 2/2013

Racconti, poesie e altre parole

Alessandro Bergonzoni | Bulbul Sharma | Meri Nana-Ama Danquah
Angelo Mainardi | Rodolfo de Matteis | Sandro De Paoli | Benny Nonasky
Federico Balducci | Federica Malnati | Flavia Capoano | Dario Lodi
Fabiana SchianchiTeodoro Lorenzo | Adolfo Ferraro
Andrea Simonetti | Chiara Beltrami

LA FASE CRITICA: John Cooper Clarke | Giuseppe Pontiggia

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ex-libris



Arriva l’uragano nella foresta di Ibacoon Sudase di Pepeso. Su su in cielo e fin nella terra è un brulicare di falchi, ragnini, scimmiette, foche, civette civette, un pappagallo merenda e infine un “io” che meno male ci rassicura: “adesso sto bene”. Il perché e il come mai sia stato male (per 40 anni) si scoprono leggendo la parola ancora velocissima di Bergonzoni sulla pagina scritta. “Io scrivo in testa”, ha detto. “Quando scrivo è già tardi”. Ma intanto il racconto diventa radiografia della mente (contemporanea).

 


LA FUCINA
(contemporanea-mentes)
di Alessandro Bergonzoni


Ore 8
Lampo nel cielo: alcuni falchi intelligenti ma non erano delle aquile se no avrei detto aquile, alcuni falchi stavo dicendo si aggrappano alla lampo, la abbassano e il cielo si squarcia: si vede un gran bel paio di mutande. Poi la lampo si chiude. Nella foresta di Ibacoon Sudase di Pepeso si sta consumando un sacro rito, il matrimonio della vedova nera con un ragnino ferrarese.
L’ex scimmietta di tarzan, è gravida per la seconda volta: Cinta sta bene.
Intanto una coppia di giraffe giovani calpesta una coppia di giraffe vecchie: la solita passeggiata sui colli.
La foresta vergine lo è ancora per poco perché il tifone Ocio la passerà di lì a poco da parte a parte.

Ore 9
Davvero poco: l’uragano ocio con un pungo di vento chiude l’occhio al sole. Piove: collirio nell’occhio del ciclone. È buio è nero è notte. È giorno? È bello è brutto è tutto…

