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Approfondimenti

EX LIBRIS | 1/2016

Racconti, poesie e altre parole

PROSA Mary Caponegro | Emanuele Bevilacqua | Jennifer Koe
Angelo MereuAntonio CarnuccioFabio Cherubini

POESIA Michael Hogan | Silvia BreLois Michal Unger

LA FASE CRITICA La vera identità di Elena Ferrante? Un bene da proteggere, fino a ieri…
E Carver disse: “Chiamatemi Ray, per favore” | Il lavoro del poeta è segreto


A salvare i libri da una fine sicura ci pensa il professor Hugo Viro. “Un po’ Umberto Eco un po’ Indiana Jones… propone almeno una dozzina di sorprendenti modi di usare i libri”. [*] Possono diventare poltrone, ombrelli d’emergenza, barbecue, armi, ecc. Roba da tenerci su una conferenza come ne “La biblioteca di Fort Knox” di Emanuele Bevilacqua, (Theoria 1994 e poi in ristampa per Cooper nel 2006). Così l’oggetto libro non soltanto trova un’utilità concreta ma ritrova la prerogativa di dar vita a mondi fantastici, ad esempio quello in cui le fotomodelle proprio non possono fare a meno di Barthes, Balzac e compagnia…

 


SU LA TESTA, CLAUDIA!
di Emanuele Bevilacqua


Cari colleghi, signore e signori, vorrei ora riportare la vostra memoria agli anni ’40. Sì, certo, in quel decennio ne abbiamo viste di cotte e di crude e so bene che i più adulti presenti in sala collegano con immediatezza quel periodo alle visioni di guerra e ai dolori che tutti dovettero patire. Ma io voglio ricordare alcuni aspetti che mi consentono di proseguire nel rigoroso esame della tesi che tanto mi sta a cuore: perché i libri hanno ancora un futuro, malgrado le apparenze.

Seguitemi allora, vi prego, con la leggera disponibilità d’animo fino a ora dimostrata, perché altrimenti potreste sospettare un mio improvviso vaneggiamento.

Torno agli anni ’40 perché hanno visto la splendida esplosione delle pin up girl. Quelle splendide fanciulle, purtroppo su supporto cartaceo, che s’usava tenere in mostra sulle pareti domestiche.

Un sogno, un mito, un promemoria. Una fiaba perduta? Non direi che le pin up non si portano più. È che oggi hanno i minuti contati. Una volta stavano lì ferme sulla carta senza agitarsi (ahimè) per tanto tempo. Potevamo osservarle come si studia una mappa geografica. Calcolavamo quanto tempo occorreva per andare da un punto all’altro e quali i mezzi necessari. Quali i rischi e quali le opportunità. Era uno spasso. Molto di più che non sognare il “coast to coast” da Miami a Mendocino, dalla Florida di giù alla California di su.

Eravamo tutti primi della classe se la materia era la geografia dei desideri.

Erano serene le pin up e non mettevano ansia. Testimoni sorridenti di un mondo più prosperoso, quelle ragazzone ci permettevano di abbracciare le nostre fidanzatine magre magre senza perdere la speranza di un futuro migliore. Eravamo fedeli perché loro ci permettevano di esserlo. Stavano là, pazienti.

Oggi queste ragazze hanno una fretta dannata. Intanto non sorridono più, prendi Cindy, dall’alto della sua giunonica autorevolezza sembra che si lamenti ancora con noi delle prestazioni scarse di Richard, e Naomi, cuore di leopardo, se mostra i denti, non è certo per letizia, ma per sbranarti. Claudia fa certo parte dell’equipaggio di Star Trek, Venere sì, ma aliena. Non c’è in loro alcuna intenzione di crudeltà, ma devono correre sempre, a Parigi per una sfilata, poi un video con Madonna, e via a Houston per uno spot per la potente benzina texana.

