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Storie magazine

3/2012 | COPIONI E COPISTI

ARTE

Falsi: Elmyr De Hory ha copiato o è stato copiato?

    I falsari sono spesso artisti talentuosi che, non
    essendo riusciti a conquistare la pole-position
    nel
    circuito dell’arte, hanno ripiegato sulla redditizia
    attività
    di “sofisticatori”. Dal momento che la domanda
    di opere di artisti quotati, da parte di collezionisti e
    speculatori, supera di molto l’offerta, falsi e falsari
    proliferano, spesso indisturbati. Lo sapeva bene
    un certo Elmyr De Hory, contraffattore seriale e anche
    emblematico personaggio, nella parte di se stesso,
    di “F for Fake”, testamento cinematografico wellesiano
    e rapsodica riflessione sull’essenza illusoria dell’arte


    (Gabriella Montanari) – Tempo fa si è svolto a Torino un convegno sull’applicazione del diritto d’autore all’arte contemporanea: “Copyright o right to copy?”. La risposta sorge spontanea: certo che si può copiare, a condizione di non firmare con il nome d’altri. La frode scatta nel momento in cui si creano e si vendono opere falsamente attribuite ad artisti la cui produzione ha un certo o un notevole valore.

    de-hory-welles

    Elmyr de Hory (a destra) con Orson Welles nel 1972. Dell’anno successivo è “F for Fake”, testamento cinematografico wellesiano e rapsodica riflessione sull’essenza illusoria dell’arte. Il film presenta vari personaggi nella parte di se stessi, ciascuno a suo modo depositario di chimeriche verità o sofisticate bugie. Tra questi, lo stesso de Hory e Clifford Irving, falsario di biografie nonché suo biografo (Irving è autore di “Fake! La vera storia di Elmyr de Hory, il più grande falsario di tutti i tempi”, Lupetti 2011).

    I falsari sono spesso artisti talentuosi che, non essendo riusciti a conquistare la pole-position nel circuito dell’arte, hanno ripiegato sulla redditizia attività di “sofisticatori”. Si proclamano innocenti e vien voglia di credere loro. In fondo non sono che i pesci piccoli di quella catena alimentar(t)e in cima alla quale troneggia il più temibile dei predatori: il mercato.

    La domanda di opere di artisti quotati, da parte di collezionisti e speculatori, supera di molto l’offerta e apre il varco alla proliferazione dei falsi. Non serve essere del mestiere per rendersi conto che è tutto un “magna magna”, grazie anche alla complicità di gallerie e case d’asta che non di rado chiudono un occhio davanti ai sempre più frequenti casi di vendita di falsi. Incompetenza degli esperti? Semplice sovraccarico di lavoro? Concediamo loro il dubbio della buona fede. Resta il fatto che non sono in pochi ad essersi aggiudicati, con tanto di certificato e perizia, degli autentici falsi Picasso, Dalì e Giacometti.

    Ma almeno, a volte, c’è una giustizia divina. Ai coniugi Pinault (sì, quel François di Punta della Dogana e Palazzo Grassi) sono voluti dieci anni per ottenere il rimborso di 800.000 euro per l’acquisizione, presso il parigino Hôtel Drouot, di una statua di Sesostris III, rivelatasi poi posteriore al regno del suddetto faraone. E si parla di Pinault, il proprietario di Christie’s, la più importante casa d’aste, mica di uno sprovveduto Pinco Pallino…

    Il colmo dei colmi? Si chiamava Elmyr De Hory, pittore ungherese divenuto uno dei più rinomati falsari al mondo. Riuscì a vendere, a gallerie e persino a musei, più di mille falsi Picasso, Modigliani e Matisse, senza mai incorrere in una condanna per frode. Dopo la sua morte nel 1976, i suoi falsi iniziarono ad andare a ruba fino ad essere contraffatti e dare vita ai “falsi dei falsi De Hory”. Meglio non pensare quanto ancora se la stia ridendo da lassù… o laggiù.


    Guarda il trailer di “F for Fake” realizzato da Welles nel 1976 per la distribuzione americana del film:


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