9 e 10
Il vento spinge alla riva trenta orche assassine, dodici foche monache trenta squali tigre contro tigre, trentatré trentini, otto foche stronze. Una civetta civetta svolazzava in borghese vicino al gatto di trent un giorni, siamese più siamese meno, e ad un gatto a nove code; una coda la fa un ghepardo per avere almeno un tozzo di pane (Tozzo? Almeno sceglilo snello… ma tozzo…)
I coyote afoni provano il loro canto…
Da dentro una buca dello stagno di Utan Ibacoon Sudase da Pepeso, escono migliaia di Toperman, pantegane da guardia nere grandi bianche piccole insomma estremamente indecise. Una pancera stanca vecchia ma ancora con un bel portamento girovaga. Il puma sotto un Ibiscus sembra morto: ma è morto. Non ce l’ha fatto, o meglio l’ha fatta ma mentre la faceva non ce l’aveva fatta: forse adesso non era né all’inferno né in paradiso, sicuramente era in purgatorio (o in bagno).
Sono le 10. Il pappagallo merenda impazzisce, sono le quattro sono le quattro… il corvo del tè gli fa il verso: frega niente io aspetto le cinque frega niente io aspetto le cinque.
C’è una bella invasione di lucciole coi rispettivi clienti che si appartano negli anfratti della savana.
Garcia Lorca l’unico palmipede poeta rimasto decanta le sue liriche… Oh… oh.
(verso dei coyoti afoni ed altro da inventare al momento).
C’è un’invasione di cavalletti seguita da una di pittori e di tele e di pennelli… un’invasione di tutto: api upi cinciarelle pettirossi petti di pollo salsicce costolette agnello Pasquale, Genneriello…
Orsi glabri stanno correndo dietro a pavoni che vogliono farsi l’unica tacchina comunale proprio mentre attaccava gli ultimi manifesti agli alberi…
La tanta pioggia piega le betulle piantine un po’ idiote leccate dal vento che saliva saliva
(stava succedendo qualcosa).
Io volevo fare un furto non subire un massacro: caldo freddo cibo botto scoppi vecchi osta bara ora basta… in 40 anni non mi era mai capitato niente di così…
41 anni spesi male
Il primo l’ho passato a mangiare
il secondo l’ho passato a mangiare
il terzo a mangiare
il quarto a bere
il quinto a bere (eh avevo dell’arretrato)
il sesto lavanda gastrica
il settimo all’asilo l’ottavo all’asilo
il nono all’asilo
il decimo sono andato a prendere il nono all’asilo
l’undicesimo l’ho passato al bar
il dodicesimo tra bar e asilo
già da allora una vita d’inferno
più o meno come adesso mai per il verso giusto
mani tutti fermi in alto
scusaz… e giù botte in testa
Majorettes minorettes… le conosco tutte
animali che si rivoltano la natura che si ribella
Cos’è quella cosa che suda ma non ride idiota te e lui
Certo che con una madre pussana: mai azzeccato certe parole… Gnacatanapam gracatanapao
osta bara
a 13 anni ho fatto l’amore per la prima volta
a 14 anni per l’ultima
a 15 mi hanno regalato il motorino
a 16 ho fatto tutti gli incidenti possibili così dopo potevo girare sicuro
a 17 me l’hanno rubato
a 18 mi hanno comprato la macchina
a 19 l’ho venduta e con i soldi che ho ricavato mi sono comprato la cosa che desideravo di più al mondo: la macchina…
ah perché non sono un’aquila
… ma certo a forza di mangiare caramelle alla cipolla per togliere il sapore d’aglio i giorni che mangiavo molto cavolo…
Io sono sempre stato così anche adesso: dopo ogni alluvione faccio i fanghi ma credo anche nella sauna nell’insolenza e nell’insolazione danzo in the rain alle volte ballo spesso tremo. Vibro dimagrisco a vista d’occhio ma coi cannocchiali ingrasso…
Prendo il sole per darlo ai poveri Robin Hood della tintarella. Faccio il bagno nel brodo di gallina odio i sali ma anche il dado poi mi asciugo con accappatoi di piume: non uso mai il bidè: faccio la doccia capovolto.
Una vita di stenti e di istanti istanti? Istantissimi is is is…
Ho subito un processo un anno fa: il colpevole? Mai saputo… sotto il ponte di baracca però c’è Pierin che fa la cacca…
Ma che bel muciacioooo… non ne posso più
Dice il matrimonio è come il baccalà: a tredici anni non sei nessuno… saggezza schifosa terza età… ma viva la prevenzione… bisogna non farglieli arrivare…
Cani che parlano tuscé giraffe che parlano tusce tusce tuscendi dalle stelle o reste e vieni in una gropp Alfredo e Alberto…
mi sento pieno come una l’una
a 26 anni ho tagliato i pollici a mia moglie… scherzo riuscito…
a 27 l’ho lasciata e mi sono messo con Francesca e siccome ero presbite sono andato a Rimini a lei ho chiesto di andare a Pesaro per vedere se vedevo Francesca da Rimini…
a 28 anni ho comprato il mio primo paio di scarpe (scalzo per 28 anni)
a 30 mio padre sé strozzato chiudendosi una camicia di quando aveva dodici anni
a 31 l’abbiamo sepolto
a 32 l’abbiamo riesumato perché si nasce con la camicia ma morire no…
a 33 anni ho dormito fino a tardi
a 34 mi sono svegliato (o l’avevo detto fino a tardi…)
a 35 anni mi sono raso a zero per rafforzare i capelli
a 36 me li sono fatto crescere fino alle spalle per indebolirli
a 37 sono andato a pescare poi appena ho pescato un pesce l’ho lasciato libero perché era ancora vivo
a 38 anni ho salvato un uomo che stava annegando poi quando mi sono accorto che era ancora vivo l’ho ributtato in acqua
a 39 anni sono stato per tutto l’anno da uno psichiatra poi siccome non l’ho visto arrivare me ne sono andato
a 40 mi ha telefonato e mi ha detto che aveva trovato traffico ma io stavo già meglio
e adesso? Adesso sto bene mi sento di una intelligenza, di una perspicacia di una prontezza di una forza d’animo di una generosità di un altruismo e di un eclettismo che mi sentirei anche di imparare a contare fino a dieci e insegnarlo a qualcun altro senza stancarmi e senza chiedergli una lira…


Alessandro Bergonzoni, autore e attore teatrale, ha pubblicato “Le balene restino sedute” (Mondadori 1989), “Motivi di soddisfazione accampati nel deserto” (Lupetti 1992), “Il grande Fermo” (Garzanti 1995) e “Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa” (Bompiani 2005). Fra i suoi spettacoli, “È già mercoledì e io no” (1992), “Zius” (1997) e “Urge” (2010), scritto con Riccardo Rodolfi. Fa parte del comitato editoriale di Storie dal 1993.


“La fucina” è tratto da Storie 16/1995 – Il grande piede

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