Vanno comprese: è partita la clessidra che scandisce la durata del loro successo. La loro durezza è giustificata dalla legge di Warhol, un quarto d’ora di successo o poco più. Sono ospiti delle news a BBC 1, si parla di moda e i loro corpi fanno opinione. I corpi delle nostre pin up parlano senza sforzo e fanno soffrire quelli come noi che hanno dovuto studiare decenni per finire 30 secondi in TV, ma dopo mezzanotte.

Perfino le più sconosciute, le vedi su una doppia pagina di qualche rotocalco, vai in cerca di una puntina per fermarla, ma lei, zac scappa via. Due giorni dopo è a Cannes che corre per qualche Leone dorato. E a noi, vecchi e ingrigiti leoni, chi pensa più? Loro scappano con il primo principino che trovano. È garantito che ne trovano sempre uno. Ma quanti principi, quanti registi, quanti attori, quanti milionari (in dollari), esistono? Ho studiato il problema signori, e sono in grado di dare una risposta efficace. Essi sono tanti quante sono queste ragazze. Stanno in agguato questi bellimbusti e non ci lasciano più sognare.

Eppure queste giovani leonesse, come le loro affascinanti mamme degli anni quaranta, hanno molto a che vedere con il tema del nostro incontro. E molto hanno da insegnarci. Il loro rapporto con i libri è fortissimo e alla frequentazione con questi oggetti devono moltissimo del loro sex appeal magnetico.

Devo constatare che in sala lo scetticismo regna sovrano. C’è, mi pare, chi estasiato dalle visioni da me sprigionate è ormai nel paradiso terrestre virtuale, e chi, a sopracciglia arcuate, manifesta apertamente di non credere in quanto appena affermato.

Eppure signori io dico il vero. Il fascino segreto di queste ragguardevoli bellezze è sprigionato dal duro lavoro che esse fanno con i libri. Helena preferisce Roland Barthes: “la si può definire come un disturbo del senso”, le sue copie de “Il brusio della lingua” sono consumate. Le ha tenute sotto le ascelle così a lungo. Grazie a Barthes il suo movimento delle spalle è così calibrato, così carico di armonia, ma così strutturato, così rigoroso. E Claudia ha così tanto Balzac nella testa. Da lì vengono i suoi capricci irragionevoli, i suoi turbamenti istintivi, le sue audacie immotivate. Ma quella testa, come si muove maestosa! Così leggera e limpida, dopo aver sopportato tanta letteratura.

Come le loro nonne pin up le nostre amiche di oggi hanno imparato a muoversi combinando i passi della bossanova, della salsa, del rock’n’roll con dei buoni libri correttivi, in grado di contenere i gesti più sgraziati.

Queste ragazze sono da prendere ad esempio. Non vedete quanto sgradevoli siano i movimenti dei passanti, specie nelle metropoli contemporanee. Per non parlare delle penose e affannate movenze dei corridori nei nostri boulevard. Essi si immaginano atleti ma i loro movimenti accartocciati fanno pensare che abbiano appena subito un incidente serio, si affannano con le ginocchia a terra, o i polpacci alati, le piante dei piedi spazzolanti sull’asfalto crudele. Che pena. A tutti questi signori manca un buon rapporto con i libri. Ah quanto possono far bene i due volumi del Don Chisciotte della Mancia a costoro. Certamente si muoverebbero meglio e, non ne dubito, anche il loro rapporto con il mondo sarebbe meno folle e il loro Lime più robusto.


Emanuele Bevilacqua è editore, scrittore, docente universitario e giornalista. Oltre a “La Biblioteca di Fort Knox”, ha pubblicato “Guida alla beat generation” (Theoria 1994), “Beat & Be Bop” (Einaudi 1999) e il romanzo “Estate di Yul” (Leconte 2006). Fa parte del comitato editoriale di Storie dal 1995 e dirige la rivista pagina99.


“Su la testa, Claudia”, pubblicato su Storie n. 20/1996, è tratto da “La biblioteca di Fort Knox”
storie20

[*] La citazione è di Severino Cesari

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