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Storie magazine

3/2012 | COPIONI E COPISTI

LETTERATURA

Novelization: i romanzi che copiano il cinema

    Ci sono film tratti da romanzi ma anche romanzi tratti da
    film. Solo che nell’arte della trasposizione cinematografica
    non vale la proprietà commutativa e la ‘novelization’,
    cioè il ‘romanzamento’ di una pellicola, “non è operazione
    che possa assurgere a dignità letteraria”, avverte Kezich.
    Piuttosto, si tratta di una trovata commerciale mirata
    ad arrotondare gli incassi dei titoli di punta.
    Nient’altro che merchandising, insomma.


    Dall’articolo “Basta col romanzamento” di Tullio Kezich, pubblicato su “Sette/Corriere della Sera” n. 15/1993.

    “Ho ricevuto l’ennesimo romanzo ‘tratto da un film’ e rivolto un’accorata supplica a chi di dovere: questi finti libri, ve ne scongiuro, smettete di inviarmeli. Non valgono niente, portano via spazio sugli scaffali e non si leggono neanche per disperazione. Strana abitudine delle case editrici: quasi mai mi mandano i romanzi da cui sono tratti i film, devo sempre correre a comprarmeli e talvolta non si trovano neppure perché la sincronia fra le uscite al cinema e in libreria è tutt’altro che perfetta. Ma è giocoforza, se hai l’obbligo di valutare criticamente un’operazione artistica, conoscere il testo da quale è cominciata. A niente serve, invece, sciropparsi il resoconto affabulato di un film: se almeno pubblicassero le sceneggiature integrali, sarebbero le benvenute; ma la loro ‘novelization’ (il ‘romanzamento’) non è operazione che possa assurgere a dignità letteraria.

    Fa parte della ‘merchandise’ ovvero della mercanzia di ogni tipo (magliette, dolciumi, manifesti, oggettistica varia) che accompagna il lancio delle pellicole importanti arrotondandone i proventi. Rifletto con rammarico sulle fatiche inutili della signora Leonore Fleischer, che ha compilato le 222 pagine del non-libro ‘Eroe per caso’ tratto dalla sceneggiatura di David Webb Peoples per il film con Dustin Hoffman, sull’ulteriore spreco d’energie di Simona Ferrari che l’ha tradotto per Longanesi: non sarebbe più saggio applicare sforzi e talenti a scopi validi?”


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