rivista internazionale di cultura

Storie magazine

3/2012 | COPIONI E COPISTI

ARTE

Le finestre finte

    Singolare rarità nella storia dell’architettura,
    le finestre finte hanno inquietato e interrogato
    pochi studiosi. Al di là della scontata forza metaforica,
    queste false aperture sono all’origine di numerosi
    aneddoti della Roma più classica, e non soltanto.


    (Vania Colasanti) – Finestre mute, negate. Persiane socchiuse, dove la luce batte e si ferma. La tenda è bianca, appena un ricamo. Il vetro è accostato. Eppure i rumori di strada non fanno rumore, il sole non filtra. Suoni e colori salgono fino alle persiane spalancate del secondo piano e lì si fermano. Non possono entrare, il vetro è un muro troppo spesso, le tende hanno intarsi di cemento. Il palazzotto è in via di Campo Marzio, al numero 39, finestra-fintaangolo piazza San Lorenzo in Lucina. Ecco che Roma qui fa un’altra delle sue magie, tutto trucco e inganno. Ma ad opera d’arte.

    Via del Governo Vecchio 104. Giorno, notte, estate, inverno, alla finestra dell’ultimo piano c’è sempre affacciato Bartolomeo Dessi, con accanto il suo segretario. Sono trecento anni che il proprietario di casa se ne sta lì, immobile, a guardare, insieme al giovane, la storia scorrere per strada: prima le carrozze, poi le macchine, mentre il tempo si porta via i colori dell’intonaco, lasciando alla finestra un’immagine sbiadita. Anche le piume del pappagallo al piano di sotto, hanno perso colore. Solo un tempestivo restauro dell’affresco potrebbe scongiurarne la fine. Stesso tema al Palazzo dei Papi di Avignone, dove appesa a una finestra senza luce ci sta una gabbia con uccellini senza voce.

    “Le finestre finte – spiega il critico Maurizio Marini – sono sempre esistite. Rispondevano ad un preciso ordine visivo, dovevano rendere armonica l’immagine di una facciata. Eppure possiamo constatare che in secoli ricchi, come il Cinquecento e il Seicento, le finestre cieche avevano lo stipite di travertino ed erano decorate con resistenti affreschi. Mentre per tutto il Settecento e l’Ottocento si arriva a dipingere persino il battente, non più di marmo. Così come l’intonaco, che doveva simulare persiane o tende (all’epoca in pergamena), cede il posto ad una più sbrigativa pittura”.

    Ma c’è una finestra cieca che è doppiamente dipinta e a cui Maurizio Marini è molto legato. Anche questa ha i vetri oscurati ma non si trova per strada. Si affaccia infatti all’interno di un famoso quadro. È nella “Vocazione di San Matteo” che Caravaggio ritrae sullo sfondo una finestra cieca. La luce che illumina la scena non filtra dalle sue ante ma entra con la figura di Cristo, rischiarando i personaggi e dando luce alla finestra stessa.

    Certosa di Pavia, interno della basilica. Alla finestra della navata destra ecco affacciarsi un frate certosino. Se ne sta col gomito poggiato al davanzale, l’aria è di chi osserva la scena dall’alto. Questa volta l’opera, incorniciata da una bifora in marmo, ha addirittura una firma: Jacopino De Mottis, l’artista che nell’ultimo decennio del XV secolo aiutò Ambrogio Borgognone a realizzare le decorazioni pittoriche all’interno della basilica.

    Ci sono poi le false vetrate della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma. Qui il dipinto non simula i vetri di una finestra finta, ma crea addirittura una cupola che non c’è. Ed è da quest’incredibile opera immaginaria del gesuita Andrea Pozzo che un’immaginaria luce filtra da finte vetrate ed illumina solo con il colore l’interno della chiesa. Nessuno può pensare, osservando la cupola dal basso, che la calotta in realtà non esiste, che si tratta solo di una tela dipinta di 13 metri di diametro, completamente piatta, in grado di creare un abilissimo gioco prospettico. Non c’erano soldi per costruire una cupola vera e allora nel 1685 ci si limitò a dipingere la volta, le vetrate e persino la luce.

    sant-ignazio-roma-falsa-cupola-pozzo

    “Ci sono poi le false vetrate della chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma. Qui il dipinto non simula i vetri di una finestra finta, ma crea addirittura una cupola che non c’è. Ed è da quest’incredibile opera immaginaria del gesuita Andrea Pozzo che un’immaginaria luce filtra da finte vetrate ed illumina solo con il colore l’interno della chiesa”

    “Se un tempo per la decorazione delle finestre finte si usava la tecnica dell’affresco perché più resistente agli agenti atmosferici – spiega la restauratrice Sandra Varca – oggi, quelle stesse decorazioni vengono eseguite con colori acrilici e meno spesso ad olio. Mentre per le finestre cieche in interno si può anche utilizzare la tecnica a tempera dato che non comporta rischi per il colore. Ci sono poi le finestre trompe-l’oeil, come alla villa Farnesina in Trastevere, dove alcuni dipinti alle pareti interne imitano paesaggi e scorci panoramici reali. Sono moltissime le facciate dei palazzi del centro storico, in città italiane e non, che vedono alternarsi vere persiane in legno a verdi persiane fatte col pennello. Tanto che a volte è difficile riconoscere una finestra vera da una finta”.

    Isola Tiberina, torre dei Caetani. Una finestrella si affaccia sul Tevere. Dal ponte, si scorge una donna, il volto è bianco come il marmo, i capelli e gli occhi sono scuri. La scultura alla finestra finta sembra sia un frammento di epoca romana. Il resto è solo leggenda: nel medioevo una donna sarebbe stata murata viva nella torre e quella finestrella vorrebbe ricordarla.

    Ancora Roma, quartiere San Lorenzo. Ancora una finestra scolpita nel marmo che qui chiude i battenti al cimitero del Verano. Al davanzale di un vecchio palazzotto, al 205 di via Tiburtina, tre personaggi di pietra si affacciano insieme alla morte. Anche le tende sono in marmo. Chissà cosa succedeva un tempo all’interno di quella casa e chi erano quei tre alla finestra: quell’uomo, quella coppia e quel teschio col cappello nel mezzo. I cipressi sullo sfondo, la luna e quattro fantasmi di pietra alla finestra.


    “Le finestre finte” è tratto da Storie 5/1993 – Le idee fisse
    storie5


    A FUOCO | l'eccezione

    Storie online: cultura dall'Italia e dal mondo. Ogni giorno

    error: